Truffe e bidoni da evitare
Il 55% delle 21.431 aziende italiane controllate dall'Ispettorato del lavoro dei Carabinieri è risultato irregolare. Una fotografia, quella dell'Arma, che racconta un paese in cui trionfa l'illegalità e dilaga sempre più il lavoro nero, si sfrutta manodopera con i più raffinati sistemi, In generale, le "patologie" del sistema-lavoro nel nostro Paese appaiono sempre più preoccupanti.
Più sfumate e "furbe" le modalità per aggirare la legge al Nord Italia, più sfacciate al Sud dove molti lavoratori, mai registrati, operano addirittura in aziende "fantasma".
Illeciti che non riguardano solo il rapporto di lavoro ma anche la ricerca di lavoro dove sempre più spesso i giovani e i disoccupati si imbattono in truffe e bidoni.
Ecco allora le più classiche tra le truffe: corsi di formazione, banche dati, richieste di denaro in cambio di un posto, promesse di rapidi e facili guadagni, lavoro a domicilio, catene di Sant'Antonio, proposte di affari in franchising e in quote societarie, ricatti a luci rosse, inserzioni civetta per aspiranti attori o protagoniste della moda. Inganni che colpiscono i più deboli.
Ma l'albo nero dei raggiri presenta una casistica ricorrente che nelle schede successive presentiamo con le doverose strategie di difesa.
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TRUCCHI TELEFONICI >
LAVORO A DOMICILIO >
VENDITE PORTA A PORTA >
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IL BOOK >
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STORIE DI ORDINARIA TRUFFA >
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A CHI RIVOLGERSI >
BANCHE DATI
Uffici pubblici, associazioni di categoria, società di selezione del
personale: sono assai numerose le possibilità di inserire il proprio nominativo
per un futuro contatto con potenziali datori di lavoro.
La richiesta di
somme di denaro è il primo campanello d'allarme da non sottovalutare. Spesso
dietro queste banche dati non esiste una struttura vera e non ci sono rapporti
con aziende e con il mercato del lavoro.
Migliaia di persone hanno pagato
cifre comprese fra i 15 e i 200 euro per essere inserite in elenchi raramente
accessibili a società di selezione, più spesso utilizzati per compiere
altri raggiri. Gli strumenti più utilizzati sono bollettini di concorsi
che hanno lanciato ricerche di personale finalizzate ad incrementare le banche
dati, che all'interno contengono un modulo da compilare con il versamento di qualche
euro.
L'attività di una banca dati è regolata dalla legge
121/81, che obbliga il rilascio della licenza ai sensi dell'art. 16 del testo
unico di pubblica sicurezza, e dalla legge 264/49, che vieta l'esercizio della
mediazione quando il collocamento è demandato agli uffici autorizzati.
Le vere società di ricerca e selezione hanno come clienti le aziende,
mai singole persone: come società, di conseguenza, devono emettere fattura
alle imprese che hanno richiesto il loro servizio.
Se chiedono di poter
disporre di curriculum e convocano per dei colloqui è soltanto per entrare
in contatto con candidati interessanti (e avere i loro archivi sempre aggiornati)
da poter proporre alle aziende per soddisfare specifiche esigenze.
Non
è dunque un servizio di orientamento in quanto si limita a stendere un
curriculum ben organizzato e secondo un formato standard; manca quindi l'aiuto
al cliente per identificare il suon progetto professionale coerente con le proprie
caratteristiche, esperienze, abilità e in linea con le richieste del mercato
del lavoro.
Alcune società richiedono un compenso per mantenere
il curriculum attivo nella propria banca-dati. Il cliente deve diffidare e riflettere
sul fatto che il business si sviluppa soltanto se continua a rimanere disoccupato...
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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CORSI DI FORMAZIONE
Una buona formazione è indispensabile per presentarsi con le carte in
regola sul mercato del lavoro. Centinaia di migliaia di giovani possono diventare
così prede per truffatori senza scrupoli. Slogan del tipo "Se frequenti
il nostro corso il lavoro è assicurato" è la colonna sonora
di questo tipo di raggiro.
Anche dietro ad annunci di lavoro possono nascondersi
scadenti corsi di formazione a pagamento, privo di sbocchi, e finalizzato a professioni
inedite o poco conosciute (tra i più frequenti: manager ambientali, amministratori
di condomini, personale per casinò, ispettori di infortunistica stradale...),
con promesse di rapida espansione e di sicuro impiego nel arco di pochi mesi.
Sono frequenti anche professioni più ambite dai giovani (come gli
inflazionati corsi di giornalismo), o più richieste dal mercato (corsi
di lingue o d'informatica).
Bisogna prestare attenzione al rapporto qualità-prezzo
ed è sempre consigliabile optare per corsi organizzati da enti riconosciuti
dalla pubblica amministrazione. Infine, le scuole improvvisate che offrono corsi,
rigorosamente a pagamento, per estetiste, per registi, per giornalisti, per fotoreporter
possono nascondere parecchie insidie.
Spesso per dare valore al corso si
ricorre alla formula "Con presa d'atto del Ministero dell'Istruzione":
significa solo che la richiesta di autorizzazione è stata spedita al Ministero
e che quest'ultimo ne ha preso atto, ma non l' ha ancora concessa!
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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TRUCCHI TELEFONICI
Occorre prestare attenzione alle inserzioni che rimandano al costosissimo servizio
144 o 166. In altri casi solerti centraliniste dirottano la vittima su una linea
prefissata dagli ormai famosi 144 e 166, spesso dettando maliziosamente il numero
(ad es, quattordici, quarantatre..).
Questo sistema è favorito dal
fatto che molte persone li scambiano per numeri verdi, o credono che 144 sia semplicemente
un prefisso provinciale.
Le inserzioni che invece riportano ad un numero
di cellulare implicano l'impossibilità di localizzare il datore di lavoro.
Bisogna dunque prestare attenzione a prefissi come 330, 335, 336, 337, 338, 360,
368.
Particolare cautela necessitano i numeri di telefono simili fra di
loro: possono essere diverse linee telefoniche che fanno capo ad un unica società
la quale, per coinvolgere il maggior numero di persone possibile, ha pubblicato
decine di inserzioni, differenti solo in apparenza.
Diffidare di quei numeri
di telefono che "promettono" di segnalare occasioni e opportunità
di lavoro. Solitamente si perde solo del tempo e si "guadagnano" solo
scatti che lasciano segni pesanti sulla bolletta.
Infine, gli annunci di
lavoro con numeri di telefono intercontinentali talvolta si presentano come ricerche
di camerieri e baristi per ristoranti in Germania ma in realtà sono i soliti
servizi telefonici del tipo 144, realizzati però con numeri di telefono
di compagnie straniere.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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LAVORO A DOMICILIO
Le proposte di lavoro a domicilio presentano non pochi rischi, tanto che molti
periodici hanno deciso di interromperne la pubblicazione. Spesso le società
che promuovono questi annunci operano al limite della legalità e, attraverso
una attenta conoscenza dei codici, giocano sulle distanze chilometriche e sulle
modeste cifre in gioco, per disarmare qualsiasi vittima nel tentare un'azione
legale.
Le ditte hanno una grande capacità di cambiare nome, reciclarsi
e spostarsi sul territorio nazionale, per cui l'iter giuridico ha poche possibilità
di annientarle.
Ecco un esempio tipico di truffa legata al lavoro a domicilio.
La ditta, a fronte di un pagamento tra 10 e 50 euro, invia un libretto di istruzioni
all'affiliato, il quale deve pubblicare, a sue spese, altri annunci di ricerca
personale sui giornali indicati nel libretto. Gli indirizzi di chi risponde vanno
a loro volta copiati in busta vergini (e questo è il vero lavoro a domicilio)
e il pacco delle buste va spedito alla ditta che ha così individuato altre
vittime a costo zero. Per il disoccupato i guadagni si riducono all'osso.
Esistono anche casi dove vengono richiesti soldi per il materiale utilizzato nel
lavoro a domicilio che poi non verrà mai spedito. Oppure che la ditta non
paghi la vittima in quanto richiede la partita Iva o perché il valore della
creazione è a totale discrezione del committente.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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VENDITE PORTA A PORTA
Le vendite porta a porta offrono lavoro in Italia a circa 260.000 persone. Un'ottantina di aziende, quelle serie, hanno fatturato nel 2001 qualcosa come 2 miliardi di euro. Chi cerca lavoro a domicilio deve rivolgersi agli Uffici provinciali del lavoro dove esiste il registro delle aziende che hanno personale regolarmente assunto. Le aziende, quelle serie, aderiscono in buona parte ad Avedisco, l'associazione nazionale delle vendite dirette.
In ogni caso:
- diffidare sempre di una ditta che chiede quattrini per cominciare una qualsiasi attività;
- in caso di dubbio, controllare alla Camera di commercio;
- ricordare che i truffatori amano spostare spesso sede e raggio d'azione.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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BORSE DI STUDIO
Una delle truffe più subdole e recenti consiste nella creazione di borse di studio a copertura molto parziale, in quanto coprono le spese del primo anno scolastico obbligando lo studente a pagarsi a caro prezzo i rimanenti.
Naturalmente non è assicurato che la borsa di studio possa essere rinnovata e i criteri con cui si individuano gli studenti più meritevoli non sono precisati.
Ad aggravare la situazione dello studente è il fatto che i titoli finali rilasciati molto spesso non hanno alcuna validità nel mondo del lavoro. Del resto, difficilmente scuole, università ed enti accreditati permetteranno simili inganni legati alla loro offerta formativa.
A questo proposito sarà utile per qualsiasi dubbio consultare preventivamente l'elenco di scuole a rischio fornito da Ministero della Pubblica Istruzione.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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ASSOCIAZIONI
L'associazione in partecipazione è uno dei raggiri più recenti e tendenzialmente coinvolge donne. Dopo una serie di colloqui successivi alla risposta della candidata all'inserzione, questa viene assunta con uno stipendio, ad es. di 500 euro.
Viene invitata a firmare un contratto di lavoro che in realtà si rivelerà associazione in partecipazione, cioè la neo-dipendente non è assunta, ma associata all'azienda. Lo stipendio si trasforma in un anticipo sugli utili della società (e non del titolare, che provvede a svincolare i propri), generalmente non superiori al 3%.
La malcapitata a questo punto è costretta non solo a lavorare per 48 ore settimanali, senza contributi, ma non può abbandonare il posto di lavoro, altrimenti scatta la richiesta di risarcimento danni.
Valgono allora le solite raccomandazioni, in particolare quella di leggere attentamente ciò che si sta firmando: se qualcosa non è chiaro, meglio rivolgersi a consulenti, sindacati, patronati o legali.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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IL BOOK
Pubblicità, moda, televisioni, cinema: il book (il libro di fotografie) è indispensabile per esserci, per essere notati, per coltivare la speranza. È meglio però diffidare di quelle agenzie che promettono di avviare modelli e modelle alla professione offrendosi però di fornire a caro prezzo il book (fino a 1.000 euro). Capita che il sogno si trasformi in illusione. E, alla fine, di concreto resti solo il book.
Un altro settore florido di truffe e raggiri è anche quello di sconosciuti impresari musicali che organizzano concorsi o procedono ad audizioni con compensi elevati, violando numerose leggi tra cui quella dell'ottobre del 1952 che vincola il collocamento dei complessi artistici al benestare della Presidenza della Consiglio.
E per finire il ricatto più odioso: "La passerella? Se sarai carina o carino ...". Che fare? Basta un numero di telefono, quello dei carabinieri.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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PERIODO DI PROVA
Gli annunci che citano tirocini interni, personale da avviare o periodi di prova, spesso celano vere e proprie intenzioni di sfruttamento.
Con la speranza di una futura assunzione i giovani lavorano anche per svariati mesi con salari che raramente sono superiori alle 150 euro mensili e orari molto duri. Soprattutto nelle regioni a scarsa cultura sindacale e depresse economicamente, come il Mezzogiorno, le società di questo genere, dopo aver operato per un certo periodo di tempo in una zona, chiudono i battenti e ricominciano la loro attività in un'altra area in cui sono sconosciute.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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ANNUNCI
Gli annunci economici pubblicati su giornali o riviste possono rivelare brutte sorprese. Le testate specializzate in annunci gratuiti, vivendo soprattutto di pubblicità e inserzioni pubblicano di tutto, trasformando la rubrica lavoro in un terreno fertile per inserzionisti privi di scrupoli.
Meglio non fidarsi del fatto che la selezione degli annunci nei quotidiani è maggiore, a causa l'elevato costo di pubblicazione e del filtro della redazione: i casi di annunci-bidone sono comunque molto elevati.
È consigliabile dunque affidarsi a giornali affermati (in primo luogo giornali e quotidiani a diffusione nazionale), preferire gli annunci che richiedono il curriculum e promuovono ricerche di personale qualificato da parte di società specializzate.
Il 50% del mercato delle inserzioni riguarda la ricerca di abili venditori, che molto spesso diventeranno veri e propri addescatori da strada, complici di gente al limite della legalità.
Questo tipo di raggiri occupa un posto non trascurabile nella graduatoria dei motivi di denuncia presso le associazioni dei consumatori.
Gli annunci che ricercano imprenditori hanno solitamente un buon successo, grazie al fascino che questa parola esercita sulla maggior parte delle persone.
Ma per essere imprenditori occorre prima di tutto investire: qui sta il punto di partenza di molti raggiri che prevedono versamenti anche superiori a dieci mila euro da parte delle vittime per azioni di società fittinzie o per prodotti invendibili.
Una volta legato in questo modo alla ditta, il malcapitato è costretto a diventare un venditore ambulante di questi prodotti oppure a frequentare corsi di formazione tanto inutili quanto costosi.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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INSERZIONE A RAGGI X
Per verificare che cosa c'è dietro certe allettanti proposte che compaiono sugli annunci di ricerca di personale, "Corriere Lavoro" il supplemento del venerdì del Corriere della Sera ne sottoporrà alcune ai raggi X per verificarne l'attendibilità. La prima "investigazione" sul campo dei nostri inviati speciali. Un annuncio in grassetto pubblicato su un giornale di inserzioni: "Anche inesperti computer selezioniamo inserimento area impiegatizia max trentacinquenni, eventuale formazione interna (solo spese segreteria)". Dopo aver telefonato e fissato un colloquio (la segretaria non rilascia informazioni di alcun genere), si viene invitati a presentarsi a una società di selezione milanese. Ad accogliere gli aspiranti lavoratori c'è una signora abbronzata, che si impossessa del curriculum e prega di attendere.
Il signor B. P. non si fa aspettare troppo. Ha l'aria simpatica. Cerca di mettere a loro agio quanti gli stanno di fronte. Spiega che una famosa multinazionale (di cui però non vuole dire assolutamente nulla, neppure il nome) sta cercando 13 elementi per la sua filiale milanese.
Che esperienze hanno i candidati, poco importa. B. P. non se ne interessa affatto. Quello che gli sta a cuore sono le conoscenze informatiche.
"Come ve la cavate con il computer?" chiede affabile. Rispondiamo senza esitazioni: "Abbastanza bene. Conosciamo i principali pacchetti applicativi. Abbiamo lavorato su tutte le macchine". Ma B. P. pare non avere sentito la risposta.
"La "condicio sine qua non" per l'assunzione è la frequenza di un corso di informatica presso la nostra sede. Un corso in tre sedute che vi permetterà di colmare le vostre lacune". Il tutto per la modica cifra di 250 euro.
"Scusi, ma poi verremo assunti?", è la domanda che sorge spontanea. B. P. assicura di sì. Almeno a parole. Garanzie scritte, lo dice chiaro e tondo, non vuole darne.
All'obiezione che in tre lezioni non si impara l'informatica, B. P. risponde pronto che si tratta di un'infarinatura, giusto per essere già operativi appena entrati in azienda.
"E' da tanti anni che organizzate corsi di questo tipo?", domandiamo. B. P. guarda un po' storto questi suoi interlocutori, ma cerca di essere gentile: "Certamente". Peccato, però, che sull'elenco telefonico dell'anno prima non sia riportata alcuna società con il nome fornitoci all'inizio. "Va bene, grazie, ci pensiamo un po' sopra", concludiamo.
Al momento di salutare, ai candidati viene dato un biglietto da visita fotocopiato, con un numero di telefono cancellato e uno nuovo scritto a mano. Il giorno dopo, facciamo una telefonata per avere qualche chiarimento. "Tutti quelli che frequenteranno il corso verranno assunti?", è la domanda. B. P. risponde paziente: "Sì, verranno assunti tutti e dieci se impareranno quello che viene insegnato al corso"
Ma come, non erano 13?.
"Altri due o tre - continua B. P. - verranno tenuti in considerazione come riserve".
Come aspiranti lavoratori non demordiamo: "E' possibile parlare con qualcuno che ha già seguito le vostre lezioni, tanto per chiedere un po' di notizie, o magari assistere per un quarto d'ora a uno dei corsi? Così, giusto per verificare che possa davvero essermi utile". A questo punto la pazienza di B. P. pare esaurirsi. Troppa curiosità lo infastidisce. "Come vi chiamate? Beh, sentite, lasciate perdere. Tanto la selezione è terminata".
Data: 05/02/2010
Fonte: Corriere Lavoro
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STORIE DI ORDINARIA TRUFFA
Storie di ordinaria truffa: una trentina di giovani romani. Disoccupati. Disposti a pagare cinque milioni di vecchie lire, anche a rate, anche con cambiali, per essere assunti. L'inserzione era chiara. Un corso di specializzazione in tecniche di vendita e di comunicazione. Duemila euro per un futuro. Per un posto. Per uno stipendio. Una certezza nella vita. Pagata l'iscrizione al corso la società è svanita. Niente lavoro. Solo avvocati. Carte bollate. Tribunali. Undici persone rinviate a giudizio la scorsa primavera. Una lunga storia giudiziaria. La beffa. Le cambiali in protesto. La delusione. I lunghi anni in attesa di un verdetto.
Storie di ordinaria truffa. Come quella toccata ad un geometra di Legnano. Disoccupato. Anche in questo caso l'inserzione, on line, era chiara, dettagliata, precisa: uno stipendio in cambio di un lavoro al computer. Solo testi da copiare seguendo lo schema preparato dall'azienda. Una piccola somma da anticipare "per la gestione fiscale" e via davanti allo schermo. Al lavoro. In attesa di tempi migliori.
Poi mesi di tentativi per mettersi in contatto con l'azienda. Svanita. La denuncia alla Finanza. L'inchiesta. Poche righe sui giornali.
Ancora storie di ordinaria truffa. Come quella delle decine di immigrati clandestini costretti a pagare ad una cooperativa di Cinisello Balsamo, a due passi da Milano, sino a 1.500 euro per essere regolarizzati. La sanatoria che ha i tempi biblici di una burocrazia che tiene "prigionieri" migliaia di stranieri , la certezza di una vita normale. E anche in questo caso la delusione in agguato. La trappola scattata. La denuncia al sindacato. La vertenza aperta per chiedere giustizia.
Inganni, raggiri, ricatti, colpi duri. Contratti fasulli. Aziende fantasma. Speculatori senza scrupoli. Faccendieri. Imbroglioni. Banditi veri. Sono i più deboli spesso a cercare un'occupazione. I più indifesi. Le prede più facili.
Avevano speranze da vendere i giovani che hanno provato con un call centre.
Telefonate per piazzare una rivista, come tante, ma truffaldina. Le provvigioni sono garantite. Ma non arrivano mai. Giunge assai prima lo scoramento. La certezza di essere cascati nella trappola. Anche un'associazione misteriosa di volontariato cercava giovani. Ambosessi. Per mettersi alla prova. A percentuale. Un "lavoretto" in attesa di un lavoro. Per raccogliere fondi per una causa nobile. I fondi svaniscono appena prima delle promesse.
Ancora non ha sbollito la rabbia il giovanotto che, sempre rispondendo ad una inserzione, si è trovato in una sala Bingo a rivendere cartelle nel senso che prima aveva dovuto acquistarle e anticipare fior di quattrini con un orario di lavoro impossibile e, a conti fatti, senza la soddisfazione di un minimo di guadagno.
Anche i seimila studenti dell'Open Istitute solo a Milano circa tremila iscritti che avevano aderito con entusiasmo alla campagna di reclutamento e che si erano affrettati a pagare i corsi di inglese hanno ancora in bocca il sapore amaro della truffa. L'inglese è fondamentale per aggiustarsi in pole position nella corsa ad una buona occasione di lavoro.
E' quasi banale sentirselo ripetere. Ai primi di gennaio sono tornati nelle varie sedi dell'istituto. La rata era stata saldata. Le vacanze finite. Le scuole deserte. Chiuse. Del titolare neppure l'ombra di una traccia. Il danno e la beffa. Con le finanziarie che chiedono ai ragazzi il saldo del conto.
Data: 05/02/2010
Fonte: Corriere Lavoro
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RACCOMANDAZIONI
Il decreto ministeriale del 31 luglio 1997, firmato dal ministro del lavoro, Tiziano Treu istituisce il Comando carabinieri Ispettorato del lavoro alle dipendenze dirette del ministro. Il suo scopo è di vigilare sulle leggi in materia di lavoro e di previdenza sociale nelle aziende industriali, commerciali, negli uffici, nelle aziende agricole. Ovunque è previsto un lavoro salariato o stipendiato.
Carabinieri sono cosi chiamati a difendere il lavoro legale, a difendere chi un lavoro lo cerca, a perseguire reati e infrazioni alla legge nel mercato del lavoro.
Questo comando dispone di un reparto operativo nella sede centrale di Roma 101 nuclei presenti in maniera capillare su tutto il territorio, presso la sede delle Direzioni del Lavoro, in ogni capoluogo di provincia.
Le raccomandazioni per evitare truffe e bidoni quando si cerca lavoro sono poche e semplici:
- diffidare delle aziende anonime che forniscono come riferimento il numero di un cellulare oppure un numero internazionale (con i due zeri iniziali). Il modo migliore per risultare introvabili dopo aver truffato qualcuno;
- mai firmare documenti in bianco;
- leggere sempre il contratto dall'inizio alla fine, fino all'ultima parola.
- rileggere ciò che si sta per firmare con attenzione, anche le righe e le clausole scritte a caratteri minuscoli, valgono anche e soprattutto quelle;
- entro sette giorni da qualsiasi tipo di adesione o sottoscrizione (ad esempio a un corso di formazione che non convince fino in fondo) esiste un preciso diritto di recesso;
- non versare mai somme di denaro come condizione per avere un posto;
- valutare attentamente e in maniera serena inserzioni comprese quelle on line, annunci, depliant pubblicitari. Bisogna sempre prendersi il tempo per riflettere e verificare la validità e autenticità dell'offerta. Diffidare sempre di chi ha fretta di farvi concludere, anche se vi porta le migliori motivazioni.
- in caso di dubbi, presso la Camera di commercio e con un somma irrisoria, è possibile consultare il bilancio della società e ottenere altre informazioni utili.
- un lavoro meraviglioso, con poca fatica e tanto guadagno immediato è sicuramente un sogno, o meglio una truffa.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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RINUNZIE E TRANSAZIONI
Al momento della firma di un contratto o del termine di un rapporto di lavoro, occorre prestare particolare attenzione che i diritti fondamentali del lavoratore siano rispettati.
Innanzitutto, i diritti di ogni lavoratore possono essere inderogabili (non è possibile rinunciare al diritto alla salute, alla retribuzione, alla sicurezza sul lavoro, alle ferie e così via) o derogabili (come, ad esempio, i diritti di credito cioè a ontenuto economico).
Questa distinzione è importante perché spesso i lavoratori firmano delle dichiarazioni senza sapere se il loro contenuto sia davvero vincolante e lecito in base alle norme sul lavoro e ai contratti nazionali.
Può capitare che il datore di lavoro chieda di sottoscrivere una dichiarazione con cui il lavoratore si impegna a rinunciare ad alcuni diritti oppure afferma di aver ricevuto tutto quel che gli spettava, rinunciando a qualsiasi altra pretesa o rivendicazione. Per fare chiarezza su queste dichiarazioni occorre rivolgersi all’art. 2113 del codice civile, che così recita: «Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi… non sono valide». Ma vediamo nel dettaglio.
Per prima cosa bisogna distinguere tra rinunce o transazioni. Le rinunce sono dichiarazioni di volontà con cui un determinato soggetto decide di non esercitare più un diritto che gli spetta. Le transazioni sono accordi con cui il datore di lavoro e il lavoratori si fanno reciproche concessioni per porre fine a una lite già iniziata o per non dare inizio a una controversia.
Ma, riprendendo quanto detto in premessa, è evidente che rinunciare al diritto di scioperare, anche se resa su carta bollata e con firma autenticata dal notaio, non ha alcun valore legale, perché è un atto nullo. La forma non muta la sostanza, ovvero nessuna atto scritto può essere valido se afferma la rinuncia a un diritto riconosciuto dalla legge inderogabile.
Sul fronte dei diritti derogabili, esistono disposizioni che tutelano il lavoratore che, come «parte debole» di un rapporto, potrebbe essere indotto ad accettare situazioni svantaggiose per il timore di non fare carriera o di essere licenziato.
Ci riferiamo alle cosiddette quietanze liberatorie o quietanze a saldo che sono dichiarazioni con cui, alla fine di ogni rapporto di lavoro, il dipendente afferma di aver ricevuto tutto quanto gli era dovuto. In base alla giurisprudenza, esse sono una mera dichiarazione di scienza, quindi la quietanza (o ricevuta) vale per la somma ricevuta, ma non per i diritti connessi.
In questo modo il lavoratore avere subito la somma che il datore di lavoro è disposto a pagare, senza per questo dover rinunciare ad emolumenti ulteriori, previsti da norme derivanti dalla legge o dalla contrattazione collettiva. In altre parole, la dichiarazione del lavoratore è valida per il denaro percepito ma non per l’impegno a non far valere i miei diritti. Quindi, se il lavoratore avvia una causa, non potrà negare di aver ricevutola somma dichiarata, ma potrà sostenere – se è vero – che gli era dovuo di più.
Dunque, la formula «…dichiara di esser totalmente soddisfatto e di null’altro avere a pretendere…» è una pura formalità, che non impedisce al dipendente di attivarsi per la tutela dei propri diritti.
L' art. 2113 del codice civile prevede, all’ultimo comma, un'eccezione: le rinunzie e le transazioni sono ammesse solo se contenute in accordi scritti stipulati ai sensi del codice di procedura civile (articoli 409, 410 e 411). Quest’ultimo precisa che le intese con il lavoratore risultano valide solo se avvengono in sede sindacale o dinanzi a un funzionario della Direzione provinciale del lavoro.
Ciò significa - ad esempio - che se un dipendente, in azienda, firma un accordo con cui si impegna a non promuovere azioni legali in cambio di una certa somma, quell’impegno non ha alcun valore. Se invece la trattativa si conclude presso la Direzione provinciale del lavoro o presso la sede di un sindacato, il verbale conclusivo ha piena efficacia ed il lavoratore, una volta che ha firmato, non può più avanzare pretese per lo stesso titolo.
Data: 05/07/2010
Fonte: Redazione
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A CHI RIVOLGERSI
Le vittime di truffe e raggiri nell'ambito di offerte di impiego, contratti o condizioni di lavoro, possono rivolgersi a:
- Ispettorato del lavoro
Controlla, verifica e giudica eventuali violazioni in materia lavorativa, per favorire il rapporto, e dunque l'accordo, tra datore di lavoro e dipendente. In dettaglio, tutela la salute fisica e psichica dei lavoratori sul posto di lavoro, prevenendo gli infortuni professionali, attesta il rispetto delle disposizioni sulla durata del lavoro e del riposo e attiva particolari azioni di protezione peri giovani, donne incinte o madri che allattano. E' composto da funzionari della Direzione Provinciale o Regionale con qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria.
Oltre all'Ispettorato del lavoro, riveste un ruolo importante la Direzione generale dell'attività ispettiva che coordina l'attività di vigilanza, sancita col decreto legislativo. n. 124/2004. Il servizio ispezioni del lavoro della Direzione del lavoro ha due sezioni: sezione Vigilanza ordinaria e sezione Vigilanza tecnica.
Trova sul sito del ministero del lavoro, l'Ispettorato del lavoro della tua provincia.
- Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro
Il 1° ottobre 1997, in ottemperanza al decreto ministeriale del 31 luglio 1997 (legge n. 608/1996 , art. 9) il Comando Generale dell'Arma ha istituito il Comando Carabinieri Ispettorato del Lavoro, inquadrando in esso i Nuclei carabinieri ispettorato del lavoro, già preesistenti. Dal 20 aprile 2006 il Comando ha assunto l'attuale denominazione.
I suoi compiti sono di accertare violazioni in materia giuslavoristica e di legislazione sociale. Al personale del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro vengono attribuiti poteri ispettivi e di vigilanza necessari per svolgere i compiti di controllo e verifica affidati dal ministero del Lavoro e dalle normative vigenti in materia di lavoro, su tutto il territorio nazionale e anche all'estero.
Trova in Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro più vicino.
Data: 05/02/2010
Fonte: Redazione
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