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Come muovere i primi passi nel mondo del lavoro, conoscere il mercato e coglierne le opportunità. Una guida efficace per cercare il primo lavoro o il ricollocamento professionale.

TEST
Misura la tua leadership!
Cercare lavoro. Sai come fare?
Sai prendere le decisioni?
Sai gestire il tempo?
Curriculum vitae: sai valorizzarti al meglio?
Qual è l'impresa giusta per te?
Sai tener testa alle difficoltà?

QUIZ
- Lo stage. Sai sfruttarlo al meglio?
- Collocamento obbligatorio: conosci i tuoi diritti?
- Vecchi e nuovi contratti. Sai come funzionano?
- Lavoro. Conosci i tuoi diritti?
- Lavorare in Italia. Conosci le regole?
- Over 40 a colloquio!
- Maternità. Conosci i tuoi diritti di lavoratrice?

ESERCITAZIONI
- Curriculum vitae
- Colloquio di lavoro
- Business plan
- Sviluppo del potenziale
- Progetto professionale
- Bilancio di competenze

DOSSIER
- Il lavoro dopo la laurea
- Il lavoro sommerso
- e-Commerce
- Percorsi - Imparare l'informatica
- Percorsi - Imparare le lingue
- Il lavoro delle donne
- Borsa nazionale del lavoro
- Qualità della vita
- La ricchezza del territorio italiano
- Infortuni sul lavoro

La ricerca del lavoro
POTENZIALITA' > IL BILANCIO > INDICAZIONI DI BASE > I CANALI PER TROVARE LAVORO > L'IMPORTANZA DEL PASSAPAROLA > QUANTO TEMPO PER UN LAVORO? > MUOVERSI PER LAVORO > LAVORO DEL LAUREATO > CURRICULUM VITAE: GLI ERRORI PIU' FREQUENTI > «JOB CLUB» O CLUB DEL LAVORO > CE L'HAI IL PARACADUTE? > EXCELSIOR: PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI PER IL 2010 >


POTENZIALITA'

Le aziende ricercano sempre persone che hanno maturato esperienze professionali. Fossero anche minime, ma si rivolgono a chi "già sa fare qualcosa".
E cosa deve fare allora chi non ha mai lavorato? E' una domanda che ci viene rivolta da tanti giovani alla ricerca del primo lavoro.
"Sono in grado di fare tutto, non sono in grado di fare nulla." Ecco gli estremi fra cui oscilla chi ha terminato gli studi e si rivolge al mercato del lavoro. Forse conviene fare il punto della propria storia per identificare quali conoscenze/competenze sono trasferibili (e con quali "aggiustamenti") nel mondo del lavoro.

 

Le domanda/stimolo che vi proponiamo per indagare le vostre potenzialità sono:

1) Innanzitutto. Quali sono le vostre conoscenze reali? Quali derivano dagli studi universitari e scolastici. Quali da corsi e letture. Quali sviluppate grazie ai vostri interessi e hobby

2) Sapete fare concretamente qualcosa anche manualmente?

3) Avete avuto esperienze seppur minime di lavoro? Quali i compiti, quale il contesto? Si trattava di un lavoro di gruppo o individuale? Che cosa avete imparato?

4) Di cosa vi siete occupati durante il servizio civile o militare? Quali i compiti e il ruolo? Come questi si possono trasferire nella vita lavorativa civile?

5) Siete impiegati socialmente o politicamente? Anche in questo caso valutate quali sono i vostri compiti e come queste vostre competenze possono essere trasferite.

6) Avete capacità relazionali? Quando e come le avete sperimentate

7) Sapete organizzare?

8) Siete in grado di lavorare senza una guida?

9) E per ultimo: che immagine vi rimandano le persone con le quali entrate in contatto?

Data: 16/01/2007
Fonte: Redazione

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IL BILANCIO

Per rivolgersi con efficacia al mercato del lavoro è indispensabile analizzare nel dettaglio il bagaglio di competenze già acquisite per essere pienamente consapevoli delle proprie capacità e potenzialità e quindi poter valutare, di conseguenza, il percorso professionale e di carriera più coerente con la propria esperienza oppure l'eventuale distanza fra il proprio "patrimonio professionale" e la posizione a cui si aspira.
Per potere fare il punto sulla propria storia professionale occorre riflettere accuratamente sulle esperienze maturate e soffermarsi a considerare diversi elementi .

Ecco alcuni spunti

1. L'area professionale In quale area professionale si è operato?. E' sempre stata la stessa oppure in quali altri contesti ci si è inseriti ? Quali gli eventuali collegamenti e coerenze fra le diverse aree osservate?.

2. Il settore di attività Si è sempre operato nello stesso settore? Se si, quali sono i punti di forza e debolezza dell' aver maturato una esperienza "monosettoriale". Nel caso invece si sia operato in contesti diversi quali i vantaggi di una esperienza diversificata?

3. Gli obiettivi e finalità delle posizioni ricoperte Descrivete nel dettaglio i contenuti delle posizioni che avete ricoperto e considerate per ciascuna i principali obiettivi e finalità. Fate il punto anche sui principali progetti affrontati e sulle relative criticità gestionali e professionali.

4. Le aree interfacciate Quali sono state le altre funzioni o aree professionali con le quali siete entrati in contatto? Riflettete sui specifici progetti e esaminate le competenze trasversali che avete sviluppato.

5. Le competenze tecniche Quali sono state le principali conoscenze tecniche o tecnologiche che avete sviluppato? In quali contesti?

6. Le competenze manageriali più in generale

7. Le capacità interpersonali Avete gestito una struttura un gruppo di lavoro? Avete coordinato persone esterne, avete coinvolto persone su vostri obiettivi?

Data: 16/01/2007
Fonte: Redazione

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INDICAZIONI DI BASE

Le attività consigliabili e necessarie al fine di trovare lavoro possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

- rivolgersi al Centro per l'impiego di propria competenza territoriale, per iscriversi alle liste di collocamento ma anche per godere dei numerosi servizi che queste strutture possono offrire (colloqui individuali, bilancio di competenze, orientamento alla formazione ecc...)

- fare domanda diretta alle Amministrazioni pubbliche che assumono a termine, per avere temporanea entrata, come ad. es., presso l'Ente Poste;

- informarsi sui concorsi reperibili sul Bollettino ufficiale regionale, sulla Gazzetta Ufficiale (pubblicata il martedì e il venerdì) e sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità europea (pubblicata mensilmente);

- consultare le banche dati ed elenchi di aziende e cooperative presso le Associazioni degli imprenditori territoriali e presso le associazioni cooperative oppure presso la Camera di commercio o consultando il Career book di Somedia;

- consultare gli elenchi dove risultano le richieste di contratto formazione, presso i centri di formazione/orientamento per disoccupati presenti sul territorio;

- informarsi sulle opportunità di lavoro stagionale o temporaneo, su stages di studio o di lavoro all'estero, e su ulteriori possibilità formative.

Potrà rivelarsi molto utile creare una mappa delle attività produttive della zona in cui si sta cercando lavoro e rispondere alle inserzioni o proporre la propria autocandidatura.
In ogni caso è bene ricordare alcuni consigli:

- non inviare curriculum a pioggia, ovunque e a chiunque, senza un destinatario preciso, ma individua i settori e le aziende che possono prenderti in considerazione. Valuta bene, quindi, gli interessi, le aspirazioni, le capacità; misura le possibilità che spostarti, di viaggiare, di disporre di mezzi di locomozione propri;

- informarsi: leggere le inserzioni di “offerta lavoro” pubblicate da diversi giornali; contattare amici, parenti e conoscenti;

- usare un’agenda per elencare le persone contattate, i numeri di telefono, l’ora e il giorno della chiamata, l’esito del contatto, eventuali note.

Se vissuta in solitudine, la ricerca del lavoro ha notevoli aspetti demoralizzanti. Riuscire a confrontarsi con altri e non affidare la ricerca al caso sono due antidoti alla demoralizzazione ed all'esclusione. Tutto questo significa uscire di casa, partecipare, costruire reti di relazione con gli altri. Più relazione significa maggiori opportunità di trovare lavoro.
L'associazionismo e la mutualità possono essere percorsi concreti per vivere la ricerca del lavoro in modo meno escludente, per imparare ad affrontare la ricerca di lavoro con metodo. E' necessario pertanto organizzarsi, preparare l'attività, ponendosi degli obiettivi, altrimenti non si può essere efficienti.

Data: 16/01/2007
Fonte: Redazione

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I CANALI PER TROVARE LAVORO

Il Rapporto Isfol 2008 ha analizzando l’utilizzo dei diversi canali di inserimento lavorativo facendo emergere due profili di utenze, quelle relative ai Centri per l’impiego (Cpi) e quelle del canale informale. Nel primo caso si tratta delle persone più in difficoltà: donne, utenti ricorsivi, individui non più giovanissimi, con istruzione medio bassa e modeste rete familiari, ecc.
I Cpi - così come i concorsi pubblici - svolgono ancora un importante ruolo di inserimento nel Mezzogiorno ed interessano prevalentemente il segmento femminile, mentre il ricorso alle società di somministrazione riguarda soprattutto i giovani con meno di 30 anni.

Incidenza di alcuni canali d’ingresso nel mercato del lavoro (val. %)

Canali
Totale
% al Sud
% diploma e laurea del padre
Società di ricerca e selezione
0,4
23,0
47,7
Agenzie interinali
1,8
17,2
23,8
Cpi o servizi pubblici
3,2
27,1
12,9
Contatti sul lavoro
8,0
24,0
23,4
Avvio di attività in proprio
13,2
30,8
19,2
Concorsi pubblici
19,3
37,7
25,4
Amici, parenti, conoscenti
30,1
28,9
16,2
Fonte: Isfol Plus 2006

Venendo all’intermediazione informale, essa continua a rappresentare in Italia la modalità principale per trovare un lavoro, soprattutto nelle aziende più piccole. Tale canale è stato spesso identificato nei termini di uno strumento che migliora il match tra domanda e offerta di lavoro. Indagini più recenti mostrano tuttavia un fenomeno che merita di essere evidenziato: le persone che entrano nel mercato del lavoro attraverso contatti informali ricevono in media redditi più bassi.
In pratica, la scelta di abbreviare i tempi di ricerca grazie ad amici e parenti crea il rischio di rimanere “intrappolati” in occupazioni in cui si guadagna di meno di quanto si potrebbe, a causa della mancata corrispondenza tra le caratteristiche possedute dal lavoratore e le peculiarità richieste dalla professione.
Se Cpi ed agenzie interinali presentano livelli retributivi medi inferiori rispetto all’informale, risultano invece più redditizi i contatti generati in precedenti ambiti lavorativi, i concorsi pubblici, l’intermediazione della scuola e la lettura di annunci su stampa.

Da oltre 20 anni l’Isfol conduce un’indagine sulle offerte di lavoro qualificato pubblicate sui principali quotidiani nazionali. Nel 2007 tale richiesta mediante inserzioni “a modulo” ha subito un forte calo, con una variazione negativa su base annua pari al 10,3%; valore che si raddoppia nel caso di offerte con sede nel Mezzogiorno.
Le inserzioni riguardano per il 40% il Centro, circoscrizione che segna il suo valore più alto degli ultimi 4 anni (mentre nelle Regioni settentrionali si ha il livello più basso dal 1994).
La professione più ricercata nel 2007 è quella dell’operaio, passando dal terzo al primo posto (con un incremento del 16,9%), seguita a poche unità dall’agente (che viceversa ha subito una contrazione superiore al 18%). La professione più ricercata nel 2006, cioè il venditore, fa registrare un calo del 25%, scivolando in terza posizione.
In caduta anche la richiesta di operatori di call center, finita al quinto posto, con un dimezzamento rispetto all’anno precedente. A livello settoriale appare marcata la crescita relativa alle imprese tessili, di abbigliamento, cuoio e pelli (+40,2%); mentre il comparto industriale registra pesanti flessioni (-12,1%). Calo del 13,3% per i servizi, che rimangono comunque il settore con più richieste.

La gestione e il monitoraggio del mercato del lavoro avviene attualmente mediante tre diverse reti informative separate: i Sistemi Informativi Lavoro Regionali (SIL-R), la Borsa Continua Nazionale del Lavoro (BCNL) e il sistema delle Comunicazioni Obbligatorie.
L’analisi dei dati relativi all’indagine nazionale censuaria sui Centri per l’impiego ha restituito un quadro caratterizzato da una scarsa integrazione tra questi tre diversi sistemi, chiamati a gestire segmenti distinti del processo di trattamento delle informazioni.
Tuttavia, un importante volano per la riorganizzazione della rete informativa è stata la definizione degli standard e delle regole per l’effettuazione delle Comunicazioni Obbligatorie, che ha reso più concreto il percorso verso un sistema effettivamente in grado di monitorare il mercato del lavoro.

Consulta la versione completa della sintesi del Rapporto Isfol 2008.

Tratto da: Rapporto Isfol 2008 - Sintesi.

Data: 12/01/2009
Fonte: Redazione

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L'IMPORTANZA DEL PASSAPAROLA

La conoscenza di prima mano è il canale di assunzione più diffuso soprattutto tra le aziende con meno di 50 dipendenti (lo dichiara il 41,2% degli intervistati) anche se rispetto al 2008 la crescita più significativa si registra nella fascia di imprese tra 50 e 249 dipendenti (4,2 punti percentuali in più).
A livello territoriale, la conoscenza diretta è il mezzo più usato al Sud (48% il dato medio relativo a queste regioni) anche se, nel confronto con l'anno passato, l'area in cui si è rafforzata di più questa tendenza risulta essere il Centro (5,1 punti in più).
Alla conoscenza diretta si aggiunge - tra gli strumenti interni alle aziende e dunque considerati più affidabili - quello delle banche dati e dei curricula quale serbatoio privilegiato di profili a cui attingere per un'eventuale assunzione: il 24,7% delle imprese lo segnala come canale principale, a dimostrazione che un curriculum vitae articolato e ben scritto può aprire ai giovani la strada per il lavoro nel settore privato.
Un'opportunità che cresce con il crescere della dimensione d'impresa, visto che in quelle con più di 50 dipendenti il ricorso ai curricula è la regola tra il 47,4% e il 50,9% dei casi.
Il "passa parola", ovvero la segnalazione di fornitori, clienti o altri conoscenti, si addice invece alle imprese più piccole anche se, nell'ultimo anno, il suo appeal sembra essersi leggermente appannato: vi ricorre il 15,1% nel complesso (-1,5 punti rispetto al 2008) e il 16,6% delle micro-imprese con meno di 10 dipendenti (-1,7).
Sommando insieme queste tre categorie si scopre che, al momento di assumere una nuova risorsa, oltre il 78,5% delle imprese (1,4 punti percentuali in più rispetto al 2008) parte da chi si conosce direttamente o si ha già in casa, oppure da candidati che hanno saputo presentarsi in modo efficace.

Meno utilizzati, anche nel 2009, i canali di selezione "formali" (centri per l'impiego, società di somministrazione lavoro temporaneo, società di selezione e associazioni di categoria), verso i quali si rivolge nel complesso solamente l'11% delle imprese.
Sommando anche gli annunci sulla stampa, Internet e le residue modalità segnalate dalle imprese, il ricorso delle aziende a risorse esterne supera di poco il 20%: come dire che solo un'assunzione su cinque si concretizza attraverso questi canali, utilizzati di gran lunga soprattutto dalle imprese medio-grandi del Nord-Ovest e del Nord-Est.
Osservando il confronto con il 2008, i dati dell'indagine di quest'anno segnalano poi una riduzione generalizzata del ricorso ai centri per l'impiego, a prescindere dalla dimensione dell'impresa, dal settore di attività e dalla sua localizzazione geografica.
Una conferma che il sistema pubblico per l'incontro di domanda e offerta di lavoro - nonostante i progressi compiuti soprattutto in alcune regioni del Centro-Nord - riesce a soddisfare una quota sempre più ridotta della domanda delle imprese.
Sul versante privato, il ruolo delle organizzazioni presenti sul mercato del lavoro (anche in relazione ai costi che tali servizi professionali di recruiting comportano) appare invece concentrato su target ristretti di imprese, preferibilmente di medio-grandi dimensioni, e generalmente in vista della selezione di professionalità di alto profilo.
Alla luce dell'attuale struttura del mercato del lavoro italiano - e delle preferenze espresse dalle imprese quanto ai canali di selezione - appare dunque importante qualificare sempre meglio i canali prevalentemente usati dalle piccole imprese - quali la conoscenza diretta - sviluppando azioni ancora più incisive in favore di un allargamento delle opportunità di ingresso in azienda attraverso stage, tirocini e apprendistato.

Consulta tutti i dati del Sistema Informativo Excelsior 2009.

Data: 14/09/2009
Fonte: Unioncamere

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QUANTO TEMPO PER UN LAVORO?

Si impiega sempre più tempo per venire fuori da quella specie di trappola che è il non-lavoro. Cercare un'occupazione pare essere divenuta un’impresa sempre più ardua e dall'esito incerto. E se è vero che diminuisce in Italia il numero dei disoccupati (una riduzione di quasi centomila unità in un anno) è come se ora spettasse a un minor numero di persone il compito di portare sulle proprie spalle lo stesso peso di prima. Il peso della disoccupazione italiana.
Nell’ultimo anno è aumentata la quota di chi, privo di impiego, è alla ricerca di lavoro da almeno sette mesi.
Nel 2005 la percentuale di chi cerca un impiego da almeno sette mesi è arrivata al 58,5 per cento del totale dei "senza lavoro". Nel 2004 era del 57,7 per cento (vedi tabella).
E’ diminuita al contrario la quota di chi è alla ricerca di un impiego da meno di sei mesi (dal 36,4 % al 34,7). I dati sono quelli pubblicati dal Rapporto del Mercato del Lavoro del Cnel che ha elaborato i dati Istat della rilevazione continua sulle forze lavoro.

L'Italia rimane così tra i paesi Ocse con la più elevata percentuale dei "senza lavoro" di lunga durata (senza un impiego da almeno dodici mesi) preceduta solo da Repubblica Ceca, Germania, Grecia e Slovacchia. Senza dire che, nonostante un parziale miglioramento, le differenze territoriali tra Nord e Sud rimangono acute: al Sud il 46,2 per cento di chi cerca lavoro è in questa condizione da più di un anno mentre al Nord (24,4%) e al Centro (33,1%) la quota è significativamente inferiore.
Dai dati dell’indagine Isfol-Plus, curata da Emiliano Mandrone e Debora Radicchia, si desume che sono soprattutto le donne e gli "over 40" a impiegare più tempo per trovare un’opportunità lavorativa. Se si guarda ai dati - relativi a chi è attualmente non occupato - ci si accorge che le donne si sono messe alla ricerca di un lavoro in media da 15 mesi (contro i 12 mesi degli uomini) e che per gli "over 40" si superano i 17 mesi.
I tempi di ricerca sono minori per i giovani "under 30 (11,7 mesi) mentre al di sopra della media anche i tempi di ricerca dei 30-39enni (15,5 mesi). Ma come cercano lavoro gli italiani e come offrono lavoro le imprese? Spesso si utilizza più di un canale. Ma più di ogni cosa ci si affida alle reti sociali e informali. Ovvero amici, parenti, conoscenti ed ex-colleghi. Lo confermano un poco tutte le ricerche. Da Unioncamere a Confindustria, Istat e Isfol.
"Stanno aumentando i canali che fanno intermediazione informale - ci ha detto Emiliano Mandrone, ricercatore Isfol e responsabile indagine Plus - Così si riduce l’efficacia dell’intermediazione. Non sempre le persone più adatte vengono prese. Spesso i posti sono saturati da persone che vengono selezionate informalmente e le posizioni più importanti e di vertice non sono più a disposizione e si crea una sottooccupazione per le persone più brave e una sovraoccupazione per le persone spesso meno capaci.
Questo crea una debolezza nelle strategie delle aziende che spesso sono indietro e non sono troppo pronte anche perché utilizzano una organizzazione del lavoro impiantata quindici o venti anni fa."

Secondo i dati di Unioncamere, nel 2006 il 72,2 per cento delle imprese con meno di nove dipendenti utilizza la conoscenza diretta e le segnalazioni di conoscenti e fornitori per la ricerca e la selezione del personale.
La quota scende al 36,8 per cento quando si tratta di imprese medie (50-249 dipendenti), al 30,5% per imprese fino a 500 dipendenti e diventa quasi irrilevante (21,9%) per aziende oltre i 500 dipendenti. Chi difende i canali informali afferma che grazie al fatto di conoscere una persona si riesce anche a fare scelte più efficienti. Ma forse non è delegando alle relazioni personali il compito di diffondere le informazioni che si può migliorare il "dialogo" tra i diversi operatori sul mercato.
I mezzi utilizzati variano in maniera significativa al variare della condizione sul mercato del lavoro. I centri per l'impiego sono utilizzati da meno del 7% degli occupati (elaborazioni Cnel) e quasi da un terzo dei disoccupati. Se si guarda a chi lavora già, si scopre che, dati Isfol, sono i più giovani ad utilizzare gli amici e i parenti mentre per chi ha più di cinquant’anni è il canale "formale" dei concorsi pubblici ad essere stato il percorso più utilizzato per trovare lavoro.
Quanto alla scomposizione per titoli ci si accorge che sono soprattutto le persone in possesso di un livello di istruzione medio inferiore a ricorrere al canale informale mentre quello dei concorsi pubblici è quello più utilizzato da chi ha livello di istruzione superiori. Secondo i dati di Almalaurea i laureati entrano sul mercato sul lavoro soprattutto grazie all’iniziativa personale (il 34,3%) mentre fanno ricorso alle segnalazioni di parenti e amici il 13,3 per cento.
Importanza crescente sembrano assumere per questo segmento le agenzie di lavoro interinale e l’avvio di un’attività autonoma.

Quanto alla tipologia dei contratti ottenuti al variare dei canali utilizzati, il canale che - secondo i dati Isfol - ha maggiore probabilità di portare a un contratto a tempo indeterminato (oltre ai concorsi) sono le autocandidature e i servizi pubblici mentre il canale informale ci riesce con minore frequenza.
Sempre più spesso i lavoratori si trovano di fronte a frequenti passaggi tra due impieghi o tra l'impiego e la sua perdita. E' necessario predisporre per loro, prima di tutto, una formazione permanente.
E' necessario - come dice il sociologo e storico Robert Castel - "concepire una batteria di 'diritti di transizione' aperti ai lavoratori in modo che una serie di tappe non lavorative ma socialmente segnalate diventino parte integrante di una carriera professionale invece che interromperla."

Data: 16/01/2007
Fonte: la Repubblica

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MUOVERSI PER LAVORO

Eppur si muovono. Pur di entrare nel mondo del lavoro, i ragazzi e le ragazze italiane che cercano lavoro sono pronti a cambiare città o nazione. E lo fanno sempre più spesso. A dispetto della convinzione di chi li vuole poco disposti a lasciare la propria città di origine, a dispetto di chi li vede legati in maniera eccessiva alla propria famiglia. Basta ascoltare le loro storie per capire che, da qualche anno a questa parte, qualcosa è cambiato davvero.
L'evidenza delle mutate propensioni dei giovani arriva dall'indagine "Giovani e mercato del lavoro" realizzata dal dipartimento di scienze demografiche della Sapienza di Roma, insieme all'Isfol, che ha ascoltato i giovani (con questionari e interviste) di un'età compresa tra i 20 e i 34 anni di grani e piccoli comuni italiani.
"Quando io e i miei collaboratori - ci ha detto Antonio Golini, docente di Demografia della Sapienza e coordinatore dell'indagine a cui hanno partecipato per la parte sulla mobilità Paola Vittori, Raffaella Iacoucci, Cristiano Marini e Cecilia Reynaud - abbiamo costruito il questionario avevamo in testa l'idea che da parte dei giovani ci fosse poca propensione a spostarsi. Poi quando abbiamo visto i risultati ci siamo accorti che le cose non stanno così. Quelli che non vogliono spostarsi e vogliono un lavoro solo nel proprio comune sono solo il 28%. Questo vuole dire che il 72 per cento è disposto a muoversi. E' un buon segno sia a livello individuale sia a livello collettivo."


Tra questi giovani pronti a "migrare" e a mettersi in gioco, quelli disposti a muoversi anche fuori dai confini nazionali sono quasi un quarto delle ragazze e dei ragazzi che cercano lavoro. Il 21,9 per cento di loro sarebbe disposto a muoversi in un comune diverso da quello in cui vive pur di rientrare nel fine settimana. Il 44,6 è pronto a lavorare in un'altra città ma a condizione di rientrare in serata. Il 31,5 per cento è disposto ad accettare un impiego ovunque in Italia senza porsi alcun vincolo.
Se si analizzano le differenze di genere, ci si accorge che sono soprattutto i ragazzi, più delle ragazze, a mostrarsi propensi a lasciare la propria città d'origine. Quanto alle ragioni, è soprattutto per la retribuzione ma anche per cercare di raggiungere maggiore stabilità e sicurezza del lavoro o anche per avere accesso a migliori opportunità di carriera.
Seppure è vero che la disponibilità a muoversi, a lasciare la propria città, è da accogliere come un elemento positivo che rende più agevole l'incontro della domanda e dell'offerta di lavoro, allo stesso tempo però è anche il segno di un disagio nei confronti del mondo delle imprese che con crescente difficoltà paiono in grado di offrire ai giovani qualcosa senza che questi ultimi vengano chiamati a sostenere sacrifici in prima persona. Tanto che tra i giovani che lavorano, la gran parte di loro non sono disposti a un cambiamento di città mentre il 6,1% lo farebbe per necessità e il 2,3% per scelta. Soprattutto perché vogliono rimanere legati al proprio territorio.
Mentre per le donne già occupate, le motivazioni a tenerle legate alla propria città rimandano soprattutto ai legami familiari.


Dai dati dell'indagine si ricava che solo il 43 per cento degli "under 35" lavora con un regolare rapporto di lavoro mentre il restante si redistribuisce tra chi ha svolge un lavoro autonomo (il 18%), chi lavora ma senza un regolare rapporto di lavoro (il 6%), chi sta seguendo un corso di formazione (l'8%), chi cerca un impiego (il 14%) e chi non cerca neppure un impiego (il 18%).
In questi ultimi anni molti giovani, spesso laureati e di alto profilo, stanno sperimentando una specie di emigrazione forzosa determinata dalla necessità di trovare un impiego. Vicino o lontano che sia. Per qualcuno sembra che il lavoro sia più "lontano" di altri.
Si vedano ad esempio i dati di AlmaLaurea relativi ai laureati che hanno trovato impiego. Al Nord il 94% dei laureati ha trovato un impiego nella stessa provincia in cui ha studiato mentre riesce a fare lo stesso solo il 65% dei neolaureati del Mezzogiorno.
Più stanziali dei giovani del Sud sono anche i laureati delle regioni del Centro Italia (l'86%). Senza dire che in media un laureato del Nord e del Centro trova un impiego a circa 30-40 chilometri dal centro di residenza mentre un laurerato del Mezzogiorno deve spostarsi mediamente di oltre duecento chilometri. Secondo i dati della Svimez, negli ultimi cinque anni più di duecentomila giovani tra i venti e i trenta anni sono partiti dalle regioni del Sud con una crescente quota di donne.
Spesso quindi si tratta di una mobilità difficile e complessa da gestire e sostenere. Anche perché non si tratta quasi mai di brevi periodi ma di un tempo che può arrivare a diversi anni. Quali potrebbero essere gli strumenti da utilizzare per favorire una maggiore mobilità territoriale tra i giovani? "La chiave di volta è l'alloggio - ci ha detto Golini - Io frequentando l'università non posso non fare caso a quelle centinaia di fogliettini che offrono un posto letto. A prezzi che non si sa come un giovane possa sostenere.
Un posto letto in camera doppia costa 300-350 euro al mese. Se non si risolve prima di tutto il costo dell'alloggio credo che si potrà difficilmente vedere un incremento significativo della mobilità 'volontaria'."

Data: 15/01/2007
Fonte: Redazione

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LAVORO DEL LAUREATO

Più cresce il livello del titolo di studio, più ci sono opportunità di trovare lavoro. Questo in sintesi, il dettaglio è invece contenuto nell’ultimo rapporto Istat sull’occupazione giovanile a tre anni di distanza dalla fine del ciclo di studi.
A poco più di re anni dal conseguimento del titolo di studio, lavora il 44,9% dei maturi, il 72% dei laureati e l’82% dei diplomati universitari.
Una situazione che rispecchia il dato nazionale: prendendo in esame la popolazione di 25-64 anni, la quota di occupati è pari all’80,1% per i laureati, al 70% per i diplomati, al 60,1% per chi è in possesso della licenza media, al 32% per quanti dispongono della sola licenza elementare.
I numeri possono ingannare se si considerano i giovani fra 25 e 34 anni; i laureati occupati sono il 69% e i diplomati il 64%: sembrerebbero penalizzati i primi ma in realtà i diplomati hanno solo avuto più tempo per trovare occupazione.
Non tutti i titoli inoltre assicurano le stesse opportunità di inserimento professionale: le maturità tecniche per esempio, hanno un rendimento adeguato solo dove la domanda di lavoro è alta, come nel Nord-Est d’Italia.
La situazione più rosea riguarda i laureati brevi, che hanno seguito percorsi ideati in tempi recenti e costruiti in base alle esigenze del territorio e della realtà produttiva.
I numeri dell’Istat confermano un dato di esperienza comune: un più elevato titolo di studio dà maggiori possibilità di occupazione. Il dato interessante è che la maggior parte dei laureati dichiara di svolgere un lavoro adeguato al proprio titolo di studio. Questo smentisce la “favola” che studiare non serve. Tuttavia in alcuni settori, come l’area medica, ci sono difficoltà strutturali. Bisogna trasmettere ai giovani il messaggio che, per avere più chance, devono puntare su settori sicuri come economia aziendale, odontoiatria, ingegneria. Scegliere bene insomma fa la differenza.
Ma gli studenti hanno gli strumenti per scegliere? Rispetto al vuoto di qualche anno fa ora funzionano le preiscrizioni universitarie, le azioni di orientamento nelle università e nelle scuole superiori. L’orientamento dovrà diventare parte integrante di tutto il percorso di studi. 

Data: 15/01/2007
Fonte: Redazione

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CURRICULUM VITAE: GLI ERRORI PIU' FREQUENTI

Viaggiano da un lato all’altro dell’Italia. Spediti via email o per posta. Passati di mano in mano tra conoscenti che promettono e difficilmente mantengono. I curriculum paiono non soddisfare nessuno. Né chi li scrive, né chi li legge.
Poco meno di due paginette in formato A4, in cui contenere una vita, assurte a simbolo di una comunicazione che fa fatica ad accendersi. Sulle scrivanie dei direttori del personale, dice l’ultima indagine di Gidp (Associazione direttori risorse umane) ci sono troppi curriculum che non corrispondono al profilo ricercato. Quasi la metà delle imprese (il 45,2 per cento) se ne ritrova troppi tra le mani che non gli servono a nulla: solo un 15 per cento si avvicina al profilo ricercato.
Nei cv poi ci sono poche informazioni dettagliate e troppi errori. Nel 47,2% dei casi si tratti di errori grammaticali ma altrettanto diffusa è l’assenza di importanti informazioni in alcune sezioni. Ed è proprio nei cv dei più giovani che la cosa accade più di frequente.
Eppure in un mercato con tanti giovani a spasso, pare paradossale che un’impresa su tre, come denuncia Unioncamere, faccia difficoltà a scovare le figure per coprire il proprio fabbisogno. Ma è così. Si dice che i giovani che spediscono tutti questi curriculum non hanno la formazione necessaria per i ruoli disponibili. E che li spediscono senza scegliere con attenzione annunci e datori di lavoro. Solo quattro curriculum su dieci, secondo l’indagine di Gidp, sono spediti in risposta a specifiche ricerche di personale pubblicate sui media. Tutte le altre sono candidature spedite spontaneamente alla direzione del personale. A questa miriade di messaggi, per un motivo o per l’altro, le aziende però non rispondono quasi mai.
Arroccati e irraggiungibili, come nel castello kafkiano, i direttori del personale fanno inviare email di ringraziamento spedite in automatico da un sistema di posta elettronica. Raramente qualcuno viene chiamato per un colloquio. Le imprese si difendono con la spiegazione che le candidature sono troppe.
Molte più di quanto non siano i posti disponibili che nel frattempo sono diventati merce preziosa e rarissima. Se è comprensibile che le imprese non rispondano a tutti, cosa deve dire un giovane laureato quando si vede arrivare, nell’arco di un intero anno, solo sette risposte in media ai cento cv spediti? Ma non solo.
Le offerte di lavoro pubblicate peccano di eccessiva vaghezza. Pochi i riferimenti all’impresa, insufficienti le specifiche sul ruolo e nessuna parola sul compenso previsto. I posti offerti sono spesso poco appetibili in termini di retribuzione economica e di aspettative di crescita professionale e sociale.

Percentuale risposte delle imprese alla domanda "Quali errori sono presenti nei curriculum che riceve?" (era possibile la risposta multipla)

Errori Risposte
%
Assenza informazioni in alcune sezioni
50,4%
Errori grammaticali
47,2%
Grafica poco leggibile
21,6%
Eccesso di informazioni inutili
50,4%
Carenza di informazioni sugli studi
35,2%
Mancata indicazioni delle date di inizio e fine altri rapporti di lavoro
47,2%
Poche informazioni sugli hobbies
6,4%

 

 

Fonte: Gidp/Hrda, Gli errori del candidato

 

Percentuale risposte delle imprese alla domanda "Nei cv di quali candidati (per età) sono più presenti errori?"

Età candidati Risposte
%
Meno di 25 anni
44,8%
Tra 25 e 29 anni
13,6%
Tra 30 e 34 anni
4,8%
Tra 35 e 45 anni
6,4%
Over 45
8,0%
Non risponde
22,4%

 

Fonte: Gidp/Hrda, Gli errori del candidato

 

Percentuale risposte delle imprese alla domanda "Quante candidature vicine al profilo richiesto riceve in risposta a un annuncio pubblicato su stampa, web o altro?"

Proporzione candidature idonee Risposte
%
Meno del 15 per cento 45,2%
Tra il 16 e il 19 per cento 8,8%
Tra il 20 e il 29 per cento 13,7%
Tra il 30 e il 39 per cento 9,7%
Tra il 40 e il 49 per cento 4,0%
Oltre il 50 per cento 10,5%

 

Fonte: Gidp/Hrda, Gli errori del candidato

Data: 12/03/2007
Fonte: la Repubblica, articolo di Federico Pace

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«JOB CLUB» O CLUB DEL LAVORO

Il «job club» è un modello di orientamento basato su un piccolo gruppo che si incontra periodicamente sotto la supervisione di un consulente di orientamento, il quale analizza la ricerca di lavoro condotta nel periodo precedente a ogni incontro e svolge attività di ricerca con gli strumenti messi a disposizione dallo sportello.
Una sorta di orientamento di gruppo, d’ispirazione anglosassone, che anche in Italia sta muovendo i primi passi grazie all’iniziativa di strutture che si occupano di politiche attive del lavoro, di società di outplacement, di centri per l'impiego e, in base alla riforma Biagi, anche di agenzie per il lavoro (ex società di lavoro temporaneo).
Il «job club» da una parte aiuta le persone a scoprire il proprio valore personale e professionale e ad acquisire maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità per tradurle in un'azione organizzata ed efficace di ricerca del lavoro; dall’altra fornisce informazioni sul mercato del lavoro, sui nuovi contratti (particolare attenzione è riservata alle normative riguardanti le categorie svantaggiate) e sperimenta, attraverso simulazioni e role-playing, le tecniche di ricerca del lavoro. Il gruppo può contare sul materiale informativo messo a disposizione e soprattutto sullo scambio continuo tra tutti i membri.
In genere, i partecipanti non sono più di 12 per gruppo, il più possibile omogenei per condizione ed esigenze; in questo modo l’orientatore può dedicare la giusta attenzione alle esigenze del singolo. Il primo incontro è dedicato alla definizione degli obiettivi da raggiungere e del metodo di lavoro che si intende adottare. Nelle giornate successive, ciascun partecipante ricostruisce il proprio percorso professionale e individua i punti di forza e di debolezza su cui lavorare. L’obiettivo finale consiste nell’elaborare un progetto professionale che rispecchi le aspirazioni personali e sia coerente con le competenze professionali e le abilità personali.
I «club del lavoro» si sono rivelati particolarmente utili per i disoccupati con gravi difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro dopo lunghi periodi di inattività e per i lavoratori in cassa integrazione o mobilità.

Per un ulteriore approfondimento, rimandiamo al sito di Leonardo Evangelista: www.orientamento.it/orientamento/3n.htm.

Data: 01/03/2010
Fonte: Redazione

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CE L'HAI IL PARACADUTE?

Trovare lavoro è difficile tanto più in tempo di crisi. Il rischio è di ripete sempre le stesse azioni senza ottenere nulla. Sì, perché cercare lavoro è “il più difficile lavoro che si possa immaginare”. A pronunciare la verità inconfutabile è Richard Nelson Bolles, autore di Ce l’hai il paracadute? L’arte di trovare il tuo lavoro, il libro che negli Usa, dopo avere venduto milioni di copie, è divenuto un vero e proprio caso editoriale e che ora arriva in Italia, pubblicato da Edizioni Sonda.
La prima edizione del libro uscì negli Usa il primo settembre del 1970. L'idea gli venne in mente dopo avere perso e ritrovato il lavoro. E avere conosciuto tante persone come lui. Nei mesi successivi alla prima edizione, pubblicata a spese dell’autore, le richieste furono talmente tante che venne contattato dalle più importanti case editrici.
Da allora ogni anno esce una nuova edizione. Rivista, aggiornata e trasformata pure nei contenuti. Si può capire. Con le cose che cambiano così rapidamente. Bolles stesso ammette, nelle considerazioni iniziali di questa ultima edizione, di avere cambiato, negli ultimi tre anni, il libro “in modo radicale”. Le vendite sono sempre andate bene e per 288 settimane consecutive è rimasto nella classifica del New York Times dei libri più venduti.
Il Library of congress americano lo ha inserito tra i 25 libri che hanno maggiormente influenzato la vita dei propri lettori, mettendo Bolles in compagnia di Malcom X, Robert Louis Stevenson e… dell'Autore della Bibbia.


Una nuova prospettiva per cerca il lavoro dei propri sogni
In alcuni punti il libro, come spesso accade per un certo tipo di manuali provenienti dagli Stati Uniti, propone regole chiare da seguire, come nel caso del colloquio di lavoro, spesso fondate sul buon senso e in alcuni altri sembra apparire un tantino ingenuo con suggerimenti che rischiano di precipitare nelle acque ferme della banalità.
Ma Bolles supera questa dimesione, ritenendo che Cv, anche ben scritti, e annunci non siano sufficienti a trovare il lavoro dei propri sogni. Ecco allora che gran parte del libro è dedicato ad aiutare il lettore a prendere consapevolezza di elementi a cui non sempre si presta attenzione. Per esempio, Bolles pone tre domande che fanno riflettere.

1. Se la gran parte delle imprese che creano posti di lavoro sono le piccole e medie imprese, allora perché continuare a spedire richieste di lavoro a grandi imprese e non provare invece a contattare di persona i responsabili delle piccole imprese?
2. Se il curriculum viene letto nel giro di otto secondi perché continuare a insistere soprattutto, e in maniera univoca, su questo poco efficace strumento?
3. Se per gli annunci sui giornali passano solo una infinitesima parte delle offerte di lavoro, perché puntare quasi tutto su quelli?

Un altro mito da sfatare è Internet Bolles non crede che il web sia un canale efficace per trovare un impiego e afferma che ci riescono in questo modo solo quattro persone su cento. Molto meglio bussare direttamente alla porta dei datori di lavoro e chiedere un appuntamento di venti minuti. E poi prepararsi attentamente sulle esigenze e problemi dell'azienda, andare all'incontro, rispondere in maniera essenziale e andare via senza sforare i venti minuti promessi. Un cv spedito non potrà mai fare la parte di noi stessi che ci presentiamo anima e corpo davanti a qualcuno.


Realismo consapevolezza di sé, motivazione e carica ideale
Per il New York Times la forza del libro risiede nella “inusuale combinazione” di realismo economico, profondità psicologica e idealismo spirituale. Bolles dà indicazioni generali sul funzionamento della mente e indicazioni dettagliate sulle condizioni del mercato del lavoro. Invita a porsi molte domande, a conoscere di più quello che si desidera, a cercare di scoprire quali sono le realtà imprenditoriali che ci circondano, a scoprire quali sono le proprie qualità e competenze. Propone un’intera mappa delle professioni e per ciascuna indica le rispettive competenze personali e professionali. Suggerisce che dal proprio impiego è ancora possibile pretendere un poco di soddisfazione e felicità.
Il “paracadute”, che tutti in qualche modo dovremmo imparare a portare con noi, consisterebbe di questa approfondita consapevolezza di quel che accade nel mercato del lavoro e quali sono le forze che muovono gli attori coinvolti. Consapevolezza dei propri mezzi ma anche di quello che passa nella testa di chi si troverà a decidere, nel silenzio di una stanza, se chiamarci o meno per un colloquio di lavoro prima, e assumerci poi. Bolles invita a misurarsi con delle prove e a dedurne delle conseguenze.

L'edizione italiana si arricchisce di:

- puntuali e utili riferimenti alle pagine del portale per l'orientamento al lavoro JobTel (www.jobtel.it);
- riferimenti a siti web e altre risorse informative italiane;
- notizie e tendenze in atto del nostro mercato del lavoro.  

Le regole da seguire per aumentare le possibilità di trovare un lavoro
1. Puntare sulle piccole aziende, quelle con venti dipendenti o anche meno, perché creano molti posti di lavoro.
2. Cercate di ottenere i colloqui anche con l’aiuto di amici e conoscenti, perché la ricerca di lavoro richiede ottanta paia di occhi e di orecchie.
3. Fate ricerche approfondite sull’azienda prima di sostenere il colloquio, ricorrendo anche a colloqui informativi.
4. Per ogni azienda, identificate chi ha il potere di assumervi per la posizione che vi interessa e usate i vostri contatti personali per riuscire a incontrare questa persona.
5. Quando prendete un appuntamento chiedete di essere ricevuti solo per venti minuti e poi siate di parola.
6. Andate al colloquio con le idee chiare su quello che vi interessa sapere per capire se il lavoro è adatto a voi.
7. Parlate di voi stessi solo se quello che dite costituisce un vantaggio per l’azienda o la soluzione ai suoi “problemi”.
8. Quando rispondete a una domanda, metteteci tra i venti secondi e i due minuti alla volta.
9. Abbiate l’atteggiamento di chi costituisce una risorsa ed è in grado di ottenere risultati migliori di chiunque altro.
10. Scrivete sempre un messaggio di ringraziamento entro la sera del giorno stesso e speditelo al più tardi la mattina successiva.
Fonte: “Ce l’hai il paracadute? L’arte di trovare il tuo lavoro” (Edizioni Sonda)

 

I passi per identificare il lavoro dei sogni
1. Fate un inventario completo delle competenze trasferibili che possedete già.
2. Fate un inventario completo delle aree di conoscenza che vi affascinano di più.
3. Basandovi sui due inventari precedenti, definite che contorni assume la vostra situazione professionale ideale.
4. Parlate con altre persone della vostra situazione lavorativa ideale per scoprire come si chiama questo lavoro.
5. Andate a parlare con persone che fanno quel lavoro e scoprite cosa ne pensano.
6. Fate delle ricerche, nell’area geografica che avete scelto, sulle aziende che vi interessano, per scoprire cosa fanno, e quali problemi incontrano.
7. Identificate la persona che ha davvero il potere di offrirvi il lavoro che vi interessa.
8. Usate i vostri contatti per incontrare la persona e spiegatele in che modo potreste aiutarla a risolvere i suoi problemi e mostratele che siete una risorsa rara e preziosa.
9. Non prendete nessuna scorciatoia.
 
Fonte: “Ce l’hai il paracadute? L’arte di trovare il tuo lavoro” (Edizioni Sonda)

Data: 20/10/2008
Fonte: Redazione

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EXCELSIOR: PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI PER IL 2010

C'è un leggero miglioramento, ma per una vera ripresa ci sarà ancora da aspettare. Il 2010, per l'occupazione, sarà meno grigio del 2009 ma, fino alla fine, non offrirà molte possibilità a chi cerca un impiego. Il mercato del lavoro continua, anche quest'anno, a risentire degli effetti della crisi anche se l'emorragia di posti proseguirà con minore intensità rispetto a quanto accaduto l'anno scorso.
L’aumento delle assunzioni attese però avverrà in primo luogo con modalità contrattuali flessibili. In parziale ripresa la domanda di laureati rispetto al crollo dell’anno scorso. A mostrare maggiore dinamismo saranno soprattutto le imprese innovative o vocate all'export che cercano di accrescere la propria competitività.

Secondo i risultati del Rapporto Excelsior - l'indagine annuale realizzata da Unioncamere insieme al ministero del Lavoro - le imprese quest’anno perderanno 178 mila posti (-1,5 per cento). Meno dell'anno scorso quando il saldo negativo registrato era stato pari a 213 mila. Le nuove entrate in impresa saranno 802 mila con un tasso di crescita del 2,6 per cento rispetto all'anno scorso.
Le uscite, tra pensionamenti, tagli e scadenze di contratti, interesseranno 981 mila persone, 14 mila in meno di quanto registrato nel 2009. Il rapporto ha analizzato il fabbisogno occupazionale di 100 mila aziende italiane.

Le motivazioni
Sarà il 18,6 per cento delle realtà imprenditoriali italiani a fare almeno un'assunzione nel 2010, mentre oltre l'81 per cento non ne prevede alcuna. La ragione principale che spinge le imprese a fare nuove assunzioni è il rimpiazzo del turnover o del personale in assenza momentanea (lo dice il 35,4 per cento). Un altro 31 per cento pianifica di assumere perché si aspetta una domanda in crescita o in ripresa rispetto all'anno scorso.

Tornerà a crescere anche il numero dei laureati richiesti dalle imprese
Nel 2009, tra le assunzioni non stagionali, la loro richiesta era crollata a 62.460 (rispetto agli 88 mila del 2008). Quest’anno arriveranno a 68.880. Il 36,3 per cento si concentrerà nelle imprese del nord ovest, mentre un altro 21 per cento delle ricerche arriverà dalle imprese del nord est. Al centro si concentreranno altre 16,4 mila assunzioni e nel Mezzogiorno ce ne saranno solo 13,2 mila (il 19 per cento del totale).
Tra le posizioni non stagionali, è comunque più elevata la domanda di diplomati e pari a 243 mila. Per questo tipo di figure, nel Mezzogiorno ci saranno quasi 70 mila posti, ovvero il 28 per cento del totale in Italia.

Le lauree più dinamiche
Tra gli indirizzi di studio, quelli dove si registrerà il maggiore incremento delle assunzioni sono quelli di ingegneria (quasi 3.900 assunzioni in più rispetto al 2009). Quest'anno, con oltre 20 mila assunzioni previste (il 29,2% del totale dei laureati), ingegneria supera economia e diviene la laurea più richiesta dai direttori delle risorse umane. Ad ogni modo, anche per i laureati in economia ci saranno quest'anno 1.400 assunzioni in più.
Così come un'evoluzione positiva si registra anche per i laureati nelle discipline dell’insegnamento e della formazione (1.140 in più) e per quelli in medicina e odontoiatria. Aumenti delle assunzioni anche per i laureati nelle discipline chimico-farmaceutiche (+170), statistiche (+320) e psicologiche (+180).

Professioni e evoluzioni
Complessivamente quest'anno aumenterà la richiesta di personale tecnico altamente qualificato e tornerà a salire anche la domanda di operai, indispensabili al funzionamento della macchina produttiva, mentre si ridurranno le opportunità per il personale impiegatizio.
Quest'anno si registrerà, scrivono gli autori dell'indagine "una discreta ripresa delle assunzioni a carattere non stagionale (+5,4%), che però non appare generalizzata: essa riguarda infatti soprattutto le professioni high skill (+12,6%), in particolare quelle dirigenziali e quelle tecniche, ma anche le professioni low skill (+8,7%), soprattutto quelle operaie semi-qualificate. Al contrario, le professioni intermedie segnano un altro calo (-2,6%)".

I profili più richiesti
Le assunzioni stagionali, al termine dell'anno, saranno circa 250 mila mentre quelle non stagionali raggiungeranno le 552 mila unità. Tra queste, le figure più ricercate dalle imprese saranno i commessi con quasi 52 mila assunzioni di cui però solo 14,9 mila con un contratto a tempo indeterminato (ovvero poco meno del 29 per cento del totale). Al secondo e al terzo posto ci sono gli addetti non qualificati a servizi di pulizia in imprese e istituzioni e i contabili.
Sopra alle ventimila unità ci sono anche muratori e camerieri. Sono i contabili, nelle prime posizioni, ad assicurarsi una proporzione maggiore di contratti a tempo indeterminato (il 52 per cento). Conduttori di mezzi pesanti, tecnici delle vendita e distribuzione, addetti di magazzino, professioni qualificate nei servizi sanitari, elettricisti e cuochi sono tra la sesta e la undicesima posizione e tutti comunque tra le diecimila e le quattordicimila assunzioni previste.

La tipologia dei contratti
I nuovi impieghi saranno sempre meno stabili. Crescerà infatti ancora la quota dei contratti a tempo determinato. Nel 2010 saranno il 42,3 per cento del totale delle assunzioni non stagionali. Erano il 33 per cento nel 2002. Allo stesso tempo diminuirà la quota dei contratti a tempo indeterminato che a fine 2010 sarà pari al 46,2 per cento. Nel 2009 era il 48,1 per cento e nel 2020 il 58 cento.
I contratti “non standard”, precisano gli autori dell'indagine, aumentano in ogni settore (+15,6% nell’industria, +6% nei servizi), in ogni territorio (dal +6,7% del Nord Ovest al +13% del Nord Est), nelle imprese medio-piccole (tra i 10 e i 249 dipendenti), per ogni gruppo di professioni (dal +0,1 per le professioni dei servizi e del commercio al +22,9% degli operai semi-qualificati) e per quasi tutti i titoli di studio".

Le differenze geografiche
Più della metà delle nuove entrate si concentrerà nel nord Italia. Leggermente di più nelle realtà imprenditoriali del nord est (212 mila) che in quelle del nord ovest (200 mila). Al centro si registrerà un numero di assunzioni pari a 165,5 mila unità mentre nel Mezzogiorno ci sarà spazio solo per 224 mila nuovi posti di lavoro. La quota dei nuovi impieghi nelle imprese del Sud nel 2010, rispetto al totale italiano, sarà pari al 28 per cento. Meno di quanto non sia stato l'anno scorso (il 30 per cento).

La crisi e le regioni
Seppure registra un saldo negativo maggiore rispetto all'anno scorso, è ancora la Lombardia la regione italiana con il maggior numero di chance d'impiego con quasi 121 mila nuove entrate. Dietro, quasi affiancate, l'Emilia Romagna e il Lazio con 79 mila nuove assunzioni ciascuna. Entrambe, al contrario della Lombardia, hanno registrato una riduzione del saldo negativo. Poi il Veneto, la Campania e la Toscana. Nessuna regione italiana, ad ogni modo, riesce a segnare un incremento netto di posti di lavoro.

Settori
Il maggiore apporto viene dal turismo con 179 mila impieghi. Segue l'industria con 142 mila. Sopra i 120 mila anche i servizi alle imprese, così come i servizi alla persone. Il commercio porterà 119 mila nuovi posti di lavoro mentre le costruzioni 97 mila e i servizi professionali poco meno di 15 mila.

Dimensioni, difficoltà e opportunità
Anche quest'anno le piccole imprese si confermano il cuore della realtà produttiva e occupazionale italiana. A fine 2010, il quaranta per cento dei nuovi impieghi arriverà dalle aziende con meno di dieci dipendenti: in tutto assumeranno 325 mila dipendenti. Sono sempre queste le realtà che stanno comunque più soffrendo. A fine anno i posti perduti in queste attività saranno 410 mila. Quasi 180 mila posti arriveranno dalle imprese con meno di 50 dipendenti e altri 141 saranno assunti dalle grandi imprese con più di 500 dipendenti.

Scarica il comunicato stampa di Unioncamere, con tutti i dati e le tabelle di Excelsior relative alle previsione di entrate, uscite e saldi del mercato del lavoro italiano nel 2010.

I 50 profili professionali più richiesti
Le 50 figure più richieste dalla imprese (escluse le assunzioni stagionali) con indicazione della quota di questi che verranno assunti a tempo indeterminato

Profili
Assunzioni 2010
Totale
A tempo indeterminato
Commessi
51.890
14.900
Addetti non qualificati a servizi di pulizia in imprese e istituzioni
43.930
24.380
Contabili
29.840
15.590
Muratori
26.870
8.490
Camerieri
21.380
6.070
Conduttori di mezzi pesanti e camion
14.400
7.380
Tecnici della vendita e della distribuzione
11.970
6.800
Addetti gestione stock e magazzini
11.860
5.490
Professioni qualificate nei servizi sanitari
11.140
4.570
Elettricisti nelle costruzioni civili
10.280
3.840
Cuochi in alberghi e ristoranti
10.160
4.420
Personale di segreteria
9.640
4.660
Facchini e addetti allo spostamento merci
8.630
4.170
Addetti allo sportello bancario
7.820
3.510
Addetti assistenza personale in istituzioni
7.520
3.410
Manovali e personale non qualificato
7.210
3.410
Baristi
7.010
2.440
Idraulici e posatori di tubazioni
6.660
2.840
Meccanici e montatori macchinari industriali
6.640
2.940
Parrucchieri e estetisti
6.240
1.790
Aiuto contabili
6.170
2.260
Informatici e telematici
5.820
3.840
Tecnici informatici
5.760
3.510
Meccanici, riparatori e manutentori automobili
5.580
2.250
Insegnanti sostegno e altri insegnanti scuole speciali
5.360
1.660
Conduttori di macchinari
5.080
2.330
Tecnici costruzioni civili
4.990
2.320
Addetti a macchine confezionatrici prodotti industriali
4.980
1.700
Infermieri e assimilati
4.950
2.880
Centralinisti, telefonisti e operatori di call center
4.900
1.500
Autisti taxi, conduttori auto e furgoni
4.100
1.920
Disegnatori industriali
3.890
2.210
Conduttori autobus e tram
3.780
1.600
Carpentieri e falegnami nell'edilizia
3.440
1.670
Addetti all'accoglienza
3.350
1.400
Personale addetto affari generali
3.310
2.060
Specialisti nei rapporti con il mercato
3.220
2.510
Tecnici organizzazione e controllo produzione
3.100
1.600
Addetti pulizia in alberghi e esercizi
3.090
1.440
Cassieri esercizi commerciali
3.010
1.380
Operatori macchine calcolo e elaborazione dati
2.980
1.090
Montatori carpenteria metallica
2.920
1.000
Spazzini e altri raccoglitori rifiuti
2.860
1.240
Conduttori catene montaggio automatizzate
2.820
1.110
Addetti macchine utensili automatiche e semiautomatiche
2.680
1.040
Personale non qualificato delle attività industriali
2.620
820
Meccanici e montatori apparecchi termici, idraulici e condizionamento
2.390
850
Tecnici del marketing
2.370
1.340
Attrezzisti di macchine utensili
2.340
1.220
Installatori e riparatori di apparati elettrici e elettromeccanici
2.310
1.130
Fonte: Sistema Informativo Excelsior 2010 – Unioncamere e Ministero del Lavoro

MioJob.it di Repubblica, Federico Pace

Data: 02/08/2010
Fonte: Unioncamere

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07/09/2010
Voucher
La diffusione dei buoni lavoro si è rivelata un successo: dall'Inps più di 7,3 milioni di buoni lavoro venduti.

05/09/2010
Prescrizione e salute
In caso di riparazione, la Corte di Cassazione ammette la prescrizione per i reati in materia di salute e igiene dei lavoratori.

04/09/2010
Donne in agricoltura
L'Osservatorio sull'imprenditoria femminile in agricoltura dell'Unioncamere denuncia l'aumento gli incidenti sul lavoro delle donne.

07/09/2010
Lsu
Ammortizzatori sociali: al via il contributo ai Comuni con meno di 50.000 abitanti per stabilizzare i Lsu.

06/09/2010
Lavoro online
Dalla Provincia di Pordenone, 70 nuove offerte di lavoro sulla nuova bacheca online.

04/09/2010
Lavoro femminile
Al via il bando del ministero del Lavoro per la presentazione dei progetti relativi alla promozione del lavoro femminile.

07/09/2010
JOB&Orienta 2010
A Verona, dal 25 al 27 novembre, si terrà la 20a edizione del salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro.

27/07/2010
Stategie per l'inclusione
A Parma, dall'8 al 10 settembre, il seminario di formazione europea dedicato alla cittadinanza attiva.

25/07/2010
Excelsior 2010
A Roma, il 29 luglio, presso Unioncamere si terrà la presentazione dell'Indagine Excelsior 2010.

27/07/2010
Voucher
La Provincia di Livorno finanzia voucher formativi destinati a giovani laureati o diplomati.

21/07/2010
Contributi per lo sviluppo
La Camera di commercio di Ferrara ha varato una serie di nuovi interventi per sostenere le imprese.

12/07/2010
Notti di luce
La Camera di commercio di Bergamo presenta la manifestazione che si terrà dal prossimo 26 agosto al 5 settembre 2010.

07/09/2010
Conciliazione Famiglia-lavoro
La conferenza Stato-Regioni ha finalmente dato il via libera alla nuova formulazione dell'articolo 9 della legge 53/2000 che prevede contributi a favore delle imprese per misure a sostegno della flessibilità e conciliazione famiglia-lavoro. Il commento e le proposte di Arianna Visentini.

03/08/2010
Gli Italiani dai piedi leggeri
C'è una nuova classe, apparentemente invisibile, che si sta formando da circa vent'anni. Una strana compagine di quarantenni, trentenni, ventenni che ha abbandonato l'Italia per un futuro più interessante, facile, appassionante. L'analisi dell'antropologo e architetto Franco La Cecla.

21/07/2010
Gioventù perduta
I giovani incontrano sempre maggiori difficoltà a realizzare i loro progetti di personali e professionali. L'indagine dell'Università di Napoli e storie raccolte da Repubblica.

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