Lavoro a progetto

Lavoro a progetto: la riforma del mercato del lavoro, impone di verificare con grande attenzione la presenza dei requisiti previsti e la corretta formulazione dei nuovi contratti.
Il rischio è di veder ricondotto il rapporto nell’alveo della subordinazione. La stretta sui contratti a progetto appare persino più severa di quella riservata alle “false” partite Iva. Va tuttavia precisato che i controlli del personale ispettivo potranno essere effettuati non prima del 18 luglio 2014 (come ha recentemente precisato la circolare 32/2012.

Per i contratti di collaborazione solo a progetto stipulati dopo il 18 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge 92/2012 (articolo 1, commi 23-25), la collaborazione coordinata e continuativa, salvo alcune deroghe, deve essere ricondotta esclusivamente a un progetto specifico, la cui realizzazione sia verificabile e non più a un programma di lavoro o fase di esso.
In sentesi viene ridotto il numero di opzioni possibili con l’eliminazione del riferimento a un programma di lavoro o fase di esso: oggi c’è la certezza che il contratto di collaborazione coordinata e continuativa deve essere riconducibile solo a uno o più progetti specifici. Con questo si intende che il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale.
La legge 92/2012 precisa anche che il progetto non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente. Il che conduce alla conclusione che l’instaurazione di un contratto a progetto sia possibile solo per una attività non ordinaria del committente. Questo comporta che una buona parte di questi contratti potrebbe non essere più usata.

Il ministero del Lavoro ha chiarito le nuove disposizioni sui contratti a progetto nella circolare 29 dell’11 dicembre 2012, che fornisce chiarimenti ed evidenzia le principali novità:

- le indicazioni operative al personale ispettivo;
– il requisito del progetto;
– il corrispettivo per il collaboratore,
– l’esercizio del diritto di recesso.

Con la modifica all’articolo 61, comma 1, del decreto legislativo 276/2003, il progetto resta l’unico e indispensabile elemento al quale poter ricondurre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa a partire dal 18 luglio 2012.

La circolare 29 dell’11 dicembre 2012 precisa come il progetto debba e risultare funzionalmente collegato a un determinato risultato finale; questo comporta in primis che nel contratto sia presente:

- la «descrizione» del progetto (e non più la sola «indicazione» del progetto);
– la individuazione del contenuto che lo caratterizza;
– il risultato da conseguire, inteso come modificazione della realtà materiale e «obiettivamente verificabile». In altre parole, quanto si attende dal collaboratore in un determinato arco di tempo.
Quest’ultimo è un punto molto importante perché il risultato è parte integrante del progetto ed elemento necessario per la sua validità.

Il contratto a progetto non può comportare lo svolgimento di compiti esecutivi o ripetitivi: compiti che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale. La circolare 29 evidenzia che questi compiti ripetitivi sono caratterizzati dalla mera attuazione di quanto impartito dal committente, senza possibilità di autonomia da parte del collaboratore.

In sitesi la circolare 29 dell’11 dicembre 2012 prevede:

• Tre requisti fondamentali perché si abbia una vera e propria collaborazione coordinata e continua:

- Continuità
La prestazione del lavoratore deve essere non occasionale, e prolungata per un periodo sufficientemente lungo da consentire il conseguimento del risultato finale, che è parte integrante del progetto stesso.
Coordinamento
L’attività del prestatore deve essere coordinata con la struttura del committente. Vale a dire che, al di fuori di un rapporto con il vincolo della subordinazione, il collaboratore opera per il raggiungimento dei fini del soggetto con cui collabora.
Personalità
La prestazione deve essere personale e, quindi, l’apporto di terze persone non potrà essere che secondario e marginale. Deve essere altresì preminente l’attività lavorativa rispetto al capitale investito.

• La riconducibilità a uno o più progetti che abbiano le caratteristiche seguenti:

- Autonomia
Il progetto è determinato dal committente e gestito in autonomia dal collaboratore
Risultato finale
Il progetto è funzionalmente collegato a un determinato risultato finale, indicato nel contratto e concretamente verificabile (ad esempio, secondo le indicazioni della circolare 29/2012, deve trattarsi dello sviluppo di uno specifico software e non dell’attività ordinariamente necessaria alla sua gestione, dell’ideazione di una scenografia ad hoc per uno spettacolo teatrale e non del semplice allestimento del palco).
Diversità dall’oggetto sociale
Il progetto non deve consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente.
Niente compiti esecutivi
Sono banditi compiti esecutivi o ripetitivi.

Fatta questa precisazione, la circolare 29 dell’11 dicembre 2012 precisa che laa collaborazione non dovrebbe rientrare in una delle seguenti attività:

- addetti alla distribuzione di bollette o giornali riviste ed elenchi telefonici;
– addetti alle agenzie ippiche;
– addetti alle pulizie;
– autisti e autotrasportatori;
– baristi e camerieri;
– commessi e addetti alle vendite;
– custodi e portieri;
– estetiste e parrucchieri;
– facchini;
– istruttori di autoscuola;
– letturisti di contatori;
– magazzinieri;
– manutentori;
– muratori e qualifiche operaie dell’edilizia;
– piloti e assistenti di volo;
– prestatori di manodopera in agricoltura;
– addetti alle attività di segreteria e terminalisti;
– addetti alla somministrazione di cibi/bevande;
– prestazioni rese in call center e servizi inbound.

Consulta la sezione di appronfodimento sui contratti di lavoro.

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