Il piano giovani

Priorità del governo? Il piano giovani, secondo le affermazioni il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. L’obiettivo è ridurre la disoccupazione giovanile di otto punti percentuali portandola al 30%.
Una priorità condivisa dall’Europa messa di fronte al rischio di trovarsi un’intera generazione senza lavoro.
Servono idee ma soprattutto risorse che l’Italia potrà usare uscendo dalla procedura per deficit eccessivo; poi dovrà negoziare al vertice di fine giugno un’interpretazione estensiva della golden rule così da escludere dal tetto del disavanzo al 3 per cento, oltre agli investimenti infrastrutturali, le spese per le politiche attive per il lavoro.
In campo potrebbero esserci tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Poi ci sono i sei miliardi in sette anni del piano approvato da Bruxelles della youth garantee, per garantire a tutti i giovani un’opportunità di occupazione o di formazione una volta rimasti disoccupati o terminati gli studi. Intanto si procede con l’applicazione dell’ultima riforma del lavoro, quella firmata dall’ex ministro Elsa Fornero. Giovannini insiste nel parlare di “manutenzione”, non di una nuova riforma. Intende muoversi nel solco della legge ’92, monitorando gli effetti della legge, come questa stessa prevede.
Ecco le questioni in campo in dettaglio:

I contratti a termine
Per gli interventi più onerosi bisognerà aspettare le conclusioni del Consiglio europeo di giugno. Tra gli interventi che richiedono invece meno risorse e quindi più facilmente attuabili ci sono le correzioni ai contratti a termine, la strada più battuta per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Oltre il 70 per cento delle assunzioni avviene con contratti a tempo determinato.
La legge Fornero ha mutato, allungandolo, l’intervallo temporale tra un rinnovo e un altro. Ha stabilito che per il rinnovo del contratto con una durata fino a sei mesi debbano passare due mesi anziché dieci giorni come prima e che per i contratti con una durata superiore debbano trascorrere tre mesi anziché venti giorni. Sindacati e Confindustria sono d’accordo nel tornare indietro. È la stessa legge, d’altronde, a prevedere la possibilità che le parti ritornino (come già hanno fatto in alcuni settori) ai vecchi intervalli. Il governo è favorevole.
Strada in discesa anche per l’ipotesi di estendere a tutto un anno la possibilità di non indicare la causa per la stipula di un contratto a termine ora limitata al solo primo contratto con durata massima di dodici mesi. Le imprese (in particolare le piccole) insistono nella richiesta di superare l’aggravio contributivo dell’1,4 per cento sui contratti a termine destinato a finanziare la nuova Aspi (l’assicurazione sociale per l’impiego). Aggravio che si recupera se il contratto si trasforma a tempo indeterminato.

La staffetta anziani-giovani sul posto di lavoro
Istituto, in fase di sperimentazione in alcune regioni come la Lombardia e l’Emilia Romagna, prevede tuttavia dei costi perché il lavoratore anziano andrebbe in part time e per non perdere i contributi pieni avrebbe bisogno di una integrazione da parte dello Stato.

Sgravi fiscali
Il ministro Giovannini frena sull’ipotesi (molto costosa, peraltro) di ridurre il costo del lavoro per i giovani assunti. Il ministro riprende gli studi fatti all’estero sugli effetti della decontribuzione e defiscalizzazione secondo cui non è detto che in questa fase economica questa sia necessariamente una priorità. Considerando anche che in Italia quando il governo Prodi avviò, nel 2007, la riduzione del 5% del cosiddetto cuneo fiscale non si constatarono particolari effetti positivi. Piuttosto il governo punta sulla riforma dei centri per l’impiego.
Una delega affidata al governo è scaduta. Si tratterebbe di rinnovarla. Occorre fare in modo che un giovane senza lavoro venga assistito nella ricerca di un impiego, come accade nel paesi dell’Europa del nord, gli stessi che hanno anche i tassi di disoccupazione più bassi.

Le pensioni
Il cantiere si riaprirà per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro prima dell’età pensionabile ma con penalizzazioni proporzionali. Anche questo servirà ai giovani danneggiati dal blocco sostanziale del turn over.

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