Al via il Piano Sociale per il Sud
Oltre 2,3 miliardi di euro dalla riprogrammazione dei fondi europei. 845 milioni sono destinati a obiettivi di inclusione sociale. >>
Uomo, giovane e senza aiuti dalle banche; in molti casi si tratta di piccole attività, senza dipendenti al di fuori dei propri fondatori e talvolta nate come risposta a precariato e disoccupazione.
Le opportunità del “fare impresa” sono colte sempre più frequentemente dai giovani. L’incidenza degli under 30 è pari al 26,4% (2 punti in più rispetto al 2010) e un ulteriore 19,1% di neoimprenditori si colloca tra i 31 e i 35 anni.
Un terzo delle imprese italiane nate nel 2011 ha sede nel Mezzogiorno. Incidenze minori spettano al Centro e al Nord Est (rispettivamente, 21% e 19,5%).
Lo sostiene il Centro studi di Unioncamere che ha tracciato l’identikit del neoimprenditore. Nella maggior parte dei casi (88,7%), le imprese neo-nate sono caute e non avvertono la necessità di assumere personale, impegnate come sono ad attendere i primi riscontri da parte del mercato. Circa un’impresa su dieci prevede di aumentare gli occupati, ma la quota sale sensibilmente tra quelle con più di 10 addetti (raggiungendo il 19,6%).
I giovani hanno generato nel 2011 poco meno della metà delle nuove imprese, mentre il restante 54,5% è da attribuire agli ultra 35enni, che si avvalgono principalmente dell’esperienza e del proprio background tecnico-professionale per trovare stimoli all’avventura imprenditoriale.
Si sono ulteriormente ridotti gli spazi per le donne, che presidiano settori specifici come i servizi alle persone, il turismo, l’agricoltura e le attività commerciali. Poco meno della metà (48,9%) dei neoimprenditori proviene da una scuola secondaria superiore, una quota in crescita rispetto ai dati 2010.