Diritto allo studio

Il taglio al Fondo per il diritto alla studio universitario lascia senza borsa di studio 145 mila studenti. Il taglio inferto dai ministri Gelmini/Tremonti è stato radicale: da 246 milioni si è passati a poco meno di 26 milioni nell’anno corrente per raggiungere il minimo storico, appena 12 milioni, nel 2013. A conti fatti, meno 95 per cento, e borse di studio nel 2013 soltanto per 18.000 studenti, mentre paesi europei come Francia o Germania investono nel diritto allo studio miliardi di euro ogni anno.
La denuncia parte dall’Unione degli universitari che, il 2 giugno, sarà al fianco dei sindacati in occasione della manifestazione unitaria indetta da Cgil, Cisl e Uil a Roma.
Intanto l’ultima rilevazione dell’Istat fa intravedere per i giovani un futuro a tinte fosche: a marzo 2012, 36 ragazzi italiani su 100 in cerca di lavoro, con età compresa fra i 15 e i 24 anni, sono stati costretti a rimanere con le mani in mano. In Europa, la disoccupazione conta ormai 11 milioni di giovani destinati ad un futuro di precarietà e incertezza. Per coprire completamente le borse di studio occorrerebbero 130 milioni.
L’Unione degli universitari precisa: «Con mille o duemila euro annui, i fortunati che la borsa di studio riescono ad ottenerla riescono a coprire parte dell’affitto mensile, di pranzi e cene lontano da casa e dell’abbonamento mensile al bus o alla metro. Per acquistare i libri e le dispense, per viaggiare per motivi di studio e per tutte le altre spese da sostenere durante l’intero percorso universitario devono intervenire invece i genitori sempre più alle prese con nuove tasse e disoccupazione. Non si può pensare di far uscire l’Italia dalla crisi senza liberare nuove energie per rendere più dignitoso il nostro sistema d’istruzione, non si può pensare di risollevare il Paese senza creare nuovo lavoro, non si può vedere un futuro per l’Italia se non si investirà nei giovani».

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