Consulenti cercasi
Capgemini lancia in tutta Italia una nuova campagna di assunzioni per il 2013 che prevede la selezione di 350 nuove figure professionali.
>>
Negli ultimi anni la questione salariale è un argomento cocente di dibattito. I dati Istat (dicembre 2011) rivelano un divario retribuzioni-prezzi ai massimi da 17 anni e gli stipendi ai minimi degli ultimi 12. Continua…
Scelta vincente per entrare nel mondo del lavoro è disporre di un’ottima conoscenza, parlata e scritta, di una o più lingue. Continua…
L’informatica rappresenta sempre più un’opportunità per tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Continua…
Franchising, ovvero la tecnica di distribuzione molto elastica, applicabile alle esigenze di una grande varietà di aziende che mettono in commercio sia beni materiali che servizi. Continua…
«Lavoro sommerso» ovvero una qualsiasi attività retribuita, lecita di per sé, ma non dichiarata alle autorità pubbliche, con la conseguente mancanza di tutele per i lavoratori. Continua…
Tanti giovani guardano al futuro con legittima preoccupazione e si chiedono “cosa fare da grande”. Non c’è da stupirsi dunque se l’indagine sulla forza lavoro 2012 promossa da Eurostat rivela che l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la percentuale dei laureati nella fascia di età fra i 30 e i 34 anni, pari al 20,3% nel 2011.
Il dato è particolarmente basso se confrontato con la media europea (34,6%), ma anche rispetto agli altri Stati principali dell’Unione: in Germania i trentenni laureati sono il 30,7% del totale, in Spagna il 40,6%, in Francia il 43,4%, in Gran Bretagna il 45,8%. L’obiettivo per il 2020 è il 40% a livello Ue, mentre l’Italia punta a un più modesto 26/27%. Continua…
Piccole e medie imprese industriali registrano il secondo trimestre positivo consecutivo dall’inizio della crisi e guardano agli ultimi tre mesi del 2010 con maggiore fiducia.
Una produzione industriale tendenziale che si consolida (+2%), un fatturato che resta in campo positivo (+1,4%), un portafoglio ordini che riprende fiato (+2%) e un export che continua a ‘tirare’ (+4,1%), confermandosi la leva che sta pilotando l’azienda Italia fuori dalle secche della crisi. Continua…
La Commissione parlamentare di inchiesta ha approvato il 15 gennaio 2013 la Relazione finale sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Si conclude così un’accurata e dettagliata attività di indagine sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche».
Tra gli obiettivi dell’inchiesta, avviata nel 2005 e scandita dalla redazione di tre relazioni intermedie presentate e discusse rispettivamente il 21 ottobre 2009, il 12 gennaio 2011 e il 7 febbraio 2012, si segnalano in particolare:
- L’accertamento della dimensione del fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo al numero delle cosiddette «morti bianche», alle malattie, alle invalidità e all’assistenza alle famiglie delle vittime;
– Le cause degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alla loro entità nell’ambito del lavoro nero o sommerso e al doppio lavoro.
– Il livello di applicazione delle leggi antinfortunistiche e l’efficacia della legislazione vigente per la prevenzione degli infortuni, anche con riferimento alla incidenza degli infortuni all’interno del lavoro flessibile o precario. Continua…
Con un saldo di -31.351 unità, i primi tre mesi del 2013 rappresentano peggior primo trimestre rilevato all’anagrafe delle imprese dal lontano 2004.
A determinare il record negativo sono stati un’ulteriore diminuzione delle iscrizioni rispetto allo stesso periodo del 2012 (118.618 contro 120.278) e un ancor più sensibile balzo in avanti delle cessazioni (149.696 contro 146.368).
Conseguentemente, il tasso negativo di crescita del trimestre (pari a -0,51%) risulta il peggiore dell’ultimo decennio. Questi i dati di sintesi più significativi diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di commercio italiane.
A pagare il prezzo più caro sono stati, ancora una volta, gli artigiani: le 21.185 imprese artigiane che tra gennaio e marzo sono mancate all’appello rappresentano, infatti, oltre due terzi (il 67,6%) del saldo negativo complessivo del trimestre.
Rispetto al primo trimestre del 2012 – quando il bilancio del comparto (-15mila imprese) aveva eguagliato in negativo quello pessimo del 2009 – il saldo dei primi tre mesi del 2013 segnala dunque un peggioramento di quasi il 40%. In termini percentuali, la riduzione della base imprenditoriale artigiana è stata pari all’1,47% con una forte accelerazione rispetto al già negativo risultato del 2012 (-1,04%). Complessivamente, a livello territoriale, la battuta d’arresto più forte in termini relativi si registra nel Nord-Est, dove lo stock di imprese arretra dello 0,7% (-8.350 imprese). Tra gli artigiani, invece, le perdite più sensibili si registrano nelle regioni del Centro (-1,62% il tasso di crescita negativo, corrispondente a 4.689 imprese in meno nel trimestre).
Tra i settori (escludendo l’agricoltura), in termini relativi spiccano i bilanci negativi delle costruzioni (-1,4% corrispondente a 12.507 imprese in meno, quasi tutte artigiane), delle attività manifatturiere (-0,88% pari a 5.342 imprese in meno) e del commercio (-0,59% che in valore assoluto corrisponde a un saldo di -9.151 unità).
Questi i dati salienti della rilevazione sulla nati-mortalità delle imprese italiane fotografati attraverso Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane – e disponibile all’indirizzo www.infocamere.it. Continua…
Sfiorano quota 480mila, in Italia, le imprese guidate da cittadini stranieri, con un aumento di 24.329 unità nel 2012 (+5,8%).
Dai dati diffusi da Unioncamere emerge che per le imprese individuali il paese leader resta il Marocco con 58.555 titolari seguito da Cina (42.703) e Albania (30.475), mentre in termini assoluti gli imprenditori aumentati di più sono quelli provenienti dal Bangladesh (+3.180 imprese).
Il contributo degli imprenditori immigrati alla crescita delle imprese nel 2012 si è rivelato determinante per mantenere in campo positivo il bilancio anagrafico di tutto il sistema imprenditoriale italiano (cresciuto, lo scorso anno, di sole 18.911 unità).
Per Unoncamere si tratta di forze giovani con una grande motivazione alle spalle e dunque capaci di offrire opportunità di lavoro che, in questa fase, possono essere importanti nel recupero dei livelli occupazionali. La geografia dello sviluppo dei territori e del rilancio del paese passa anche per la valorizzazione di queste forze imprenditoriali, che scelgono la via del mercato per integrarsi prima e meglio nella nostra società.
Nel dettaglio, alla fine del 2012, le 477.519 imprese a guida di cittadini stranieri rappresentano il 7,8% del totale delle imprese, con punte superiori al 10% in due regioni, Toscana (11,3) e Liguria (10,1), ed in ben dodici province tra cui spiccano Prato (23,6), Firenze (13,6) e Trieste (13,2).
In termini assoluti le attività più presidiate sono quelle del commercio al dettaglio (129.485 attività) e dei lavori di costruzione specializzati (101.767). Molto distanziate le attività in ristorazione (31.129) e commercio all’ingrosso (29.646). In termini di incidenza percentuale, le attività guidate da immigrati sono presenti soprattutto nelle telecomunicazioni (34,9%), nella confezione di articoli di abbigliamento (24%), nei lavori di costruzione specializzati ( 18,9%).
Dal punto di vista della struttura organizzativa, nella grande maggioranza (385.769 imprese, l’80,8% del totale) le attività degli imprenditori immigrati sono costituite nella forma dell’impresa individuale, la più semplice, mentre le società di capitale (46.239 unità) sono il 9,7%. Comincia a diffondersi lo strumento della società cooperativa: quasi 8mila unità, cresciute lo scorso anno al ritmo dell’8,2%. Continua…
Corporate social responsibility (CSR): si tratta dell’oggetto di discussione in Europa da diversi anni. In base alla definizione del Libro verde della Commissione europea del luglio 2001, per CSR si intende “l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate“.
Le imprese stanno riconoscendo maggiore attenzione per la responsabilità sociale e la sua importanza nel raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Continua…
Sono oltre 1,4 milioni le imprese femminili in Italia, sono più diffuse al Centro-Sud, operano preferibilmente nel commercio, in agricoltura e nei servizi alle persone, dove guidano 1 impresa su due. Continua…