Dossier

Dossier
- Quanto vale il mio lavoro?

Negli ultimi anni la questione salariale è un argomento cocente di dibattito. I dati Istat (dicembre 2011) rivelano un divario retribuzioni-prezzi  ai massimi da 17 anni e gli stipendi ai minimi degli ultimi 12.  Continua…

Percorsi
- Imparare le lingue

Scelta vincente per entrare nel mondo del lavoro è disporre di un’ottima conoscenza, parlata e scritta, di una o più lingue. Continua…

Percorsi
- Imparare l’informatica

L’informatica rappresenta sempre più un’opportunità per tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Continua…

Percorsi
- Mi metto in franchising

Franchising, ovvero la tecnica di distribuzione molto elastica, applicabile alle esigenze di una grande varietà di aziende che mettono in commercio sia beni materiali che servizi. Continua…

Dossier
- Il lavoro sommerso


«Lavoro sommerso» ovvero una qualsiasi attività retribuita, lecita di per sé, ma non dichiarata alle autorità pubbliche, con la conseguente mancanza di tutele per i lavoratori. Continua…

Dossier
- Lavoro e laurea, quale futuro?

Tanti giovani  guardano al futuro con legittima preoccupazione  e  si chiedono “cosa fare da grande”. Non c’è da stupirsi dunque se l’indagine sulla forza lavoro 2012 promossa da Eurostat rivela che l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la percentuale dei laureati nella fascia di età fra i 30 e i 34 anni, pari al 20,3% nel 2011.
Il dato è particolarmente basso se confrontato con la media europea (34,6%), ma anche rispetto agli altri Stati principali dell’Unione: in Germania i trentenni laureati sono il 30,7% del totale, in Spagna il 40,6%, in Francia il 43,4%, in Gran Bretagna il 45,8%. L’obiettivo per il 2020 è il 40% a livello Ue, mentre l’Italia punta a un più modesto 26/27%. Continua…

Dossier – La ricchezza del territorio italiano

Piccole e medie imprese industriali registrano il secondo trimestre positivo consecutivo dall’inizio della crisi e guardano agli ultimi tre mesi del 2010 con maggiore fiducia.
Una produzione industriale tendenziale che si consolida (+2%), un fatturato che resta in campo positivo (+1,4%), un portafoglio ordini che riprende fiato (+2%) e un export che continua a ‘tirare’ (+4,1%), confermandosi la leva che sta pilotando l’azienda Italia fuori dalle secche della crisi. Continua…

Dossier – Infortuni sul lavoro

La Commissione parlamentare di inchiesta ha approvato il 15 gennaio 2013 la Relazione finale sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Si conclude così un’accurata e dettagliata attività di indagine sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche». 

Tra gli obiettivi dell’inchiesta, avviata nel 2005 e scandita dalla redazione di tre relazioni intermedie presentate e discusse rispettivamente il 21 ottobre 2009, il 12 gennaio 2011 e il 7 febbraio 2012, si segnalano in particolare:

- L’accertamento della dimensione del fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo al numero delle cosiddette «morti bianche», alle malattie, alle invalidità e all’assistenza alle famiglie delle vittime;
– Le cause degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alla loro entità nell’ambito del lavoro nero o sommerso e al doppio lavoro.
– Il livello di applicazione delle leggi antinfortunistiche e l’efficacia della legislazione vigente per la prevenzione degli infortuni, anche con riferimento alla incidenza degli infortuni all’interno del lavoro flessibile o precario. Continua…

Dossier – L’anagrafe delle imprese italiane

Crescono i fallimenti tra le imprese, ma il saldo tra aperture e chiusure è positivo. I dati sul secondo trimestre 2013 diffusi da Unioncamere sono i meno brillanti tra quelli degli stessi periodi dell’ultimo decennio. Le procedure fallimentari crescono del 5,9% nei primi sei mesi dell’anno, in valore assoluto le nuove aziende sono 26mila.
Sono alcuni dei pricipali dati emersi da Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere e diffusi da Unioncamere.
Nel secondo trimestre dell’anno, il saldo tra aperture e chiusure di imprese fa segnare un bilancio positivo per 26.084 unità. Ma è il risultato meno brillante nella serie degli ultimi dieci anni di rilevazioni relative al periodo aprile-giugno.
A determinarlo hanno concorso il basso numero di iscrizioni (100.448, il secondo peggior risultato del decennio) e l’elevato livello di cessazioni (74.364, il terzo valore più elevato della serie dei secondi trimestri). A livello complessivo, al netto dell’agricoltura che ha chiuso il trimestre con 5.195 unità in meno, tutti i settori evidenziano un saldo positivo tra aperture e chiusure.
In questo scenario, però, a certificare la persistente durezza della crisi restano i dati dei fallimenti e il bilancio anagrafico del comparto artigiano, rimasto fermo a tre mesi fa. Per le crisi d’impresa, il dato relativo ai primi sei mesi del 2013 certifica un aumento del 5,9% delle aperture di procedure fallimentari, corrispondenti a 6.456 imprese che hanno portato i libri in tribunale (nello stesso periodo del 2012 questa sorte era toccata a 6.095 aziende).
Sul fronte artigiano, per la prima volta in dieci anni si registra un sostanziale stallo (-113 imprese) tra aperture e chiusure.
Frutto soprattutto della forte riduzione di iscrizioni di nuove imprese (4.835 unità in meno, pari ad una riduzione del 16% nel numero di aperture rispetto a quelle registrate nello stesso periodo del 2012).
A fronte di questa caduta di vitalità, la lieve contrazione delle chiusure (849 in meno nel confronto con il secondo trimestre dell’anno scorso) non è stata sufficiente a mantenere il saldo in territorio positivo. A incidere maggiormente sullo stallo del comparto artigiano sono stati i bilanci negativi delle costruzioni (-828 imprese), dei trasporti e magazzinaggio (-568) e delle attività manifatturiere (-506).

Consulta i dati di Movimprese di InfoCamere.   Continua…

Dossier – Le imprese degli immigrati

Sfiorano quota 480mila, in Italia, le imprese guidate da cittadini stranieri, con un aumento di 24.329 unità nel 2012 (+5,8%).
Dai dati diffusi da Unioncamere emerge che per le imprese individuali il paese leader resta il Marocco con 58.555 titolari seguito da Cina (42.703) e Albania (30.475), mentre in termini assoluti gli imprenditori aumentati di più sono quelli provenienti dal Bangladesh (+3.180 imprese).
Il contributo degli imprenditori immigrati alla crescita delle imprese nel 2012 si è rivelato determinante per mantenere in campo positivo il bilancio anagrafico di tutto il sistema imprenditoriale italiano (cresciuto, lo scorso anno, di sole 18.911 unità).
Per Unoncamere si tratta di forze giovani con una grande motivazione alle spalle e dunque capaci di offrire opportunità di lavoro che, in questa fase, possono essere importanti nel recupero dei livelli occupazionali. La geografia dello sviluppo dei territori e del rilancio del paese passa anche per la valorizzazione di queste forze imprenditoriali, che scelgono la via del mercato per integrarsi prima e meglio nella nostra società.
Nel dettaglio, alla fine del 2012, le 477.519 imprese a guida di cittadini stranieri rappresentano il 7,8% del totale delle imprese, con punte superiori al 10% in due regioni, Toscana (11,3) e Liguria (10,1), ed in ben dodici province tra cui spiccano Prato (23,6), Firenze (13,6) e Trieste (13,2).
In termini assoluti le attività più presidiate sono quelle del commercio al dettaglio (129.485 attività) e dei lavori di costruzione specializzati (101.767). Molto distanziate le attività in ristorazione (31.129) e commercio all’ingrosso (29.646). In termini di incidenza percentuale, le attività guidate da immigrati sono presenti soprattutto nelle telecomunicazioni (34,9%), nella confezione di articoli di abbigliamento (24%), nei lavori di costruzione specializzati ( 18,9%).
Dal punto di vista della struttura organizzativa, nella grande maggioranza (385.769 imprese, l’80,8% del totale) le attività degli imprenditori immigrati sono costituite nella forma dell’impresa individuale, la più semplice, mentre le società di capitale (46.239 unità) sono il 9,7%. Comincia a diffondersi lo strumento della società cooperativa: quasi 8mila unità, cresciute lo scorso anno al ritmo dell’8,2%. Continua…

Dossier – La responsabilità sociale delle imprese

Corporate social responsibility (CSR): si tratta dell’oggetto di discussione in Europa da diversi anni. In base alla definizione del Libro verde della Commissione europea del luglio 2001, per CSR si intende “l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate“.
Le imprese stanno riconoscendo maggiore attenzione per la responsabilità sociale e la sua importanza nel raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Continua…

Dossier
- L’imprenditoria femminile

Sono oltre 1,4 milioni le imprese femminili in Italia, sono più diffuse al Centro-Sud, operano preferibilmente nel commercio, in agricoltura e nei servizi alle persone, dove guidano 1 impresa su due.
Ma soprattutto crescono due volte più della media nazionale a testimonianza del fatto che se il mondo del lavoro fa fatica ad offrire opportunità adeguate, le donne italiane comunque non si sentono da meno dei loro compagni uomini e dimostrano una voglia di affermazione anche superiore, decidendo di avviare una propria attività economica indipendente. Continua…

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