EdA - Educazione degli Adulti
Il 60% degli italiani ha solo una licenza elementare nel cassetto e solo il 17% della popolazione ha svolto un corso di formazione negli ultimi due anni. Si misura anche da questi due dati la capacità di essere “competitivi? in un mercato del lavoro sempre più selettivo.
E sono appunto questi i due dati chiave del Primo rapporto nazionale sulla domanda e l’offerta permanente di formazione in Italia realizzato dall’Isfol.
Si tratta di qualcosa in più di una fotografia del “popolo che non smette mai di studiare?, fatta per addetti ai lavori. E' infatti anche una sorta di mappa di chi ha la possibilità di farlo, di ricognizione delle risorse esistenti per "includere" la più larga fetta possibile di popolazione, di bilancio del divario esistente tra le aree del Paese.
• L'importanza del Terzo settore
II numeri dicono che nel periodo 2001-2002 sono stati offerti 17mila corsi di varia tipologia con il coinvolgimento di 350mila persone.
Una quota che comprende anche l’offerta scolastica: il 67% di essi è infatti dedicato al conseguimento di un titolo di licenza elementare e media, il 27% per il conseguimento di un diploma secondario superiore e il rimanente 6% per il conseguimento di altri titoli. Che natura hanno le scuole e gli enti che forniscono questi saperi?
La ricerca dell'Isfol ci dice che sono per il 49% del totale costituite da organismi pubblici e privati (centri di formazione professionale, centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti eccetera), per l’ 11% da infrastrutture culturali (biblioteche, musei eccetera), per il 3% da altre amministrazioni pubbliche (nazionali, regionali, provinciali, comunali) e per il 37% dal mondo del Terzo settore.
Naturalmente non si tratta di un’offerta diffusa in modo omogeneo sul territorio: solo il 31% si trova nel Sud e nelle isole, il resto risulta spalmato tra Centro e Nord.
La distribuzione territoriale delle sedi operative evidenzia una significativa presenza di strutture nel Lazio (12,1%), in Lombardia (11,7%), in Emilia Romagna (11,3%) e in Sicilia (7,5%).
• Il ruolo dello Stato
Per oltre un terzo questo universo formativo risulta a carico dello Stato. Sono infatti statali il 37,5% dei fondi utilizzati. La seconda fonte di finanziamento deriva dal contributo privato devoluto dai singoli utenti, in qualità di quote di iscrizione alle attività frequentate e/o di quote associative (24,6%).
Accanto alle fonti di finanziamento statali, assumono un peso significativo i fondi provenienti dalle amministrazioni locali (Regioni, Province e Comuni) pari al 14 per cento. Ancora poco rilevante risulta l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo: in media, incide sui budget delle strutture censite per il 10,2 per cento.
• Il popolo che si aggiorna
Che età hanno, quali interessi li caratterizzano, in quali città vivono? Prevedibile la prima conclusione dello studio dell'Isfol: si tratta di un popolo giovane, in maggioranza di età non superiore ai 44 anni.
La percentuale degli "aggiornati" si riduce infatti al crescere dell’età: solo il 7,2% ha tra i 65 e i 70 anni. Meno scontati altri tratti di questa popolazione.
Per esempio le tematiche oggetto di studio: l’informatica è in cima alla classifica (il 17% dei corsi hanno per oggetto l’alfabetizzazione hi-tech), ma ancora più gettonati sono i percorsi che hnno per oggetto tematiche “artistico-culturali? (24%). Le lingue straniere raccolgono molti consensi (9%), ma non molti di più di quanti ne vadano ai corsi di cucina e degustazione vini (5,2%) e a quelli di taglio e cucito (5%).
• Studio in formato casalingo
Un piccolo illuminante dettaglio si riferisce al luogo della formazione: nel 27% dei casi essa si svolge a casa dell'interessato, utilizzando dispense o supporti informatici. Sono le donne a preferire questa modalità (il 34% rispetto al 21% degli uomini). Qualcosa in più di una curiosità statistica, perché ci rivela ancora una volta le difficoltà della popolazione femminile a conciliare lavoro, formazione e cure familiari.
• Le criticità e i ritardi rispetto alla Ue
Per centrare quest’ultimo obiettivo, il sistema di formazione in Italia dovrebbe arrivare a soddisfare la domanda di circa 4 milioni di persone. La strada è ancora tutta in salita, specie se si pensa al numero degli utenti potenziali del sistema di formazione permanente (circa 36 milioni).
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EDA
L'Educazione degli Adulti (EdA), rilanciata dal Patto sociale del 1999, rientra nel quadro del sistema integrato di istruzione formazione e lavoro, e mira a favorire:
- la possibilità di conseguire le conoscenze di base e le competenze necessarie per inserirsi positivamente nella società moderna in forte trasformazione o per favorire la riqualificazione professionale;
- il rientro in formazione di popolazione scolastica adulta in un'ottica di lifelong learning;
- favorire il pieno esercizio del diritto di cittadinanza;
- attivare progetti mirati al completamento del ciclo di studi di base per i minori che non hanno conseguito la licenza media nell'ambito dei percorsi tradizionali.
- l'estensione di conoscenze e competenze da parte della popolazione adulta o comunque uscita, anche prematuramente, dai tradizionali percorsi formativi.
L’EdA si presenta dunque come un articolato sistema di percorsi formativi che vede coinvolti l'istruzione, la formazione professionale e i canali dell'educazione non formale all'interno di un'offerta pianificata a livello regionale.
La Conferenza Stato-Regioni del 2 marzo 2000 prevede infatti la costituzione di un Comitato Regionale per la programmazione dell'offerta formativa integrata e di Comitati Locali da istituire secondo criteri concertati. In quest'ottica la Nuova direttiva del 6 febbraio 2001 pone in evidenza l'esigenza di rafforzare la programmazione coordinata tra i livelli locali, provinciali e regionali anche attraverso una progressiva riorganizzazione dei Centri territoriali già previsti dalla O.M. 455/97.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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SOGGETTI
In base all’ O.M. n.455/97 possono essere iscritte ai corsi dell’EdA, Educazione degli Adulti, persone che abbiano compiuto il 15° anno, anche se già in possesso della licenza elementare o della licenza media, ma bisognose di un recupero degli apprendimenti (analfabeti di ritorno, stranieri immigrati, disoccupati, disabili ecc.).
Ai Centri Territoriali possono iscriversi anche cittadini non italiani (che sono, anzi, fra i primi destinatari delle attività di educazione degli adulti). Ai corsi ai possano essere ammessi, entro il limite del 25%, persone che siano già in possesso del titolo di studio.
Questo limite può essere superato quando siano elaborati percorsi formativi integrati con la formazione professionale.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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CTP - CENTRI TERRITORIALI PERMANENTI
L'attuazione del progetto EdA (Educazione degli Adulti) è stato affidato all'azione di Centri Territoriali Permanenti (CTP) istituiti con l'O.M. 455/97; hanno sede presso un'istituzione scolastica statale, godono di specifici finanziamenti e svolgono i seguenti compiti:
- sviluppo dell'alfabetizzazione culturale e funzionale finalizzata anche ad un eventuale accesso ai livelli superiori di istruzione e di formazione professionale;
- consolidamento e promozione culturale;
- apprendimento della lingua e dei linguaggi e tecnologie più diffuse; - accoglienza, ascolto e orientamento;
- acquisizione e sviluppo di una prima formazione o riqualificazione professionale.
Al termine delle attività è previsto il rilascio di titoli, certificazioni o attestazioni dei crediti formativi acquisiti. Possono accedere gli adulti di qualsiasi età e condizione (15° anno di età compiuto). Viene data precedenza a coloro che richiedono il conseguimento del titolo di studio (licenza elementare o media).
Con ogni iscritto viene concordato un mirato e personale percorso di istruzione e formazione, mediante la stesura del patto formativo, sottoscritto dall'adulto e dai docenti e operatori del Centro, fra i quali viene individuato appositamente un tutor.
I corsi di istruzione finalizzati al conseguimento di titolo di studio hanno una durata di almeno 200 giorni di calendario scolastico come previsto per i corsi ordinari.
Le altre attività formative, di alfabetizzazione o di istruzione possono avere organizzazione modulare con durata (normalmente definita in ore) rapportata ai contenuti programmati.
I CTP si configurano come luoghi di lettura dei bisogni, di progettazione, di concertazione, di attivazione e di governo delle iniziative di istruzione e formazione in età adulta, nonché di raccolta e diffusione della documentazione. Essi hanno, di norma, configurazione distrettuale e hanno il compito di coordinare le offerte di istruzione e formazione programmate sul territorio.
Il Centro trova riferimento didattico ed amministrativo presso una scuola (elementare o media) individuata tra quelle nel cui ambito territoriale sono programmate attività per adulti.
Il Dirigente scolastico della scuola prescelta ha l'incarico di coordinatore del Centro. I centri, attraverso l'opera dei coordinatori, intrattengono direttamente rapporti con i soggetti pubblici e privati che si occupano di istruzione e formazione.
È da ricordare che i primi interlocutori per l'organizzazione dei corsi di istruzione per adulti sono state le organizzazioni sindacali; attualmente i mutamenti intervenuti nell'utenza hanno ampliato il numero degli "interlocutori" anche agli Enti Locali, Associazioni, Case del Popolo, Parrocchie ecc.
La partecipazione dei frequentati avviene sia nelle forme tradizionali (diritto di assemblea, partecipazione alle riunioni del Consiglio di circolo e di Istituto ecc.) sia in forme nuove, quali la negoziazione del percorso formativo.
L'istituzione e il conseguente finanziamento dei centri sono disposti dal Provveditore agli Studi nell'ambito dell'organico provinciale, sentito il Comitato Provinciale.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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EDA E SCUOLA D'OBBLIGO
Per quanto riguarda l’Educazione degli Adulti (EdA) in riferimento alla scuola dell’obbligo, l'Ordinanza del 29/7/1997, la stessa che ha istituito i Centri Territoriali Permanenti (CTP), ha apportato significative innovazioni che meritano una trattazione unitaria.
Alle attività dei Centri possono accedere, con precedenza, tutti gli adulti (purché abbiano compiuto il 16° anno di età) privi del titolo della scuola dell'obbligo nonché quegli adulti che, pur in possesso del titolo, intendano rientrare nei percorsi di istruzione e formazione.
L'organico di base per ogni Centro è costituito da 3 docenti di scuola elementare e da 5 docenti di scuola media (due di lettere, uno di scienze matematiche, uno di lingua straniera, uno di educazione tecnica) e può aumentare in presenza di flussi di utenza superiori a 90-110 unità.
Inoltre può essere integrato con personale messo a disposizione del Centro in base a convenzioni stipulate con soggetti pubblici o privati che cooperano per la realizzazione del piano di attività del Centro.
Per quanto riguarda l'organizzazione delle attività, compete al Collegio dei docenti della scuola presso cui funziona il Centro territoriale deliberare in ordine alla programmazione, definire i modelli organizzativi fissando il calendario (debbono essere garantiti almeno 200 giorni di lezione) e l'offerta formativa secondo singoli percorsi negoziati, articolati per gruppi di livello, di interessi, attività di laboratorio ecc.
Nella fase di accoglienza i docenti acquisiscono elementi di conoscenza allo scopo di fare emergere le risorse, i bisogni, le aspettative e gli interessi di ciascun iscritto e in relazione agli elementi raccolti il gruppo docente, presieduto dal coordinatore, effettua la negoziazione con ogni iscritto per la definizione dello specifico percorso di istruzione e formazione, fissando obiettivi, metodologie e tempi, nonché le modalità di adattamento, di verifica in itinere e di valutazione.
La risultante di questo processo è il "patto formativo", che va reso esplicito e formalizzato per ognuno di coloro che intendono conseguire il titolo di licenza elementare o media.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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EDA E SCUOLE SUPERIORI
Dal 1964 è stata prevista la possibilità di istituire presso scuole di istruzione secondaria superiore, corsi serali per studenti lavoratori o temporaneamente disoccupati, all’interno del pregetto EdA, Educazione degli Adulti. Inizialmente l'istituzione era prevista solo per gli Istituti tecnici, in quanto tipo di istruzione più richiesto; in seguito sono stati istituiti anche per altri tipi di scuola.
Ai corsi serali per lavoratori sono ammessi coloro che già possiedono il diploma di licenza media. I corsi a livello di secondaria superiore offrono la possibilità di miglioramento di carriera agli occupati, e per i disoccupati, oltre il conseguimento di un titolo di studio di 2° grado, offrono la possibilità di forme di addestramento e di specializzazione. I piani di studio e la programmazione devono essere molto flessibili ed individualizzati, supportati dall'utilizzazione di tecniche che consentano di suscitare interesse e partecipazione, coniugando costantemente teoria e pratica.
Di primaria importanza è l'uso di laboratori e di tecnologie multimediali. I maggiori problemi per questo tipo di corsi serali per studenti lavoratori consistono nella difficoltà di contenere l'orario delle lezioni in un orario giornaliero conciliabile con gli impegni di lavoro degli studenti, pur assicurando lo svolgimento dei programmi senza riduzioni che compromettano la validità degli studi.
Per molti lavoratori che frequentano corsi di istruzione tecnica affini alla loro attività lavorativa, è possibile limitare le esercitazioni pratiche; si ricorre anche alla riduzione dell'ora di lezione a 50 minuti; si evitano le interrogazioni dei singoli studenti, per dedicare il tempo a verifiche dell'apprendimento che coinvolgano tutta la classe, tenendo conto del loro maggiore senso di responsabilità.
Al termine di questi corsi, che in caso di necessità possono essere articolati in 6 anni, anziché 5 come quelli per alunni in età scolare, si svolgono gli esami di stato secondo le norme vigenti, e il titolo conseguito, in tutto uguale a quello dei corsi normali, può consentire il proseguimento degli studi a livello superiore.
Sono in corso sperimentazioni intese a rendere meno difficoltoso l'iter scolastico senza però compromettere la serietà del corso di studi.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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ESAMI E CERTIFICAZIONI
Al termine dei corsi inseriti nel progetto EdA, Educazione degli Adulti, sono previsti esami di valutazione delle conoscenze e competenze acquisite. Gli esami di licenza elementare consistono in due prove scritte riguardanti l'una l'area delle competenze linguistiche, l'altra quella delle competenze logico-matematiche, ed una prova orale.
La commissione d'esame è costituita dai docenti indicati nel patto formativo e da due docenti di scuola elementare designati dal coordinatore. Gli esami di licenza media consistono in due prove scritte, di cui una in italiano mirata agli aspetti culturali di carattere sociale, storico e ambientale, e l'altra mirata a quelli più specificatamente di carattere matematico-scientifico-operativo.
La prova orale consiste in un colloquio a carattere interdisciplinare.
Della Commissione d'esame fanno parte i docenti individuati nel patto formativo. Per ogni adulto rientrato in formazione è istituito un libretto personale in cui, oltre ai crediti riconosciuti in ingresso, sono indicate le attività effettivamente svolte con l'annotazione sintetica delle competenze raggiunte, i titoli e gli attestati acquisiti.
Gli elementi contenuti nel libretto personale assumono valore di crediti formativi. A livello di istruzione obbligatoria non si dà nessuna valutazione disciplinare né in corso di anno scolastico né in sede di esame, ma si tiene conto del reale livello culturale di partenza degli allievi e quello raggiunto.
Nei corsi di scuola secondaria superiore la normativa relativa alla valutazione degli alunni è uguale a quella vigente per gli alunni dei corsi diurni. Al termine delle attività realizzate dai CTP (Centri Territoriali Permanenti), e dopo il superamento del relativo esame, è previsto il rilascio di una delle seguenti certificazioni:
- diploma di licenza elementare;
- diploma di licenza media;
- attestato delle attività di professionalizzazione o di riqualificazione professionale, nei casi in cui siano state attivate specifiche intese;
- attestato delle attività di cultura generale seguite.
Nei corsi di scuola secondaria superiore la normativa relativa alle certificazioni degli alunni è uguale a quella vigente per gli alunni dei corsi diurni.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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DOCENTI
I docenti di materie curriculari che operano per l’EdA, Educazione degli Adulti, appartengono al personale con nomina a tempo indeterminato o precario, con contratto di lavoro annuale, della scuola che organizza i corsi per l'educazione degli adulti.
In considerazione delle particolari abilità professionali che questo lavoro richiede, vengono organizzate apposite iniziative di formazione in servizio, cui questo personale è tenuto a partecipare.
Collaborano alla programmazione, allo svolgimento e alla verifica di queste iniziative di formazione in servizio, gli IRRSAE, l'amministrazione scolastica periferica, gli ispettori tecnici.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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ATTESTAZIONI
Ai corsisti dell’EdA, Educazione degli Adulti, che abbiano conseguito la licenza verrà rilasciato l'attestato di studio secondo la modulistica ufficiale e se ne darà registrazione nel libretto personale.
A coloro che non conseguiranno il titolo di studio (in quanto obiettivo non previsto nel patto formativo oppure non raggiunto a causa di un'insufficiente frequenza o per altri motivi), sarà comunque rilasciato una dichiarazione di frequenza.
Le attestazioni sulle attività seguite e sui risultati raggiunti possono valere come crediti formativi riconoscibili in altri ambiti (ad es. nell'istruzione professionale regionale), sulla base di appositi accordi fra il centro e altre agenzie di formazione.
Il percorso formativo di ciascun partecipante ai corsi dell’EdA, Educazione degli Adulti, viene registrato su di un libretto personale in cui vengono riportati per ogni corsista:
- i crediti formativi che gli sono riconosciuti al momento dell'iscrizione (o nella fase preparatoria delle attività);
- le attività svolte presso il Centro e la frequenza oraria registrata;
- una annotazione sintetica sulle competenze raggiunte;
- i titoli o gli attestati conseguiti al termine del percorso formativo.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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LINEE DI INTERVENTO UE
Finalità e obiettivi dell’Educazione degli Adulti (EdA) sono stati definiti dalla Conferenza internazionale di Amburgo del luglio 1997 che, nella Dichiarazione finale, ha impegnato i Paesi membri a realizzare i principi adottati, affinché l’educazione permanente possa diventare una realtà significativa del XXI secolo.
La Conferenza di Amburgo ribadisce il diritto dell’adulto all’alfabetizzazione, cioè al conseguimento delle conoscenze di base e delle abilità necessarie nella società moderna in forte trasformazione, per fornire a tutti gli individui i requisiti e le competenze utilizzabili nel mondo del lavoro.
In tutti i Paesi dell’Unione Europea, i processi di razionalizzazione dei sistemi di educazione permanente sono negli ultimi anni fortemente mirati ad obiettivi sociali:
- la lotta alla disoccupazione;
- l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro;
- il recupero del drop out scolastico;
- l’integrazione sociale dei disabili e degli emarginati;
- l’accoglienza degli immigrati.
L’educazione permanente, in cui si inserisce l’EdA, diventa strumento fondamentale che, attraverso l’ampliamento delle opportunità professionali, permette a tutti i cittadini una seconda chance non solo formativa ma anche nel lavoro.
Alla base delle politiche di diversi paesi dell’Unione europea in merito all’educazione permanente c’è l’idea di una "società in formazione" che offra al cittadino migliori opportunità di promozione del suo ruolo sociale soprattutto attraverso l’acquisizione dei saperi, puntando a prevenire e sconfiggere la disoccupazione, promuovendo la diffusione di abilità professionali facendo leva su un’organizzazione più efficace ed elastica dell’apprendimento.
Sono tre le caratteristiche che si riscontrano nelle politiche dei paesi dell’Unione europea in fatto di Educazione degli Adulti:
- percorsi formativi e insegnamenti si svolgono sempre più frequentemente secondo moduli e la quantificazione in crediti delle abilità raggiunte;
- prevalenza della domanda di formazione continua prevalentemente da parte di lavoratori con qualifiche e specializzazioni medio-alte, rispetto a quelli delle qualifiche medie e basse per i quali occorre un’azione di stimolo e di promozione.
- coinvolgimento di imprenditori e in generale dei partner sociali, referenti indispensabili di un sistema che forma qualificazioni professionali.
Data: 10/04/2007
Fonte: Redazione
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EXCELSIOR: LA FORMAZIONE DELLE IMPRESE
Per quanto riguarda la performance delle imprese che fanno formazione, è interessante prendere in considerazione di dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro.
La prima informazione che emerge inequivocabilemente è fortemente correlata alla dimensione d’impresa: più è grande l’azienda, maggiore è la probabilità che quest’ultima metta in atto iniziative formative per i propri dipendenti (intese come corsi interni o esterni). E il rapporto è schiacciante: la probabilità di ricevere formazione in un’impresa con più di 500 dipendenti (79,2%) è quasi 5 volte superiore dell’analoga probabilità in un’impresa con meno di 10 dipendenti (16,6%).
Il dato medio (19,8%) segnala invece che meno di un’impresa su cinque mette in atto tali iniziative: un dato molto simile a quello relativo alle classi dimensionali più basse, visto e considerato che esse costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto produttivo nazionale e quindi esercitano un peso specifico maggiore nel calcolo del dato nazionale.
Anche dal punto di vista settoriale emergono importanti differenze: i servizi offrono performances migliori dell’industria, soprattutto se depurati dalla componente del commercio.
Infatti, mentre nell’ambito dell’industria, delle costruzioni e del commercio la percentuale di imprese che fanno formazione si attesta intorno un valore medio pari al 17% (con una segnalazione d’obbligo per la classe 1-9 del settore delle industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali, che sfodera un ragguardevole 22,3%), all’interno degli altri servizi la percentuale di imprese formatrici raggiunge il 24,4%.
Tra i settori del terziario più attenti al processo formativo (sempre considerando la classe dimensionale 1-9, che è quella più significativa in termini di percentuale sul totale) emergono l’informatica e telecomunicazioni (28%), i servizi avanzati alle imprese (23,6%), il credito, assicurazioni e servizi finanziari (33,4%), l’istruzione e servizi formativi privati (30,6%), la sanità e i servizi sanitari privati (36,5%) e il settore degli altri servizi alle persone (36,8%).
L’analisi territoriale propone, invece, una netta spaccatura del territorio: a fronte di un Nord che presenta percentuali di imprese formatrici superiori al 20% (nella fattispecie, 23,6 al Nord-Est e 20,6 al Nord-Ovest), si osservano un Centro (18,5%) e un Sud (16,6%) che manifestano comportamenti deficitari su questo fronte. A parziale conclusione, si può dunque affermare che le probabilità “secche” di ricevere formazione si posizionano in un continuo che va da una piccola azienda industriale del sud a una grande azienda del settore servizi nel nord.
Spingendoci ad un livello di dettaglio più elevato (quello regionale) il panorama assume contorni ancora più netti: delle nove regioni che presentano le percentuali di imprese formatrici più alte ben otto sono situate al Nord (l’unica eccezione è rappresentata dall’Abruzzo).
Ben diverso è lo scenario che si delinea al Sud e nelle isole: Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna condividono con la Puglia l’appartenenza alla fascia più bassa, ovvero quella delle regioni in cui la percentuale di imprese che effettuano attività di formazione si colloca al di sotto del 17%.
Un dato sintetico ben rappresenta il divario esistente nel Paese: in Friuli Venezia Giulia la probabilità di ricevere formazione all’interno della propria impresa è quasi il doppio di quella che si registra in Sicilia (26,7% contro 15,1%).
La situazione non cambia di molto allorché si analizzi la percentuale di dipendenti formati sul totale dipendenti. Ancora una volta la prima informazione che emerge è l’elevata correlazione della variabile in questione con la dimensione d’impresa: più è grande l’azienda, maggiore è la probabilità che quest’ultima metta in atto delle iniziative formative “allargate” per i propri dipendenti (intese come corsi interni o esterni).
I dati dell’ultima indagine Excelsior mettono in luce un’evidente sproporzione soprattutto tra le imprese di ricevere formazione in un’impresa con più di 500 dipendenti (44,8%) è quasi 4 volte superiore dell’analoga probabilità in un’impresa con meno di 10 dipendenti (12,2%).
Ancora una volta dal punto di vista settoriale (grafico 3) emergono importanti differenze: il terziario, inteso come commercio e altri servizi congiuntamente considerati, offre opportunità di formazione maggiori (25,6%) dell’industria (16,1%), intesa come somma di industria in senso stretto e costruzioni. Nello specifico, mentre nell’ambito delle costruzioni e del commercio la percentuale di dipendenti che ricevono formazione si attesta intorno al 14% (più precisamente, 12,5% nelle costruzioni e 15,3% nel commercio), nell’industria in senso stretto tale valore sale al 17%, mentre all’interno degli altri servizi la percentuale di dipendenti formati raggiunge il 29,6%.
Tra i settori del terziario da menzionare, ovvero quelli con percentuali di dipendenti formati superiori al 30% (questa volta considerando congiuntamente tutte le classi dimensionali e non solo la classe 1-9), vanno segnalati l’informatica e telecomunicazioni (37,8%), il credito, assicurazioni e servizi finanziari (65%, grazie alla presenza in questo settore di molte imprese di dimensioni notevoli) e la sanità e i servizi sanitari privati (33,4%).
Dal punto di vista molto piccole e quelle molto grandi: la probabilità territoriale, infine, sono le regioni del Nord (con la sola eccezione del Veneto) quelle che fanno registrare le più alte percentuali di dipendenti formati, ma tra le regioni in prima fascia (cfr. grafico 4) vanno inseriti anche il Lazio, il Molise e la Campania.
Come si può facilmente evincere da uno sguardo alla figura riportata a fianco, comunque, la variabile “percentuale di dipendenti formati” non risulta così fortemente connotata territorialmente (nel senso dell’usuale binomio Nord-Sud) come la variabile “percentuale di UP che fanno formazione”: in alcune regioni del Nord (come il Veneto), dove la percentuale di UP che formano è elevata, quella di dipendenti formati è piuttosto bassa.
La correlazione col territorio torna invece ad essere significativa in molte regioni del Sud: in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale di dipendenti formati non supera mai il 17%. L’analisi congiunta dei grafici 2 e 4 permette dunque di affermare, seppur sommariamente, che la sproporzione esistente tra Nord e Sud in molti aspetti socio-economici della realtà italiana trova sostanziale conferma anche nell’ambito del comportamento formativo delle imprese nei confronti dei propri dipendenti.
Scarica l'indagine completa del Sistema Informativo Excelsior, La formazione continua nelle imprese, 2006. Clicca qui
Data: 28/01/2008
Fonte: Unioncamere
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LINEE GUIDA PER LA FORMAZIONE NEL 2010
Il ministero del Lavoro insieme a Regioni, Province autonome e Parti sociali hanno presentato linee guida per la formazione nel 2010. Il documento orienta la spesa dedicata alla formazione degli inoccupati, dei disoccupati e dei cassaintegrati nel prossimo anno, e tiene conto dei caratteri discontinui e selettivi della ripresa che indurranno allungamento del periodo di inattività o transizione verso altra occupazione di molti lavoratori.
L'obiettivo è quindi è realizzare una formazione mirata sui fabbisogni professionali dei settori e delle imprese e sulle concrete esigenze delle persone interessate in funzione della loro occupabilità.
L'intesa dovrà tenere conto delle risorse già impegnate verificando anche in questo caso la possibilità di un loro riorientamento in funzione degli obiettivi prioritari, ridefiniti e condivisi anche a livello regionale.
La proposta si rivolge in particolare al ruolo sussidiario delle organizzazioni rappresentative degli imprenditori e dei lavoratori come dei loro organismi bilaterali.
I forndi destinati alla formazione per il 2010 ammontano a 2,529 miliardi di euro, provenienti dal Fondo sociale europeo (1,279 miliardi), dalla legge 236 del 1993, dal Fondo per l'occupazione, dal prelievo dello 0,30% sul monte salari delle imprese.
L'intesa, tuttavia, dovrà tenere conto delle risorse già impegnate verificando anche in questo caso la possibilità di un loro riorientamento in funzione degli obiettivi prioritari, ridefiniti e condivisi anche a livello regionale.
Consulta le Linee guida per la formazione nel 2010.
Data: 14/12/2009
Fonte: Redazione
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