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Come mettersi in proprio, creare il proprio business plan e conoscere incentivi e interventi a favore dell’imprenditorialità. Le modalità e le caratteristiche del lavoro autonomo.

Errori da evitare
PREGIUDIZI E TRAPPOLE > I NUMERI DEGLI IMPRENDITORI > CARATTERISTICHE > ANALIZZARE L'IDEA > TEMPO E DENARO > CONDIZIONI DI LAVORO > COSA SIGNIFICA METTERSI IN PROPRIO > LAVORO AUTONOMO > DA DIPENDENTE A IMPRENDITORE > CITAZIONE >


PREGIUDIZI E TRAPPOLE

Ogni anno, circa il 30% delle neo-imprese fallisce nel tentativo di ritagliarsi un proprio spazio nel mercato italiano. Le cause di questi insuccessi sono molte, e certamente gioca un ruolo importante la mancanza di esperienza che porta a compiere errori irreparabili e passi falsi in termini di budget e gestione della clientela.
La prima cosa che un aspirante imprenditore deve fare e quello di sgombrare la mente dai soliti pregiudizi. Ecco i più pericolosi:

Avere una visione di insieme del proprio progetto imprenditoriale, significa avere un'intuizione vincente.
Sbagliato! La visione d'insieme si basa sulla competenza, il buon senso, l'analisi e la capacità di cogliere le buone occasioni; l'intuito è, al contrario, cieco e impulsivo. Identificarli significa creare le giuste basi per il fallimento.

Se sei già un esperto nel campo, sarai anche un imprenditore vincente
Classico errore, perché un conto e la conoscenza di un settore, un'altra cosa è saper intraprendere un'attività.

Con denaro a sufficienza il successo è garantito.
È il mito degli ingenui. Non si tiene conto del fatto che nel fare impresa non conta possedere di più ma saper gestire meglio, ottimizzando e spendendo in modo oculato e redditizio le risorse a disposizione.

Bisogna dirigere i propri sforzi su un unico progetto
Falso! A volte per raggiungere l'obiettivo principale occorre "spendere" in attività preliminari in grado di generare le condizioni per andare avanti verso la metà finale.

Meglio creare un ambiente di lavoro coinvolgendo amici e parenti
Attenzione! Mescolare vita privata e lavoro genera spesso solo guai, a meno che non vengano chiariti fin dall'inizio ruoli e responsabilità di ciascuno.

Non pensare troppo in grande
Sbagliato, perché ciò che conta invece è la consapevolezza delle proprie capacità e dei mezzi a disposizione. Insomma l'imprenditore deve mirare in alto, ma con i piedi per terra e con progetti definiti e accessibili.

La carta vincente è giocare al ribasso sui prezzi
Ma poi conviene? Il rischio è che per mantenersi fedeli a questo principio si finisca a lavorare con margini di guadagno troppo bassi o addirittura in perdita.

Dopo i pregiudizi, vengono le trappole nascoste tra i meccanismi del fare impresa. Ecco alcuni consigli per evitarsi brutte sorprese.

Chiedere sempre...
Conoscere il mercato in cui vi vuole operare è fondamentale. Se poi non ci sono i soldi per un studio di mercato redatto da una società di consulenza, spazio alla creatività e ai diversi media (giornali, libri, Internet) per raccogliere informazioni sul mercato e, soprattutto sulla concorrenza.

... e calcolare ancor di più
Nel redigere il business plan occorre calcolare al centesimo costi di avviamento, produzione, scorte ecc. E poi attenersi fedelmente al preventivo fissato che deve essere realistico rispetto ai mezzi di cui si dispone.

Discutere e confronta
Il progetto della tua impresa va sempre confrontato con amici, esperti e familiari, per tenere in considerazioni le obiezioni e non difendere a tutti i costi le proprie idee.

Creare un team
Coinvolgere al massimo tutti i collaboratori, ognuno in base alle proprie capacità e ruolo. Tutti devono scambiarsi informazioni e mirare a un unico obiettivo, il successo dell'impresa.

Verificare e poi verificare ancora
Man mano che il progetto prende forma possono verificarsi errori o cambiamenti di rotta. Controllare tutte le fasi del progetto, anche quelle che non si è direttamente coinvolti.

Denaro mio o denaro dell'azienda?
Non è la stessa cosa, capirlo subito evita molti guai dopo.

Conti sempre in ordine
Un'amministrazione ordinata è una amministrazione longeva. Dunque bisogna annotare sempre entrate e uscite, richiedere le fatture ai fornitori e mantenere in ordine le proprie, tenere un po' di liquidità in cassa, pagare le spese dell'impresa con i soldi dell'impresa!

Faccio tutto io?
La gestione contabile di una azienda, anche piccola, è faccenda assai complessa. Se non si hanno le conoscenze necessarie ci sono società outsourcing a cui è possibile (ed è meglio) affidarsi.

In caso di finanziamento
Con un finanziamento non si deve perdere di vista il fine per cui è stato concesso, anche perché si deve giustificare ogni centesimo speso.

E per finire gli errori classici, forse banali per gli esperti e gli imprenditori affermati, ma sempre dietro l'angolo per chi è alle prime armi. Una questione di esperienza, ma non solo.
Nelle schede che seguono abbiamo cercato di riassumere i più diffusi e insidiosi.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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I NUMERI DEGLI IMPRENDITORI

Va all'Italia il record europeo per il lavoro indipendente. Con una percentuale che sfiora il 28% di ‘autonomi’ rispetto al totale degli occupati, infatti, il nostro Paese mostra la media più elevata di tutta l'Europa.
E il dato è in crescita: è passato, infatti, dal 27,5% del 2003 al 28% del 2004. A scegliere l'autoimpiego, inoltre, sembrano essere più gli uomini (31,5%) rispetto alle donne (21,1%). È quanto emerge dal 'Factbook 2005' dell'Ocse, che parla di vera e propria 'anomalia’ italiana. Se, infatti, questa forma di occupazione interessa prevalentemente i Paesi a basso reddito pro-capite (ad esempio la Turchia con il 49,4%, il Messico con il 37,1% e la Corea con il 34,9%), l'Italia rappresenta una notevole eccezione.
Secondo i dati Ocse, nel 2003, la media italiana di lavoratori indipendenti è stata avvicinata solo dai Paesi iberici: Portogallo (26,8%) e, a distanza, Spagna (18,6%).
Decisamente più basse le quote di partner europei quali la Germania (11,4%) o la Francia (8,8%). Mentre sono più vicine le medie dei Paesi di nuovo ingresso: Polonia (27,3%), Repubblica Ceca (17,3%), Ungheria (13,5%).

Secondo l'ultima rilevazione Istat sulle forze lavoro, nel quarto trimestre 2004, i lavoratori indipendenti italiani sono ben 6.339.000, pari al 28% dell'occupazione totale.
Rispetto allo stesso periodo del 2003, l'autoimpiego è cresciuto dell'1,4%, contro il +0,5% registrato dal lavoro dipendente.
Circa 4.230.000 sono gli indipendenti impegnati nell'ambito dei servizi (66,7%), con una crescita sul 2003 pari allo 0,4%. L'industria occupa 1.517.000 indipendenti (23,9%), con un consistente aumento sul 2003 (+2,3%), mentre sono 593.000 (pari a circa il 9,4%) in agricoltura (dove superano il numero dei dipendenti, fermo a 441.000), segnando un +2,7% sul 2003.
Quasi il 70% è costituito da uomini, contro il 30% di donne. Queste ultime mostrano una presenza più consistente nei servizi (1.557.000 contro 2.673.000 uomini), mentre sono scarsamente rappresentate nell'industria (224.000 contro 1.293.000 uomini). Il lavoro indipendente è, poi, prevalentemente a tempo pieno: 5.454.000 lavoratori (pari a circa l'86%), contro 833.000 in part time.

A livello territoriale, la presenza più consistente di lavoratori indipendenti è al Nord (3.234.000, pari a circa il 28% dell'occupazione, 28,8% guardando al solo Nordest). Il Mezzogiorno ne conta 1.792.000 (27,6% circa dell'occupazione) e il Centro 1.313.000 (pari però al 28,5% circa degli occupati).
La Toscana è la regione con l'incidenza più alta di autoimpiego (31,9%), seguita da Molise (31,2%), Emilia Romagna (30,8%), Basilicata e Marche (29,9%), Campania (29,6%), Liguria (29,5%), Valle d'Aosta (29%), Piemonte (28,8%), Umbria (28,4%) e Abruzzo (28,3%). Sotto la media italiana, Trentino Alto Adige (27,3%), Puglia (26,7%), Friuli Venezia Giulia (26,6%), Lombardia (26,5%), Sicilia (26,3%) e Calabria (26,2%). Fanalini di coda Sardegna e Lazio, con il 25,8%.
In termini assoluti, però, la Lombardia raccoglie ben 1.115.000 lavoratori indipendenti, seguita a distanza dall'Emilia Romagna (570.000) e dal Lazio (541.000).

“A dare una spinta al lavoro autonomo sono elementi strutturali del mercato del lavoro italiano e ragioni che si sono aggiunte negli ultimi anni”. Questo il commento di Tito Boeri, docente di Economia del lavoro alla Bocconi di Milano.
“Il lavoro autonomo è da sempre vissuto come una valvola di sfogo rispetto ai costi legati ad assunzioni e licenziamenti. Questo spiega il fenomeno delle collaborazioni coordinate e continuative, che di fatto coprono spesso il lavoro dipendente e che, tra l'altro, abbattono i prelievi fiscali e contributivi a carico delle aziende'.
Un altro aspetto è, secondo Boeri, quello relativo “al tessuto industriale, fatto prevalentemente di piccole imprese, per le quali la crescita avviene spesso fuori dall'azienda stessa”. A queste motivazioni 'storiche’ se ne aggiungono, secondo l'economista, altre che spiegano la crescita del lavoro indipendente negli ultimi anni.
“E vicende dei condoni fiscali - sottolinea - hanno in larga misura cambiato la distribuzione dei redditi a favore degli autonomi rispetto ai dipendenti, attirando nuove leve in queste forme di occupazione che altrove, in Europa, restano marginali e prevalentemente legate alla ricerca di migliori condizioni per persone a basso reddito”.
Infine, avverte Boeri, “il fenomeno si intreccia con il sommerso, perché spesso il secondo lavoro prende questa forma e in questo caso i dati sono solo parzialmente evidenziati dalle statistiche” .

Data: 24/08/2009
Fonte: Labitalia

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CARATTERISTICHE

Quando si inizia a cercare lavoro si è portati ad immaginare un'occupazione di tipo dipendente, coerente con il percorso scolastico e formativo intrapreso; è naturale che, a seconda di quello che si è studiato, ci si immagini come impiegati, tecnici, operai specializzati, in generale come dipendenti di qualcuno o qualcosa. In realtà a fianco del lavoro dipendente esiste anche lo sbocco professionale del lavoro autonomo o imprenditoriale.
Sono lavoratori autonomi gli artigiani, i commercianti, gli agenti di commercio, i liberi professionisti, i consulenti, le guide turistiche; in generale tutti coloro che progettano, organizzano e realizzano in autonomia il proprio lavoro.

A differenza quindi del lavoratore dipendente, il lavoratore autonomo non ha un superiore che indica compiti da realizzare ed obiettivi da raggiungere, e non opera all'interno di un'organizzazione - impresa, ufficio, ente pubblico - già definita: l'imprenditore decide e fa la propria organizzazione.
Il lavoro dipendente possiede alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente allettante, quali la sicurezza del posto di lavoro, le minori responsabilità, l'operare all'interno di un'organizzazione già esistente.
"Mettersi in proprio" porta, invece, a fronte di maggiori responsabilità, maggiori soddisfazioni sia in termini economici che psicologici. Un'attività imprenditoriale può anche essere gestita da un gruppo di persone: parliamo in questo caso di società e di cooperative.

Prima illusione da sfatare: diventare imprenditori e in generale lavoratori autonomi non significa, come solitamente si crede, non “avere” padroni, fare quello che si vuole: tutt’altro; vuol dire essere nel mercato, rispondere ed operare secondo le sue regole, rispettare scadenze e impegni; e ancora essere responsabili verso clienti, dipendenti e collaboratori, oltre che verso se stessi.
Essere imprenditori quindi richiede alcune doti particolari, perché le sole buone competenze tecniche non possono essere sufficienti per guidare al successo un’impresa.
In primo luogo è sicuramente necessario tracciare un onesto e completo bilancio di competenze, cioè una verifica del percorso personale di formazione, studi, esperienze lavorative, interessi coltivati che hanno portato alla scelta del lavoro in proprio.
Si tratta di un attento percorso di autovalutazione, per chiarire, innanzitutto a se stessi, le capacità tecniche e professionali e le aspirazioni personali che si possiede.

Non meno importante è la motivazione, ossia la voglia di riuscire, a partire da una corretta valutazione dell’idea imprenditoriale in cui si è disposti a investire energie, denaro e tempo. I vincoli principali infatti alla riuscita di un progetto imprenditoriale non dipendono dalla mancanza di capitale iniziale, ma da una scarsa motivazione.
L'imprenditore è una persona che rischia, consapevole che le sue scelte possono in futuro non essere più coerenti con i bisogni del mercato.
Deve quindi possedere una discreta capacità critica, che gli permetta di valutare razionalmente, e non con il cuore, la propria idea; deve saper leggere continuamente i mutamenti del mercato per “correggere”, se non addirittura “cambiare”, la rotta alla propria attività, in considerazione delle nuove tendenze.

Indispensabile inoltre una buona capacità di superare ostacoli e delusioni. Insomma, l’imprenditore deve essere in grado di innovare, cambiare, modificare la sua azienda. L’avvio e la guida di una impresa deve contare su capacità di resistenza all'ansia, alle frustrazioni, allo stress da parte del suo creatore.
Clienti che non pagano, fornitori che non consegnano, prodotti che non si vendono, banche che chiedono improvvisamente la restituzione di prestiti: chi gestisce un'attività autonoma si scontra quotidianamente con questo tipo di problemi.
A differenza del lavoratore dipendente inoltre, sull'imprenditore ricadono tutte le decisioni che riguardano le scelte di mercato, di organizzazione, finanziarie e di prodotto della sua azienda.

Saper organizzare il lavoro (proprio e di altri), saper programmare la realizzazione del prodotto e l'erogazione del servizio rispetto ai tempi di consegna dei fornitori, ai tempi di lavorazione delle macchine, e ai tempi di consegna concordati con i clienti, sono capacità fondamentali che solo parzialmente di possono acquisire e accrescere con l’esperienza.
Per quanto riguarda le politiche promozionali, del prezzo dei prodotti e la gestione economico-finanziaria dell'impresa, è possibile invece potenziare efficacemente le proprie conoscenze con appositi percorsi formativi.

Infine le capacità di relazione. La gestione dell'impresa comporta continue relazioni con clienti, fornitori, banche, enti pubblici, consulenti ecc. La buona gestione di queste relazioni è essenziale per il successo dell'impresa, anche se richiedono un forte investimento in tempo ed il possesso di capacità di relazione connaturate.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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ANALIZZARE L'IDEA

Quando si decide di mettersi in proprio occorre avere la consapevolezza che ci sono una serie di problemi che vanno affrontati, sia in fase di progettazione e di avvio dell’impresa, che nella fase del suo sviluppo.
Poiché avviare un’impresa è un compito che richiede capacità e requisiti specifici, è importante fare un’attenta valutazione di se stessi sia come persona che come lavoratore rispetto alle principali attività di cui un imprenditore si deve fare carico, per comprendere meglio quali sono le corrispondenti capacità che occorre possedere.

Ecco alcuni tratti caratteriali e alcune motivazioni che possono definire il profilo di un soggetto adatto all’attività imprenditoriale:

- desiderio di realizzare qualcosa con le proprie forze;
- capacità di sostenere duri ritmi di lavoro;
- bisogno di autonomia;
- fiducia nelle proprie capacità di controllo degli eventi esterni;
- moderata propensione al rischio;
- capacità di leadership;
- attitudine alle relazioni umane;
- capacità organizzativa.

L’idea può essere originale e innovativa, anche se non è detto che per avere successo una nuova impresa debba basarsi su idee originali e innovative. L’idea, pur avendo aspetti profondamente innovati può, infatti, riguardare mercati già sondati e sviluppati da altre aziende.

Tre sono le alternative:

1. avvio di una nuova impresa
2. acquisizione di un’impresa già esistente
3. avvio di un’impresa in franchising.

Per la verifica dell’idea, ci si può rivolgere a quei servizi che offrono consulenza e assistenza tecnico-burocratica. Ricordiamo i BIC (Business Innovation Center) per i progetti a più alto contenuto tecnologico, il Servizio Nuove Imprese, l’Eurosportello, Sviluppo Italia.
È bene ricordare che in un mercato libero, nella fase iniziale come in tutta l’evoluzione di un’impresa, la questione più difficile non è produrre, ma vendere.
L’analisi del mercato L’idea imprenditoriale, la famosa intuizione, nasce dall’osservazione della realtà e corrisponde, sostanzialmente, alla percezione di uno spazio di mercato che potenzialmente può essere conquistato.
Significa, per esempio, individuare domande di beni e servizi non adeguatamente (per prezzo, ma anche per qualità) soddisfatte.
Oppure riuscire ad individuare fenomeni di concentrazione dell’offerta che potrebbe invece essere spezzata.
È necessario, pertanto, capire:

- quale prodotto/servizio si vuole vendere;
- a chi lo si vuole vendere;
- quali bisogni si intende soddisfare;
- come si intende produrre il prodotto/servizio;
- come opera la concorrenza.

Il successo di un’impresa dipende dalla sua capacità di soddisfare le richieste del segmento di mercato individuato. Non sempre si possono sostenere i costi di una vera e propria ricerca di mercato. Può essere sufficiente attingere alle informazioni spesso disponibili presso le diverse associazioni di categoria.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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TEMPO E DENARO

Avviare un’attività in proprio o scegliere di essere professionisti autonomi comporta l’investimento di tempo e denaro, in parte anche proprio; infatti, per quanto esistano sul mercato diversi strumenti di sostegno alla neo imprenditoria (banche, leggi nazionali, regionali, strumenti di credito provinciali), l’andamento dell’attività, soprattutto nella fase iniziale, è contrassegnato da un alternarsi irregolare dei momenti in cui si devono affrontare esborsi per le spese di avvio e gestione e dei momenti in cui si incasseranno i proventi del proprio lavoro: spesso lontani l’uno dall’altro.
Proprio per permettere all’impresa di affrontare “serenamente” dal punto di vista finanziario le prime fasi di vita, nelle quali deve incominciare a farsi conoscere e conquistare il mercato, è necessario che alla base dell’attività ci sia del capitale proprio.
È questo periodo infatti il più critico dell’intera vita aziendale: puntualità, serietà e tempestività nel rispondere alla richieste della clientela, corretta ed efficiente gestione dei processi produttivi, attenta e precisa pianificazione dell’attività promozionale determineranno il successo futuro.
Diventare imprenditori non deve essere una seconda scelta, né avvenire senza avere coscienza della sfida intrapresa.
Chi adotta questa forma di lavoro come “area di parcheggio” in attesa del lavoro dipendente sperato, è destinato a fallire e a pagare duramente questo sbaglio.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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CONDIZIONI DI LAVORO

A fianco di queste propensioni personali, esistono elementi oggettivi che caratterizzano l'attività autonoma:

A) Lavorare per un periodo di tempo iniziale senza remunerazione
I primi mesi di vita di una nuova impresa sono essenziali per il decollo: l'impresa deve investire denaro in attività promozionale, deve farsi conoscere dai clienti, deve "dimostrare" al proprio mercato di essere in grado di soddisfarne i bisogni.
Nella fase iniziale di vita dell'impresa l'imprenditore deve mettere in conto di non avere una remunerazione, e quindi deve essere in grado di sopravvivere con denaro personale.

B) Non avere uno "stipendio" fisso
Spesso le attività imprenditoriali sono stagionali (in alcuni mesi si lavora di più, in altri di meno); ci sono poi momenti di crisi in cui i clienti diminuiscono, oppure i nostri clienti ci pagano con ritardo.
Questi fattori fanno sì che l'imprenditore non possa contare su una remunerazione periodica fissa, come può essere uno stipendio da dipendente.

C) Non avere orari
L'imprenditore è responsabile nei confronti del cliente della consegna del prodotto o dell'erogazione del servizio.
Questo fa sì che l'imprenditore debba comunque portare a termine nei tempi prefissati le commesse acquisite, senza tenere conto del numero di ore lavorate. Può perciò succedere che in periodi di intenso lavoro l'imprenditore lavori anche di sera, di sabato, di domenica.

D) Investire in fase di avvio un proprio capitale
L'inizio di una attività imprenditoriale comporta: costi burocratici di costituzione, costi di promozione, costi per investimento nelle tecnologie necessarie a produrre (macchinari, computer, etc.), costi per materie prime da trasformare o merce da rivendere, ecc. Tali costi variano a seconda del settore di attività in cui ci si inserisce, ma comunque esistono, anche per l'attività più semplice.
E' possibile coprire una parte dei costi con denaro di altri (p. es. banche che concedono prestiti) ed anche con finanziamenti agevolati per nuove imprese; questi finanziamenti sono comunque parziali rispetto al totale del costi e possono arrivare con qualche ritardo. L'inizio di una attività autonoma comporta quindi sempre l'investimento di capitale proprio.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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COSA SIGNIFICA METTERSI IN PROPRIO

Mettersi in proprio: che significa? “Lavoratore autonomo”, “imprenditore commerciale”, “artigiano”: qualche definizione per orientarci.
Non sempre è chiaro il significato di espressioni quali “mettersi in proprio”, “avviare un’attività autonoma” o “diventare imprenditore”.
“Mettersi in proprio” è un’espressione generica che si riferisce a tutte le attività di lavoro non dipendente: si può dire, quindi, che chiunque avvia un’attività lavorativa in forma non subordinata “si mette in proprio”.
Più difficile è distinguere l’attività di lavoro autonomo dall’attività imprenditoriale: in genere, tuttavia, si attribuiscono al lavoro autonomo delle caratteristiche diverse da quelle dell’impresa.
Tutte le attività di lavoro indipendente si possono perciò classificare, secondo le norme civilistiche e fiscali, in due categorie principali:

- attività di lavoro autonomo
- attività di impresa.

Per attività di lavoro autonomo si intende ogni attività lavorativa che prevede lo svolgimento di un'opera o di un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Secondo la normativa fiscale le attività autonome possono essere svolte principalmente nei modi seguenti: esercizio di arti o professioni; collaborazione coordinata e continuativa; lavoro autonomo occasionale.
Si considera esercizio di arti o professioni lo svolgimento di attività di lavoro autonomo per professione abituale.
Rientrano in questa categoria, ad esempio: i pittori, gli attori, gli avvocati, i medici, i commercialisti, ecc. La collaborazione coordinata e continuativa è quell’attività che, pur avendo un contenuto intrinsecamente artistico o professionale, viene svolta senza vincolo di subordinazione a favore del committente, ma in modo adeguato alle sue esigenze, nel quadro di un rapporto unitario e continuativo, senza impiego di “mezzi organizzati” (locali, macchinari, attrezzature, ecc.) e con retribuzione periodica prestabilita. Si considera lavoro autonomo occasionale qualsiasi attività di lavoro autonomo esercitata in modo sporadico, al di fuori quindi, di rapporti a carattere unitario e continuativo (es. un medico che scrive occasionalmente un articolo su una rivista scientifica).

L’attività di impresa viene definita, dal punto di vista normativo, attraverso la nozione di imprenditore (art.2082 del Codice Civile): “E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. In base a questa definizione risulta chiaro che, affinchè vi sia impresa, devono ricorrere le seguenti condizioni: - l’esercizio di un’attività economica diretta alla produzione o allo scambio di beni o di servizi; - l’organizzazione dell’attività - la professionalità.

L’imprenditore, al fine di distinguere la propria attività ed i propri prodotti dai concorrenti, utilizza alcuni segni distintivi tutelati dalla legge: la ditta, l’insegna e il marchio, che riguardano rispettivamente il nome, i locali e i prodotti (o servizi) dell’impresa. Nel linguaggio comune i termini impresa, azienda e ditta sono usati come sinonimi.
Giuridicamente tali termini definiscono, invece, tre concetti diversi: - l’impresa è l’attività svolta dall’imprenditore - l’azienda è lo strumento necessario per svolgere tale attività: mobili, macchinari, attrezzature, ecc. - la ditta è la denominazione commerciale dell’imprenditore, cioè il nome con cui egli esercita l’impresa distinguendola dalle imprese concorrenti: così come le persone devono avere un nome e un cognome, anche l’impresa deve avere una ditta.
Il Codice Civile distingue, in base al genere di attività, due figure fondamentali di imprenditore: - imprenditore commerciale - imprenditore agricolo. Il Codice inoltre, considerando le dimensioni dell’attività, menziona una terza figura che si intrinseca in parte con le precedenti: - piccolo imprenditore di cui l’imprenditore artigiano rappresenterebbe la figura più tipica. Sebbene il Codice rilevi queste distinzioni, la figura più importante che produce cioè le conseguenze giuridiche di maggior rilievo, è quella di imprenditore commerciale.

E’ imprenditore commerciale chi esercita:

- attività industriali dirette alla produzione di beni e servizi (ad esempio una fabbrica automobilistica o un’emittente televisiva privata)
- attività intermediarie nella circolazione dei beni (cioè le attività commerciali comunemente intese): commercio all’ingrosso, commercio al dettaglio, commercio ambulante, pubblici esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc.)
- attività di servizi: attività di trasporto per terra, per acqua o per aria, attività bancaria o assicurativa, altre attività ausiliarie delle precedenti (ad esempio agente di mediazione, di pubblicità, ecc.).

All’imprenditore commerciale è fatto obbligo di: - iscrizione nel Registro delle Imprese - tenuta e conservazione per dieci anni delle scritture contabili.
Per quanto riguarda le scritture contabili, l’imprenditore commerciale deve principalmente tenere (ai fini civilistici):

- il libro giornale (cioè la registrazione cronologica delle operazioni compiute)
- il libro inventari, costituito dallo “stato patrimoniale” (elenco annuale delle attività e delle passività) e dal “conto economico” (bilancio annuale dei profitti e delle perdite).

E’ considerato imprenditore artigiano chi:

- esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare l’impresa artigiana
- assume la piena responsabilità dell’impresa, con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione
- svolge prevalentemente in prima persona l’attività, intervenendo, anche manualmente, nel processo produttivo.

Si considera impresa artigiana quella che:

- ha un numero di dipendenti non superiore a determinati limiti;
- è rivolta alla produzione di beni (anche semilavorati) e di servizi, ad esclusione dell’attività agricola e di intermediazione commerciale.

Al giorno d’oggi l’artigiano non è più solo il calzolaio, il fabbro ferraio o l’impagliatore di sedie. Può rientrare in questa figura giuridica, se ne ha i requisiti, anche chi offre prodotti o servizi innovativi: ad esempio fotografia industriale, pubblicità e comunicazione d’impresa, computergrafica, “DeskTop Publishing”, ecc.
Ogni imprenditore che abbia le caratteristiche dell’artigiano è tenuto a presentare domanda di iscrizione all’Albo Provinciale delle imprese artigiane, che di regola ha sede presso la Camera di Commercio.

Dall’iscrizione all’Albo derivano importanti conseguenze:

- l’obbligo del pagamento dei contributi per la previdenza e l’assistenza sanitaria previste a carico degli artigiani
- il diritto ad usufruire di sgravi fiscali non indifferenti, di finanziamenti agevolati (erogati soprattutto dall’Artigiancassa) e di altri benefici.

E’ imprenditore agricolo chi esercita una o più delle seguenti attività:

- coltivazione del fondo
-  silvicoltura
- allevamento del bestiame
- attività connesse alle precedenti, cioè dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli.

Statisticamente, per classificare la dimensione di un’impresa in senso economico si considera come parametro fondamentale il numero degli addetti:

- fino a 10: micro impresa
- fino a 100: piccola impresa
- da 100 a 500: media impresa
- oltre 500: grande impresa.

Ai fini delle agevolazioni le definizioni di piccole e medie imprese possono variare a seconda delle diverse normative.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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LAVORO AUTONOMO

Lavoro autonomo e piccola impresa A differenza del lavoratore dipendente, il lavoratore autonomo svolge la propria opera o servizio in cambio di un compenso economico, con lavoro proprio, senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti di chi ha commissionato l'attività.
Il lavoratore autonomo è pertanto un professionista, padrone del proprio mestiere e della propria attrezzatura, che si afferma sul mercato delle collaborazioni (anche professionali) in base alla bravura personale e alla capacita' di costruirsi attorno una rete abbastanza stabile di clienti.
I clienti del lavoratore autonomo non sono piu' soltanto i privati, come nella figura storica dell'artigiano, ma anche, e sempre più', le aziende che, per allegerirsi di strutture, di costi di gestione, di costi del personale, preferiscono acquistare all'esterno molte attività professionali.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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DA DIPENDENTE A IMPRENDITORE

Secondo le statistiche stilate dagli esperti del settore, un terzo delle persone che decidono di avviare un’attività in proprio lavora già come dipendente. In questo caso, è verosimile che l’idea di lasciare un lavoro comunque sicuro per tentare l’avventura di un’attività imprenditoriale sembri affrettata, se non rischiosa.
Come gestire la situazione? Un’utile strategia potrebbe essere quella di non lasciare immediatamente il posto di lavoro, ma cercare di sfruttarlo per i propri scopi, naturalmente se la nuova attività è inerente al lavoro che state attualmente svolgendo.
Il periodo in cui le due attività si sovrapporranno varrà oltretutto come utile test per verificare le vostre capacità (anche fisiche) di resistenza allo stress che la vita dell’imprenditore richiede.
Un discorso a parte merita invece il problema di eventuali conflitti di interesse con l’azienda per cui si lavora: in questo caso non è possibile fornire consigli di carattere generale, poiché l’atteggiamento da assumere nei confronti dei superiori non può che variare a seconda della situazione e delle persone con cui si ha a che fare.
Valga comunque per tutti l’indicazione a seguire un comportamento equilibrato ed etico, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle informazioni.
Se, ad esempio, “rubare” un cliente, approfittando di un’informazione specifica, può essere considerato un comportamento scorretto, dovete anche considerare il fatto che tutto quello che avete imparato lavorando da dipendenti, ivi comprese intuizioni o sensazioni rispetto al mercato o ai fornitori, fa ormai parte del vostro patrimonio professionale personale, di cui potete legittimamente usufruire nella vostra nuova attività.

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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CITAZIONE

Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro.
Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.

Luigi Einaudi (1960)

Data: 24/08/2009
Fonte: Redazione

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06/09/2010
Imprenditori junior
Unioncamere: negli ultimi 8 anni meno under 30 e più over 70 nell'imprenditoria italiana.

04/09/2010
Donne in agricoltura
L'Osservatorio sull'imprenditoria femminile in agricoltura dell'Unioncamere denuncia l'aumento gli incidenti sul lavoro delle donne.

03/09/2010
ComUnica
Primo bilancio della comunicazione unica per gli adempimenti verso Camere di commercio, Inps, Inail e Agenzia delle Entrate.

04/09/2010
Lavoro femminile
Al via il bando del ministero del Lavoro per la presentazione dei progetti relativi alla promozione del lavoro femminile.

02/09/2010
Neo imprenditori
La Cgia di Mestre, in collaborazione con Veneform, organizza un corso per diventare neoimprenditore.

31/08/2010
Sicurezza sul lavoro
Al via la campagna di comunicazione del ministero del LavoroSicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene.

25/07/2010
Excelsior 2010
A Roma, il 29 luglio, presso Unioncamere si terrà la presentazione dell'Indagine Excelsior 2010.

19/07/2010
Viaggio nell’esclusione sociale
A Roma, il 21 luglio, un workshop sulle politiche nazionali e locali di contrasto alla povertà e alle marginalità.

07/07/2010
Associazionismo sociale
A Roma, il 15 luglio, si terrà la II Conferenza nazionale sull’associazionismo sociale dal titolo Responsabilità ed opportunità per una società attiva.

07/09/2010
Venditori
La Camera di commercio di Bolzano presenta un percorso formativo dedicato al venditore innovativo.

06/09/2010
Guida antiracket
Dalla Camera di Commercio di Enna, la guida antiracket e antiusura per tutte le nuove imprese.

02/09/2010
ComUnica
Primo bilancio della comunicazione unica per gli adempimenti verso Camere di commercio, Inps, Inail e Agenzia delle Entrate.

07/09/2010
Conciliazione Famiglia-lavoro
La conferenza Stato-Regioni ha finalmente dato il via libera alla nuova formulazione dell'articolo 9 della legge 53/2000 che prevede contributi a favore delle imprese per misure a sostegno della flessibilità e conciliazione famiglia-lavoro. Il commento e le proposte di Arianna Visentini.

14/07/2010
Il Sud e quindici anni al macero
Assente dal dibattito sulla politica economica, il Mezzogiorno d'Italia subisce con particolare durezza l'onda della crisi. L'allarme lanciato dal Rapporto annuale della Svimez.

05/07/2010
I numeri del lavoro
Sono più di ottocentomila i posti di lavoro distrutti nel nostro paese dall'inizio della recessione a oggi. A cui vanno aggiunti i lavoratori in cassa integrazione. E il quadro potrebbe peggiorare. La via d'uscita proposta da Tito Boeri e dagli economisti della Fondazione Rodolfo Debenedetti.

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