Evazione appena scalfita

Per la Corte dei conti gli sforzi enormi intrapresi non bastano.

Continuano a persistere zone grigie di scarsa trasparenza dei conti pubblici. Va migliorata la qualità dell’azione amministrativa. La corruzione costa un 16% in meno di investimenti dall’estero e contribuisce ad alzare del 40% i costi delle opere pubbliche
L’interesse per il fenomeno corruttivo è dato dagli ingiusti costi che esso provoca all’economia e dalla necessità di individuazione dei possibili rimedi sia per la prevenzione, sia per la reintegrazione del patrimonio. I costi immediati o diretti, costituiti dall’incremento della spesa dell’intervento pubblico: c’è una lievitazione straordinaria che colpisce i costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40 per cento.
Ma, secondo la Corte dei conti, il danno indiretto, e forse più grave, è quello inferto all’economia nazionale, perché la corruzione allontana le imprese dagli investimenti: è stato calcolato che ogni punto di discesa nella classifica di percezione della corruzione (sembra che l’italia attualmente sia al 69 posto su 182) provoca la perdita del 16% degli investimenti dall’estero.
Il percorso di abbattimento dei livelli di spesa pubblica e del disavanzo sta proseguendo con successo e i risultati raggiunti sono impressionanti, ma non basteranno. Da un lato, si deve chiarire quale debba essere l’arco temporale di riferimento entro il quale inquadrare il giudizio sul controllo della spesa. Dall’altro, non si interviene, per eliminare quelle persistenti zone grigie di scarsa trasparenza dei conti pubblici, che lasciano intravedere potenziali rischi di emersione di oneri latenti, sulle quali si suggerisce di intervenire.
Infine, la Corte dei conti invita a a intervenire puntualmente sulla qualità dell’azione amministrativa, per migliorare la capacità di gestire, giorno dopo giorno, la soluzione e la manutenzione dei problemi collettivi vecchi e nuovi.

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