Giovani dispersi

I ragazzi italiani sono scoraggiati dalle difficoltà incontrate in un percorso formativo accidentato, oppure confusi sul loro futuro. I giovani che abbandonano gli studi in Italia raggiungono un tasso del 18,8%, quasi 5 punti in più rispetto alla media europea. A indagare sulle cause dell’abbandono è una ricerca dell’Isfol, Le dinamiche della dispersione formativa: dall’analisi dei percorsi di rischio alla riattivazione delle reti di supporto.
L’indagine è stata realizzata intervistando oltre 1.500 giovani usciti dalla scuola secondaria di primo grado, suddivisi in due differenti campioni: giovani diplomati, qualificati o comunque inseriti nei percorsi formativi; giovani fuoriusciti prematuramente dai percorsi.
Una delle cause più rilevanti – è data dalle difficoltà che i ragazzi incontrano nel percorso scolastico: un percorso accidentato, con bocciature o valutazioni basse o ritenute non corrispondenti alle aspettative, può determinare un effetto scoraggiamento. Ma un’altra causa di abbandono è che alla fine della terza media molti ragazzi dicono che non sanno cosa fare, che sono confusi. Questo è un dato molto grave, perché vuol dire che questi giovani non hanno cercato né sono stati contattati da orientatori che possano supportarli nella scelta. Sono situazioni ad alto rischio di disagio sociale, mentre dovrebbero essere le prime ad avere assistenza da parte dei servizi di orientamento scolastico e al lavoro.
Per l’Isfol è fondamentale riattivare le reti di supporto istituzionali, perché il supporto non è necessariamente quello della famiglia. Ma quello che manca in Italia sono anche percorsi alternativi di istruzione. Per questo, è importante implementare subito l’apprendistato. Non bisogna abbandonare questi giovani a loro stessi, perché quello della dispersione è un problema in termini di costi umani e sociali ma anche economici.

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