Generazione Neet

Inattivi e apatici per scelta o per mancanza d’alternative. I giovani, sempre più spesso,  rappresentano un peso non indifferente sullo scenario economico che li circonda. Se fosse integrata nel tessuto sociale e produttivo, la generazione Neet – quella che non studia, non lavora e non fa nient’altro (Not in Education, Employment or Training) – contribuirebbe a far crescere dell’1,2% il Pil del Vecchio continente e di circa il 2% quello italiano.
Il termine Neet è usato per descrivere le persone giovani che non sono impegnati in una qualche forma di occupazione, istruzione o di formazione. L’espressione Neet è entrata nel dibattito politico negli ultimi anni a causa dell’impatto sproporzionato della recessione sui giovani (sotto i 30 anni). Il tasso di disoccupazione per gli under 30 in Europa è quasi il doppio del tasso medio.
Su scala europea, l’assenza dalla “società attiva” di questi giovani “a spasso” corrisponde a una perdita economica stimata per il 2011 in 153 milioni di euro. Una cifra importante e soprattutto in netta crescita: il 28% rispetto al 2008. I numeri emergono da una ricerca di Eurofound, la fondazione dell’Unione europea specializzata nella consulenza sui temi del lavoro e delle condizioni di vita. Secondo l’istituto, nei paesi Ue (esclusa Malta per l’assenza di dati affidabili), i giovani tagliati fuori da tutto sono 14 milioni.

Un dato in salita: nel 2008 i ragazzi fra i 15 e i 24 anni con lo status di Neet erano l’11%, tre anni dopo sono arrivati a quota 7,5 milioni (13%); mentre i restanti 6,5 milioni hanno fra i 25 e i 29 anni e sono passati dal 17 al 20%. La tendenza è influenzata dalle difficoltà della crisi economica, confermata dai numeri sulla disoccupazione giovanile: l’anno scorso solo il 33,6% dei giovani aveva un lavoro, la cifra più bassa mai registrata, e in termini assoluti si è arrivati a quota 5,5 milioni, circa il 21% contro il 15% del 2007. Tuttavia, i dati sulla generazione Neet e sui disoccupati non sono immediatamente comparabili: i primi si calcolano su tutta la popolazione giovanile, i secondi solo su quella economicamente attiva.

Tassi di Neet in tutta Europa

 

Sono circa 14 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non fanno nient’altro in tutta l’Ue. Tuttavia, i tassi variano notevolmente da a circa il 5,5% dei 15-24 anni nei Paesi Bassi al 22,7% in Italia.

Le conseguenze della generazione Neet sul quadro economico non hanno la stessa portata ovunque. Nel nostro Paese la quota di Pil “mancato” è del 2,06%, non il valore più alto in termini percentuali, ma al primo posto in termini assoluti: 32,6 miliardi di euro. A seguire Francia (22 miliardi), Regno Unito (18), e Spagna (15,7). In termini relativi, il primato spetta alla Bulgaria, dove la mancata integrazione dei Neet nei circuiti economici ed educativi rappresenta il 3,31% del Pil, seguita da Grecia (3,28%) e Irlanda (2,77%).
In Europa la quota dei giovani Neet non è ripartita in modo omogeneo nelle varie aree geografiche. Ci sono paesi più virtuosi con un tasso inferiore al 7% (Olanda e Lussemburgo) e c’è un gruppo di testa con percentuali più alte, oltre il 17%. In questa seconda categoria rientra l’Italia con circa 2 milioni di Neet fra i 15 e 29 anni (il 22,7%), dato che cresce fino a 3,2 milioni se si apre la forbice fino ai 34 anni e colloca il Belpaese nel blocco dei peggiori in compagnia di Grecia, Irlanda, Bulgaria, Romania e Spagna.
Nell’indagine di Eurofound si tenta anche un’analisi dei costi sociali e del disagio derivante, e si traccia anche un ritratto dei soggetti a “rischio Neet”. Emerge uno scenario in cui un ragazzo con bassi livelli di scolarizzazione ha delle probabilità di finire nella categoria dei Neet tre volte superiori a un coetaneo con un’istruzione secondaria. Un rischio che aumenta fra i giovani immigrati, fra quelli con problemi di salute o forme di disabilità, oppure immersi in ambienti familiari difficili e con redditi bassi, spesso residenti in aree periferiche più arretrate.

Il costo economico per la società dei Neet

Il costo economico della mancata integrazione dei Neet è stimata in oltre 150 miliardi di euro, ovvero 1,2% del Pil europeo nel 2011. Alcuni paesi, come la Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia e Polonia stanno pagando il 2% o più del loro Pil.
Ma il costo economico non è l’unico. I Neet sono a più alto rischio di essere socialmente e politicamente alienati. Hanno un livello più basso di interesse e di impegno nella politica e più bassi livelli di fiducia. Anche nei paesi in cui Neet sono più politicamente impegnati (come la Spagna) non si identificano con gli attori principali.

Tratto da: Eurofund, Young people and ‘NEETs’, ottobre 2012.

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