Continuare a studiare conviene

Abbandonare gli studi è molto pericoloso. Una buona cultura di base e una preparazione professionale adeguata, che non può essere acquisita solo sul posto di lavoro, sono indispensabili per tenere il passo con l’evoluzione delle tecnologie ed i mutamenti in atto nella società.

LE SCELTE DEGLI STUDENTI PER L’ANNO SCOLASTICO 2013-2014FARE LA SCELTA GIUSTAPERCHE’ BISOGNA PROSEGUIRE > IL FENOMENO DELL’ABBANDONO SCOLASTICO > COME SCEGLIERE > COSA SCEGLIERE > COSA CAMBIA > DIRITTO ALLO STUDIO > ESSERE STUDENTE > L’ESAME DI STATO > IDENTIKIT DEL GIOVANE DIPLOMATO > STUDENTI PENTITI  > GENERAZIONE NEET 

 


LE SCELTE DEGLI STUDENTI PER L’ANNO SCOLASTICO 2013-2014

Il ministero dell’Istruzione ha pubblicato i dati sulle scelte delle famiglie italiane per il primo anno delle superiori. 
Le prime iscrizioni online della scuola italiana si sono concluse lo scorso 28 febbraio e a poco meno di un mese dalla scadenza viale Trastevere traccia un primo bilancio. I licei (escluso però il classico) continuano la loro marcia, ormai quasi inarrestabile: quest’anno fanno registrare un eloquente 49,1% delle preferenze espresse dagli iscritti in terza media, più 1,7 %. 18 anni fa, nel 1995/1996, la percentuale di iscritti dei licei ammontava al 37% del totale.
Ma tra i licei a sorridere sono soltanto i linguistici (che passano dal 7,2 all’8,4%) e i licei scientifici ad opzione scienze applicate che dal 4,1% passano al 6,3%. In flessione il classico e lo scientifico ordinamentale, tengono invece tutti gli altri licei.
Dopo anni di crisi, sembrano ormai in ripresa anche gli istituti tecnici, che negli ultimi dieci anni hanno dovuto assistere ad una vera e propria emorragia di preferenze. Per il prossimo anno è prevista una lieve ripresa: più 0,4% che li fa arrivare al 31,4%.
In caduta libera invece gli istituti professionali che probabilmente hanno subito il colpo di una riforma Gelmini che non ha convinto troppo le famiglie italiane. Il prossimo settembre, i professionali conteranno il 19,6% di tutti gli iscritti in prima delle superiori: meno 2%. Un dato che punisce soprattutto il settore dei Servizi (gli ex Ipsia), tengono ancora gli alberghieri che fanno registrare un lievissimo incremento.

Consulta i dati del ministero dell’Istruzione.

Data: 25/03/2013
Fonte: Redazione

Torna su

FARE LA SCELTA GIUSTA

Dall’alberghiero a ragioneria, Excelsior di Unioncamere rivela le scuole che fanno trovare lavoro.
La speciale classifica arriva alla vigilia delle iscrizioni che vanno concluse entro il 20 febbraio. Secondo le stime del Sistema informativo Excelsior pubblicate su la Repubblica nel 2011 le imprese italiane hanno cercato sul mercato del lavoro, per assunzioni non stagionali, poco meno di 325 mila tra diplomati quinquennali e giovani in possesso di qualifica professionale triennale. Tra i primi, il più gettonato da aziende e imprese è il diploma ad indirizzo amministrativo-commerciale: 68 mila posti di moderno “ragioniere”, con le competenze per barcamenarsi nel terzo millennio. Anche i diplomi quinquennali ad indirizzo meccanico, turistico-alberghiero, elettrotecnico e informatico sono abbastanza richiesti: 52 mila posti in tutto. Per i giovani in uscita dagli istituti professionali con titolo triennale o di 5 anni erano a disposizione 80 mila posti di lavoro. In pole position giovani e meno giovani in possesso di un titolo ad indirizzo meccanico, socio-sanitario, edile e turistico-alberghiero.
Il mercato va alla ricerca anche di estetiste, periti elettrotecnici e commerciali. Nel 2011, a fronte di una richiesta che si aggira attorno ai 240 mila soggetti, i diplomati provenienti dagli istituti tecnici sono stati 145 mila. Un numero assai inferiore a quello di coloro che hanno conquistato un diploma liceale – 210 mila circa – che verosimilmente proseguiranno gli studi all’università visto che per questi ultimi le aziende offrono poco più di 5 mila e 500 posti, pari al 2,2 per cento del totale.
La domanda è fortemente sbilanciata anche sul territorio nazionale. L’offerta delle imprese è concentrata al Nord: il 56 per cento delle proposte di assunzione. Le regioni col maggiore fabbisogno di diplomati sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Al Sud la richiesta di diplomati si dimezza: il 24 per cento dei 325 mila posti in questione.
Un giovane settentrionale in possesso di un diploma tecnico ha una probabilità quattro/cinque volte maggiore di un coetaneo meridionale di acciuffare il primo posto di lavoro. Ma, nonostante tutto, i licei continuano a scoppiare, mentre gli istituti tecnici sono in crisi di vocazione da anni.

Consulta i dati del Sistema informativo Excelsior

Data: 16/01/2012
Fonte: Redazione

Torna su

PERCHE’ BISOGNA PROSEGUIRE

La strada che si inizia a percorrere dopo la terza media è decisiva per il futuro; un cattivo inizio rischia di pregiudicare le future possibilità di carriera, di soddisfazione e di reddito. Le tecnologie produttive sono sempre più sofisticate e le industrie oggi, mentre da una parte si liberano del personale generico, dall’altra lamentano la mancanza di personale qualificato.
Nel futuro ognuno dovrà abituarsi a cambiare lavoro con una certa frequenza, ma dovrà anche disporre degli strumenti per poterlo fare. Per riqualificarsi, occorre avere una solida base culturale, la capacità di rispondere ed adeguarsi ai cambiamenti, la disponibilità ad aggiornarsi.
Per queste ragioni, proseguire gli studi è ormai una condizione indispensabile per avere maggiori possibilità di un buon ingresso nel lavoro e di una carriera professionale migliore. Condizione recepita anche dal Legislatore che nel 1999 ha introdotto l’obbligo formativo che impone ai ragazzi un percorso di studio e formazione fino ai 18 anni.
È’ importante inoltre che ragazzi e genitori discutano a fondo con gli insegnanti, che sono la fonte di informazione più attendibile sulle reali capacità scolastiche degli studenti.

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

IL FENOMENO DELL’ABBANDONO SCOLASTICO

Il 20% non ce la fa a rispettare l’obbligo scolastico. In parole povere centomila ragazze e ragazzi, che ogni anno si lasciano alle spalle la terza media, si trasformano in “fantasmi”. Non ce la fanno a seguire il corso di studi fino a 16 anni. Per fortuna il fenomeno della dispersione scolastica si è ridotto con il passare degli anni alle elementari, dove la media degli abbandoni non supera l’uno per cento, mentre nella scuola primaria, un tempo la scuola media unificata, la percentuale nazionale si è fermata a quota tre.
Ma attenzione, si parla sempre di medie statistiche, quindi in molte Regioni come Sardegna, Campania, Puglia o Sicilia e, soprattutto, in alcune province i numeri sono drammaticamente più alti. Comunque, il fenomeno dell’abbandono scolastico esplode nei primi due anni delle scuole superiori.

L’ultima indagine dell’Istat, realtiva all’anno scolastico 2009/2010, parla di una media nazionale di abbandoni al 18.8 per cento. Non molti sanno, però, che l’indagine dell’Istat si riferisce solo alle scuole superiori statali. Poco o nulla si conosce della dispersione scolastica negli istituti di formazione professionale gestiti dalle Regioni. E’ quindi certo che la percentuale di giovani che spariscono dal panorama scolastico è molto più alta. Cosa possono fare le scuole per recuperare le decine di migliaia di giovani che sono fuggiti o che frequentano saltuariamente oppure che lasciano dopo una bocciatura? La legge traccia un percorso preciso. La scuola deve convocare i genitori e spiegare loro che stanno commettendo un reato. Se la situazione non si sblocca parte la segnalazione ai servizi sociali del Comune che dovrebbero tentare il recupero dello studente. Se il tentativo fallisce scatta la denuncia al Tribunale dei minori. Tutto chiaro. Ma non sempre è facile, anzi a volte impossibile. Basta un esempio. A Belluno le segnalazioni di mancato rispetto dell’obbligo scolastico sono 27.
A Napoli 60 mila. Nel capoluogo campano, che assieme all’hinterland ha raggiunto il livello monstre di 3 milioni e mezzo di residenti, sarebbe necessario un piano Marshall. Servizi sociali centuplicati, strutture scolastiche all’avanguardia, investimenti robusti nella scuola. Invece per far fronte al disastro si sono mobilitati migliaia di insegnanti, decine di migliaia di genitori, per rendere la scuola un luogo che attrae, educa, coinvolge. Una lotta titanica in un territorio dove la gente convive con la povertà crescente, la paura e la rassegnazione. Ma l’emergenza non riguarda solo Napoli. Basti pensare che nella periferia orientale di Verona la dispersione scolastica ha toccato il 30 per cento, mentre a Reggio Calabria ha ormai raggiunto il 38 per cento.

Per abbandono scolastico (Early school leavers) si intende i giovani che hanno abbandonato gli studi senza aver conseguito un titolo superiore al livello. Nel contesto nazionale l’indicatore è definito come la percentuale della popolazione in età 18-24 anni con al più la licenza media, che non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni e che non frequenta corsi scolastici né svolge attività formative.

Per aree geografiche nazionali
Nord-ovest 18.0 %
Nord-est 15.4%
Centro 14.8%
Mezzogiorno 22.3%

Tra le Regioni
Sardegna 23.9%
Uomini 31.1%
Donne 16,1%

Campania 23.0%
Uomini 23.6%
Donne 22.3%

Lazio 13,4%
Uomini 16.9%
Donne 9.8%

Emilia Romagna 14.9%
Uomini 17.8%
Donne 12.1%

P.A. Trento 11.8%
Uomini 13.7%
Donne 9.9%

Abbandono scolastico in altri Paesi Ue
Danimarca 10.7%
Svezia 9.7%
Regno Unito 14.9%
Francia 12.8%
Germania 11.9%

Scarica la scheda dedicata all’abbandono scolastico in Italia tratta da Noi Italia dell’Istat.

Data: 14/02/2012
Fonte: la Repubblica

Torna su

COME SCEGLIERE

Le possibilità sono certamente moltissime per un ragazzo che esca dalla terza media. Per fare la scelta giusta dovrà potersi consigliare con la famiglia, ma soprattutto con gli insegnanti che conoscono le potenzialità e le aspirazioni di ciascun allievo e che sono la fonte più attendibile sulle reali capacità scolastiche dei ragazzi.
Bisogna poi confrontare le aspirazioni, gli interessi, le capacità, con i percorsi scolastici che sono effettivamente a disposizione, tenendo conto degli sbocchi lavorativi che questi possono offrire. Dopo aver deciso bisogna esaminare con attenzione che cosa comporta l’iscrizione: dove, come e quando ci si può iscrivere.
È bene consigliare di prevedere una soluzione di riserva, un altro indirizzo di studi, in modo da non trovarsi senza prospettive se la prima scelta effettuata non dovesse funzionare. Per scegliere bene è necessario conoscere tutti i percorsi scolastici e le loro diverse caratteristiche (durata dei corsi, orari, materie, sedi, indirizzi) e sapere quali sono i lavori a cui preparano i diversi percorsi scolastici ed i vari sbocchi professionali possibili. Inoltre è bene essere aggiornati sulla situazione e sulle prospettive del mercato del lavoro nella propria zona.
Per scegliere l’indirizzo della scuola media superiore è utile badare alle proprie capacità di oggi, tenendo però conto che domani si potranno migliorare. Raffaele Simone, che è uno dei nostri maggiori studiosi di grammatica e lingua italiana, ha raccontato che da ragazzo andava malissimo in grammatica e la odiava. E Simone è in buona compagnia.
Il sommo fisico Albert Einstein ebbe difficoltà per essere ammesso al Politecnico di Zurigo, mentre qualche tempo prima, il grandissimo naturalista inglese Charles Darwin fu accompagnato dal padre per imbarcarsi come mozzo su un brigantino che doveva fare una lunga navigazione attraverso vari oceani. Il capitano della nave lo esaminò e poi disse al signor Darwin padre che il ragazzo era un buon ragazzo, che lo avrebbe dunque preso a bordo volentieri. “Peccato -aggiunse- che il ragazzo non ha per niente spirito d’osservazione”.
Il brigantino si chiamava Beagle. Il suo nome è famoso nella storia della scienza perché proprio durante quel viaggio il giovane Darwin, privo di “spirito d’osservazione”, raccolse una grandissima quantità di dati sulle più varie specie animali e gettò le basi per la sua teoria evoluzionistica della diversità delle specie viventi.

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

COSA SCEGLIERE

Dopo la terza media, il percorso di istruzione formazione dei ragazzi continua in virtù dell’obbligo formativo, ovvero il dovere, ma soprattutto il diritto di frequentare attività formative fino all’età di 18 anni. È regolato dalla legge n. 144/1999 art. 68; l’obiettivo è di rendere i ragazzi capaci di definire consapevolmente il proprio progetto di vita e di muoversi nel mondo del lavoro.
Ogni giovane, potrà scegliere, sulla base dei propri interessi e delle capacità, uno dei tre percorsi possibili:

- Proseguire gli studi nel sistema dell’istruzione scolastica.
Frequentare il sistema della formazione professionale.
Iniziare il percorso di apprendistato.

Durante l’assolvimento dell’obbligo la scelta operata può essere modificata in quanto i tre sistemi sono considerati equivalenti e quindi è prevista la possibilità di passare da un percorso all’altro attraverso il riconoscimento dei crediti.
Qualora la scuola, la formazione professionale o l’apprendistato vengano interrotti il Centro per l’impiego potrà aiutare il giovane a capire quali sono le aspettative, le aspirazioni, le potenzialità e quindi a definire un progetto formativo personalizzato.

L’obbligo formativo prevede che, terminato il primo ciclo di istruzione (scuola primaria + scuola secondaria di primo grado), i ragazzi continuino a frequentare una istituzione scolastica o svolgere attività formative, fino al conseguimento di una qualifica.
Le possibilità sono tante per tutte le esigenze e i desideri. Infatti oggi quando si pensa alla scuola non bisogna immaginarsi solo banchi e interrogazioni. La nuova scuola permette di alternare periodi di frequenza a periodi di lavoro in aziende. Addirittura, se si sceglie l’apprendistato è possibile qualificarsi lavorando.

Ma andiamo con ordine. Terminati i cinque anni scuola primaria e i tre di secondaria di primo grado (le ex medie), superato l’esame di Stato, è possibile scegliere tra queste possibilità:

- Proseguire gli studi scegliendo un liceo.
I corsi durano 5 anni. Si consegue il diploma di istruzione secondaria superiore con il superamento dell’esame di Stato. Il diploma liceale, diversamente da quelli rilasciati dai tecnici e dai professionali, è un titolo non sempre utile per inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro. Più spesso rappresenta un punto di partenza verso gli studi universitari.

- Proseguire gli studi scegliendo un istituto tecnico.
Anche in questo caso i corsi durano 5 anni. Si consegue il diploma di istruzione secondaria superiore con il superamento dell’esame di Stato. Gli istituti tecnici e professionali sono parte del sistema dell’istruzione nazionale e i titoli rilasciati hanno pieno riconoscimento a livello nazionale.

- Frequentare corsi di istruzione professionale.
Forma nuove professionalità in possesso, oltre che delle tradizionali conoscenze di tipo specialistico, anche di competenze relazionali, linguistiche e pratiche necessarie nei vari settori della produzione, dei servizi e delle professioni. Dopo 5 anni di studio, puoi proseguire gli studi in corsi universitari o post-secondari oppure entrare nel mondo del lavoro con una specifica professionalità.

- Scegliere un percorso formazione professionale.
Anche i corsi di formazione professionale, programmati annualmente a livello regionale, ti permettono di esercitare il tuo obbligo di istruzione. I corsi affrontano in prevalenza argomenti tecnici legati all’ambito lavorativo e prevedono. molte ore di attività e esercitazioni pratiche, sia internamente (laboratori e simulazioni) sia attraverso stage aziendali.

E se si cambia idea?
Nessuna scelta è definitiva. Se si desidera cambiare indirizzo, ad esempio passare dal liceo alla formazione professionale o viceversa, è possibile farlo in qualsiasi momento.
Apposite iniziative didattiche (si chiamano “passerelle”) aiuteranno lo studente ad inserirsi nel nuovo percorso di studi.
Se poi ha già compiuto 16 anni, può lasciare i banchi di scuola e avviarsi a un apprendistato. Anche in questo caso la formazione dura fino a 18 anni.

E dopo? Compiuti i 18 anni, cioè al termine dell’obbligo formativo è con una qualifica in mano, è possibile scegliere tra:

- Università
Ifts, Istruzione e formazione tecnica scientifica
Formazione professionale post diploma
Apprendistato
Lavoro

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

COSA CAMBIA

E’ utile sapere che entrare nella scuola media superiore, qualunque sia l’indirizzo scelto, significa entrare in una nuova realtà. Il corso scolastico della scuola media superiore si differenzia da quello della scuola dell’obbligo in modo profondo, sia nelle sue finalità sia nell’organizzazione della didattica e della partecipazione.
Innanzitutto, rispetto alla scuola media inferiore, il rapporto con i professori, più numerosi, tende a diventare impersonale, passando quasi esclusivamente attraverso le interrogazioni, i compiti in classe, la capacità degli alunni di assorbire e mettere a frutto le spiegazioni e la lettura dei libri di testo: cambia insomma il loro modo di fare scuola, sempre meno attento ai problemi personali dei singoli e sempre più attento alla capacità di ognuno di dare risposte giuste sui contenuti di ciascun insegnamento.

Un’altra novità riguarda la valutazione dell’insegnante, che non si esprime più con i giudizi, tipici delle scuole elementari e medie inferiori: alle superiori esistono i voti, dall’1 al 10 (i voti inferiori al 6 sono insufficienti), che sintetizzano il modo in cui viene valutato l’andamento di una prova (orale, scritta o, nel caso degli istituti tecnici e professionali, pratica).
Alla fine del trimestre (o quadrimestre), per ogni materia di studio viene assegnato 1 unico voto (2, nel caso la materia sia valutata sia all’orale che allo scritto), sulla base della media dei voti ottenuti nelle interrogazioni e/o nei compiti scritti: i voti vengono riportati sulla pagella. Per quegli alunni che non hanno la sufficienza in tutte le materie, vengono organizzati dei corsi di recupero.
Questo ciclo di studi è inoltre contraddistinto dalla partecipazione diretta degli studenti (attraverso i rappresentati di classe, il comitato studentesco d’istituto) alla gestione di importanti aspetti della vita della singola classe e dell’intera scuola: studenti (e genitori) hanno infatti il diritto di riunirsi in assemblea nei locali di ogni istituto, così come è un diritto degli studenti ( e dei genitori) partecipare alle elezioni per scegliere i propri rappresentanti e far parte dei consigli di classe e di istituto. Inutile ricordare che, nel passaggio alle superiori, ogni classe del primo anno nasce dalla scomposizione e ricomposizione di tante diverse classi di terza media: ci si troverà dunque in classe con compagni quasi tutti nuovi.

Un’ultima novità riguarda il fatto che, nella maggior parte dei casi, la scuola media superiore si trova più lontana da casa rispetto alla media inferiore, vale a dire in altri quartieri della città (quando non addirittura in un altro comune).

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

DIRITTO ALLO STUDIO

L’articolo 34 della Costituzione della Repubblica italiana prende in considerazione il diritto alla studio, ricordando che: La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Lo “Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”, approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 29 maggio 1998, abolisce le norme del Regio Decreto n.653 del 1925, ampiamente superate, che fino ad oggi regolavano formalmente la disciplina nella scuola, e si colloca nel processo di acquisizione dell’autonomia da parte delle scuole.
Lo Statuto detta le norme generali che le singole scuole nella fase attuativa dovranno integrare e sviluppare, e chiarisce il nuovo quadro delle relazioni fra gli studenti e fra studenti e altre componenti della comunità scolastiche, chiamate a progettare autonomamente la loro offerta formativa.
Grazie allo Statuto, alla scuola viene riconosciuta prioritariamente la funzione essenziale di “luogo di formazione e di educazione mediante lo studio”; essa assume il ruolo di polo riconduttore di tutti gli altri obiettivi e valori propri della comunità scolastica: la crescita della persona, lo sviluppo dell’autonomia individuale, il raggiungimento di obiettivi culturali e professionali.
Ispirandosi alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e alla Costituzione italiana, di cui vuole essere attuazione e prolungamento in ambito scolastico, lo Statuto individua i principi di un corretto rapporto fra studenti e docenti, basato sulla pari dignità e sulla distinzione di ruoli, sul rispetto reciproco e sulla cooperazione volta alla realizzazione delle finalità della scuola e, quindi, delle studentesse e degli studenti.

Il principio fondamentale a cui si ispira lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria è il riconoscimento allo studente della dignità della persona, che comporta diritti e doveri: dal diritto a una formazione qualificata al diritto-dovere di assumersi precise responsabilità nella propria carriera scolastica. Lo statuto quindi fissa i principi, i diritti e i doveri fondamentali, ma anche i meccanismi per garantire il rispetto e l’applicazione delle norme, recepite e adottate dal regolamento di ogni singolo istituto scolastico superiore.

Tra i principali diritti dello studente:

- diritto di partecipazione, ovvero la possibilità di svolgere attività all’interno della scuola inerenti alla comunità scolastica, e di eleggere ed essere eletto in organi rappresentativi;
– diritto al successo formativo, ogni studente è titolare del diritto di apprendere e tutta la struttura scolastica deve operare a tal fine;
– diritto al rispetto e alla valorizzazione dell’identità dell’alunno, a cui tende tutta la formazione culturale e professionale qualificata;
– diritto di informazione sulle decisioni e sulle norme che regolano la vita della scuola;
– diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, che attivi un processo di autovalutazione in grado di condurre lo studente a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento.

Tra i doveri dello studente:

- frequentazione regolare dei corsi;
– adempimento, in modo costante e continuativo degli impegni scolastici;
– rispetto di tutto il personale della scuola, docente e non;
– mantenimento di norme comportamentali corrette;
– rispetto delle disposizioni organizzative e di sicurezza imposte dalla scuola;
– uso corretto delle attrezzature messe a disposizione dalla scuola;
– cura e rispetto dell’ambiente scolastico.

La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.
La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia stipulata a New York il 20 novembre 1989 e con i principi generali dell’ordinamento italiano.
La comunità scolastica, interagendo con la più ampia comunità civile e sociale di cui è parte, fonda il suo progetto e la sua azione educativa sulla qualità delle relazioni insegnante-studente, contribuisce allo sviluppo della personalità dei giovani, del loro senso di responsabilità e della loro autonomia individuale e persegue il raggiungimento di obiettivi culturali e professionali adeguati all’evoluzione delle conoscenze e all’inserimento nella vita attiva.

La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, sul rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e condizione, nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale. 

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

ESSERE STUDENTE

Per qualsiasi persona i primi giorni da studente sono colmi di incertezze e di dubbi su se stessi. Si sta assumendo un ruolo nuovo in un nuovo contesto sociale. E’ tutto così differente da ciò che prima era così familiare. Qual è ora il nostro posto? Con chi ci si può confrontare? E, ancor più importante, chi si pensa e si vuole essere?
Nel caso si abbia di recente frequentato una scuola, si potrà essere sconcertati di non rientrare più tra i migliori, ma, in questo nuovo gruppo, più selezionato, di rientrare semplicemente nella media. Se invece si inizia come studente ad una certa età, dopo aver trascorso anni a lavorare, si può essere sorpresi dalla relativa ingenuità dei colleghi più giovani e spaventati da ciò che si crede sia la loro maggiore potenzialità di concentrazione e memoria.
Dubbi su se stessi nascono poiché ci si paragona ad una immagine idealizzata dell’essere studente, che vuol dire in primo luogo essere uno/a studente/ssa di successo.
Tante volte infatti si pensa allo/a studente/ssa di successo come a colui/colei che è sempre organizzato/a e concentrato/a, che riesce ad anteporre le ragioni dello studio a famiglia, amici, insomma ad occasioni di vita sociale. Nondimeno sembra che tale persona sia capace sempre di capire senza sforzo o che si ricordi di ogni cosa o ancora che abbia sempre montagne di appunti o riesca ad esprimersi sempre correttamente in pubblico.
Ovvio confronto a questa immagine chi non si sentirebbe almeno un po’ a disagio? Ma è veramente così? E soprattutto cosa fa di uno/a studente/ssa qualsiasi uno/a studente/ssa di successo?
Fondamentalmente un/a buon/a studente/ssa ha bisogno di tre cose:

- di aver chiaro il fine: perché studiare? Cosa si vuole ricavare dal corso che si sta seguendo?
– di capire la situazione nella quale si sta studiando, ponendo l’attenzione su ciò che ci si può aspettare dai propri insegnanti ma allo stesso tempo ciò che loro si aspettano da noi;
– di sviluppare strategie ad hoc per soddisfare da un lato ciò che viene chiesto e dall’altra ciò che si vuole ricavare dall’esperienza dello studio Avendo in mente queste tre idee semplici, ma importanti si potrà affrontare lo studio in maniera più consapevole e senza dubbio appagante. 

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

L’ESAME DI STATO

La preparazione dell’esame durante l’anno. La scuola ti aiuterà in molti modi a preparare l’esame durante tutto l’anno scolastico. Fin dall’inizio dell’anno i tuoi insegnanti programmeranno esercitazioni e prove per aiutarti a familiarizzare con le nuove modalità di esame. Ci saranno, ad esempio, simulazioni per la terza prova scritta, prove per il colloquio ed esercitazioni specifiche per le modalità della prima prova alternative al tema. Potrai trovare ulteriori materiali per preparare l’esame sul sito www.pubblica.istruzione.it/argomenti/esamedistato
Puoi visitarlo direttamente o chiedere alla tua scuola di prelevare da lì materiali utili per la preparazione dell’esame.
Entro il 15 maggio il consiglio di classe elaborerà un documento sull’azione didattica ed educativa realizzata nell’ultimo anno di corso. Questo documento certificherà tutto quello che è stato fatto nel corso dell’anno: gli argomenti e le materie affrontati, i metodi impiegati, le prove e gli strumenti utilizzati per la valutazione. Il documento del consiglio di classe ti sarà subito consegnato e sarà affisso all’albo della scuola. Esso servirà da traccia alla commissione d’esame per preparare la terza prova scritta e il colloquio. I voti dello scrutinio di fine anno saranno immediatamente resi noti.

Prepararsi al nuovo esame: alcuni consigli degli esperti I nuovi esami di stato non sono difficili, sono solo più rigorosi. Sono più aperti alle esperienze personali e agli interessi particolari di ogni studente. Per superarli con successo, oltre naturalmente all’impegno scolastico e di studio quotidiano, è sufficiente seguire alcune regole.
Eccole: Studiare sempre, questo è ovvio, senza sottovalutare mai nessuna materia: l’esame da quest’anno le considera tutte. Partecipa attivamente a tutte le lezioni.
Prepara un argomento di ricerca o di approfondimento durante l’anno scolastico che interessi più materie. Fatti aiutare dagli insegnanti nel raccogliere materiali e informazioni. Scrivi per tempo una traccia di ricerca. Questo lavoro, presentato alla commissione, potrà essere una base utile per il tuo esame conclusivo (inizio del colloquio e bagaglio per le prove scritte) e ti aiuterà a renderlo più semplice. Prendi appunti durante le lezioni degli insegnanti; raccoglili in maniera ordinata: sarà più facile consultarli anche a mesi di distanza. Scrivere aiuta a memorizzare e allena a stabilire collegamenti tra le diverse materie.
Prepara delle schede, da conservare in un raccoglitore, su tutte le tue esperienze significative: libri letti, film, spettacoli, fumetti, mostre d’arte, servizi televisivi e articoli di giornali su avvenimenti di attualità. Abituati a non pensare solo in termini di materie: italiano, matematica, latino, ragioneria, storia, chimica o altro. Impara piuttosto ad affrontare un problema integrando fra loro tutte le competenze che possiedi. Prepara “mappe di concetti” che attraversino i diversi argomenti e campi di studio.
Ad esempio: il verismo non solo nella letteratura ma nell’opera di Mascagni, nelle arti figurative, nelle trasformazioni della vita sociale. 

Data: 09/11/2009
Fonte: Redazione

Torna su

IDENTIKIT DEL GIOVANE DIPLOMATO

AlmaDiploma ha realizzato un’indagine dal titolo Prima e dopo il diploma. Caratteristiche, riuscita scolastica e prospettive di studio o lavoro dei diplomati nelle scuole di AlmaDiploma. Un’analisi sul percorso formativo e lavorativo dei diplomati italiani che ha coinvolto 245 istituti scolastici aderenti ad AlmaDiploma e 27.251 diplomati.
Qui di seguito proponiamo una sintesi dei principali risultati.

Il contesto familiare di provenienza
Per quanto riguarda il background socio-economico degli studenti, AlmaDiploma rileva il titolo di studio dei genitori e la classe sociale di appartenenza. Alcune informazioni generali aiuteranno a definire il contesto familiare da cui provengono i neodiplomati.
Mentre nel collettivo dei genitori degli attuali diplomati – nelle realtà prese in considerazione – le donne hanno più che colmato il divario che non molti anni fa le separava dagli uomini in termini di scolarizzazione (hanno almeno il diploma di maturità il 53 per cento delle madri dei diplomati contro il 48 per cento dei padri), permangono differenze evidenti per quanto riguarda la posizione professionale: i padri con posizione borghese (ossia liberi professionisti, dirigenti e imprenditori) sono infatti il 23 per cento e le madri solo il 6.

La relazione fra il contesto familiare dei ragazzi e la scelta del diploma secondario superiore è nota e trova conferma nell’indagine. La presenza di diplomati con genitori in possesso di titoli di studio elevati è massima fra i diplomati classici, scientifici e linguistici, si riduce fra i tecnici ed è minima fra i professionali.
Analogamente gli indirizzi liceali si caratterizzano per una forte presenza di studenti di estrazione borghese e una sottorappresentazione dei figli della classe operaia.

L’ambiente familiare influenza il percorso scolastico degli studenti ben prima del loro ingresso nella scuola secondaria superiore. Fra i diplomati nel 2009, il 42 per cento dei ragazzi con almeno un genitore laureato aveva concluso la scuola media inferiore con il giudizio di ottimo; questa percentuale si riduce al 28 per cento fra i figli di genitori con al più il diploma di maturità e al 14 per cento fra i figli di genitori con grado di istruzione inferiore.
Hanno ottimo alle medie inferiori il 30 per cento delle diplomate contro il 20 per cento dei diplomati. Molto probabilmente, se si disponesse di informazioni sul rendimento scolastico di questi ragazzi nel corso del primo ciclo degli studi, si potrebbe concludere che gli effetti del contesto familiare si manifestano anche nell’ambito della scuola primaria(

La riuscita negli studi superiori
Nei licei, quasi il 90 per cento dei diplomati ha conseguito il titolo di studio entro l’età regolare; questa percentuale scende al 78 per cento negli indirizzi tecnici e al 59 per cento nei percorsi professionali, dove 16 studenti su 100 si diplomano con due o più anni scolastici di ritardo. Il voto di diploma ha un andamento analogo: vale in media 78,5 (su 100) nei licei, 73,0 negli indirizzi tecnici e 71,7 nei professionali. Le studentesse, in tutte e tre le tipologie di indirizzi, tendono ad avere migliori risultati in termini sia di voto sia di regolarità nel percorso scolastico complessivo.

Naturalmente occorre essere consapevoli dei limiti di confrontabilità che inevitabilmente si incontrano nell’analizzare l’esito degli studi all’interno di percorsi scolastici così differenti l’uno dall’altro in termini di contenuto formativo.
È necessario inoltre tenere presente che i licei, gli indirizzi tecnici e gli indirizzi professionali – come ampiamente ricordato in precedenza – sono frequentati da studenti che si differenziano in modo sostanziale per condizioni all’accesso (background familiare, genere, risultati scolastici precedenti, …).
A parità di condizioni all’ingresso, infatti, il confronto fra le tre tipologie di indirizzi in termini di riuscita scolastica porterebbe a risultati assai diversi: in termini di regolarità nel percorso scolastico complessivo (desunta dall’anno di nascita) le differenze si attenuerebbero notevolmente, mentre per quanto riguarda il voto di diploma i licei avrebbero in media i valori più bassi e le migliori prestazioni sarebbero attribuibili agli indirizzi professionali.

Tutto ciò porta a concludere che, nell’analizzare la riuscita negli studi per i diversi percorsi scolastici, è imprescindibile tenere in considerazione le caratteristiche iniziali con cui gli studenti affrontano ciascun indirizzo di studio superiore.
È infine opportuno sottolineare che gli effetti sulla riuscita scolastica appena documentati sono stati misurati su una popolazione che ha portato a termine gli studi secondari; AlmaDiploma, occupandosi dei diplomati, non esamina il fenomeno dell’abbandono scolastico.

Le opinioni degli studenti sull’esperienza scolastica
I diplomati si dichiarano piuttosto soddisfatti della propria esperienza scolastica. Per quanto riguarda la percezione dell’esperienza scolastica complessiva, 31 studenti su 100 sono decisamente soddisfatti e 51 su 100 moderatamente soddisfatti: dunque i diplomati che hanno espresso valutazioni positive sono complessivamente l’82 per cento.
Le opinioni sono risultate in generale favorevoli anche nei confronti degli insegnanti: il 79 per cento dei diplomati è soddisfatto della loro competenza, il 73 per cento della chiarezza espositiva, il 74 per cento della disponibilità al dialogo e il 62 per cento della loro capacità di valutazione.

Se tornassero ai tempi dell’iscrizione alla scuola superiore, 45 diplomati su 100 cambierebbero l’indirizzo di studio o la scuola Un elemento che sembra contrastare con la soddisfazione generalmente espressa dagli studenti è la proporzione dei diplomati che, se tornassero ai tempi dell’iscrizione alla scuola superiore, sceglierebbero un corso di studi diverso da quello che hanno appena concluso.
Infatti i diplomati nel 2009 che confermerebbero la propria scelta superano la metà (54 per cento), ma il 45 per cento degli studenti cambierebbe: 9 su 100 ripeterebbero il corso ma in un’altra scuola, 9 sceglierebbero un diverso indirizzo/corso della propria scuola e 27 cambierebbero sia scuola sia indirizzo.
I diplomati che cambierebbero corso e/o scuola sono il 48 per cento nei licei, il 42 per cento negli indirizzi professionali e il 41 nei tecnici.

Prospettive future: studio o lavoro?
Alla vigilia della conclusione degli studi secondari superiori, 65 diplomati su 100 intendono iscriversi all’università, 7 sono interessati ad attività di qualificazione al di fuori dell’università e 25 non intendono proseguire gli studi.
Complessivamente i diplomati che intendono iscriversi all’università sono spinti da tre motivazioni certamente non indipendenti l’una dall’altra: conseguire la laurea in modo da poter svolgere l’attività professionale di proprio interesse, approfondire i propri interessi culturali e avere in futuro un lavoro ben retribuito. La stragrande maggioranza (93 per cento) dei diplomati intenzionati ad immatricolarsi, infatti, ritiene decisamente importante almeno una di queste tre ragioni.
Le rimanenti motivazioni indicate nel questionario, che fanno riferimento ai contatti sociali offerti dalla condizione studentesca, al prestigio sociale associato alla laurea e alle difficoltà nel trovare lavoro per chi ha solo il diploma superiore, si sono rivelate di gran lunga meno importanti.
Come rilevato nei tre anni precedenti (2006-2008), nella scelta di andare all’università la prospettiva di un’attività professionale soddisfacente è risultata complessivamente la motivazione principale per i diplomati dei licei e per le ragazze; la retribuzione è la più importante per i diplomati tecnici; l’utilità della formazione universitaria per svolgere il lavoro d’interesse e l’approfondimento dei propri interessi culturali sono i principali obiettivi per i diplomati provenienti da un indirizzo professionale

Per quanto riguarda le prospettive professionali, quasi tutti i diplomati esprimono le proprie preferenze nei confronti delle caratteristiche del lavoro, delle aree aziendali e delle tipologie contrattuali.
I diplomati che andranno all’università – e quindi la quasi totalità dei liceali – rispondono riferendosi evidentemente ad eventualità lavorative che si potranno realizzare solo fra alcuni anni; in questo caso le aspettative professionali possono comunque riflettersi sulla scelta del corso universitario e dell’Ateneo in cui iscriversi. Hanno invece un impatto diretto le preferenze dichiarate dai diplomati che non intendono proseguire gli studi e pertanto entreranno presto nel mondo del lavoro.
La popolazione complessiva osservata esprime il massimo interesse per l’area aziendale marketing, comunicazione, pubbliche relazioni, l’area commerciale e vendite e l’area ricerca e sviluppo. Sebbene il mercato del lavoro tenda a chiedere flessibilità e inviti spesso i giovani a divenire “imprenditori di se stessi”, i diplomati cercano in particolare stabilità del lavoro e acquisizione di professionalità e gradiscono il contratto a tempo indeterminato più di qualsiasi altra tipologia contrattuale.
Preoccupante, a nostro parere, è lo scarso interesse per una professione coerente con gli studi e con i propri interessi culturali, manifestato in modo particolare proprio dai ragazzi che hanno concluso i percorsi tecnici e professionalizzanti.

AlmaDiploma
AlmaDiploma è la banca dati dei diplomati della scuola secondaria superiore per l’università, il mondo del lavoro e delle professioni. AlmaDiplomacontribuisce, mediante la documentazione raccolta, alla diffusione della cultura della valutazione nei sistemi formativi. Per le scuole che aderiscono al progetto, rappresenta già uno strumento indispensabile per operatori, insegnanti e studiosi che affrontano a qualsiasi titolo le tematiche degli studi superiori, della programmazione delle attività didattiche, dell’occupazione, della condizione giovanile.
AlmaDiploma promuove l’orientamento dei giovani che, alla conclusione della scuola secondaria superiore, stanno per compiere una scelta decisiva per il loro futuro. Infine, favorisce, per i giovani che non intendono proseguire gli studi dopo il diploma superiore, un positivo inserimento professionale.

Per saperne di più
Per maggiori informazioni, Progetto AlmaDiploma e consultare tutti i documenti, visita il sito www.almadiploma.it.

Consulta l’indagine completa di AlmaDiploma Prima e dopo il diploma – 2009.

Consulta l’indagine di AlmaDiploma Il profilo dei diplomati – 2009.

Consulta l’indagine di AlmaDiploma La condizione occupazionale dei diplomati – 2009.

Data: 28/12/2009
Fonte: AlmaDiploma

Torna su 

 

STUDENTI PENTITI

“Le superiori? Non rifarei le stesse scelte”. Tra i ragazzi che hanno superato la maturità nell’estate del 2011, la metà tornerebbe indietro per seguire un altro corso di studi o andare in una scuola diversa. Tra le ragioni il desiderio di ritrovarsi meno impreparati per il mercato del lavoro. I risultati dell’indagine di AlmaLaurea su 30 mila diplomati

Scelte importantissime e cruciali, da meditare e ripensare a lungo. Quelle sui percorsi nell’istruzione sono tra le più difficili da compiere e tra le più decisive per i propri destini. Spesso arrivano molto presto e in aggiunta, con il passare del tempo, le si vorrebbe cambiare. Capita a tanti di pensarla così. Soprattutto quando l’incontro con la realtà fa vedere le cose sotto una luce inattesa.
I ragazzi che hanno superato la maturità, se potessero, non frequenterebbero la scuola in cui sono stati per cinque anni. Preferirebbero concedersi un’altra chance. Meglio tornare indietro e studiare altre cose e ritrovarsi più preparati all’incontro con l’università e con il mondo del lavoro.
Il fenomeno sembra diffuso e quelli più pronti a rimettere indietro le lancette del tempo e prendere un altro sentiero sono quelli usciti dai licei (il 48 per cento). Se ne trovano un po’ di meno, ma davvero di poco, tra quelli che hanno superato la maturità ai professionali (il 45 per cento) e ai tecnici (il 43 per cento).

La prima indagine ha coinvolto quasi 30 mila diplomati di 246 istituti scolastici concentrati soprattutto in Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Sardegna, Toscana e Lazio e in altre otto Regioni. “Le due indagini – spiega il professor Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea – forniscono gli strumenti per una valutazione quantitativa della qualità della preparazione dei nostri giovani. Quello che viene presentato è da un lato un modello positivo da estendere a livello nazionale, ma anche un prezioso strumento già utilizzabile per orientare la programmazione scolastica e le scelte degli studenti nel passaggio dalla scuola all’università o al mondo del lavoro”.

Per lo più i ragazzi che si dicono molto soddisfatti della propria esperienza scolastica sono il 32 per cento. Per un altro 54 per cento, si tratta invece di un appagamento moderato. Tante sono le ragioni che spingono a voler rimescolare le carte dei propri anni scolastici. Alcune pesano però più di altre. Quasi quattro su dieci, in questa scuola ideale che è possibile frequentare solo grazie a una macchina del tempo, seguirebbero studi incentrati su discipline diverse da quelle con cui si sono dovuti misurare quotidianamente.
Ma non c’è solo l’anelito verso qualcosa di più affine ai propri orientamenti e talenti. Molti di loro pensano che sarebbe stata necessaria una scelta diversa in vista di quello che il mondo del lavoro pare offrirgli in misura molto esigua.
Il 25,3 per cento tornerebbe indietro proprio per preparasi meglio all’incontro con l’universo mutevole e complesso dell’occupazione. Uno su sei invece sente che quello che ha studiato in classe non gli ha fornito la giusta preparazione per l’università.

L’obiettivo della laurea e il condizionamento delle superiori. Difficile dire se questo pentimento relativo alle scelte passate renda più consapevoli sulla difficoltà delle scelte presenti e future, soprattutto in momenti di trasformazione e di crisi così radicali come quelli di oggi. Ad ogni modo, il 61 per cento dei ragazzi, di fronte alla scelta dopo la maturità ha puntato al percorso universitario.
Le decisioni sono molto diverse a seconda delle superiori di provenienza. Nel caso del liceo classico e del liceo scientifico si punta alla laurea in percentuali vicino al novanta per cento. All’altro estremo ci sono invece gli studenti degli indirizzi professionali dove meno di un terzo decide di fare lo stesso.
Poco meno di un terzo di tutti gli studenti non intende proseguire gli studi mentre poco meno del dieci per cento si dice interessato a attività di qualificazione diverse da quelle universitarie.

Tra i tanti che hanno scelto di iscriversi a un ateneo, più di un quinto dei diplomati del 2010 ha scelto un corso di laurea nell’area economico-sociale, il 21 per cento ha invece puntato su un percorso nell’area umanistica, mentre il 18,5 per cento ha preferito una facoltà di ingegneria o architettura.
Ma per qualcuno, anche in questo caso, le scelte fatte non si sono dimostrate vincenti e il sei per cento ha lasciato l’università alla fine del primo anno mentre un altro cinque per cento ha cambiato corso o ateneo.

Dall’indagine relativa alle scelte compiute da diplomati del 2010 e del 2008, emerge che a un anno dalla maturità il 20 per cento ha un impiego mentre poco più di un sesto è alla ricerca di un lavoro. Tra i dati, quello a destare più preoccupazione, è quello relativo al tasso di disoccupazione, davvero alto, tra i diplomati professionali che raggiunge il 40 per cento. Fra i tecnici è il 31 per cento e, in particolare, per i tecnici industriali è il 28 per cento.
Quasi quattro su dieci dei diplomati che lavorano affermano di non sfruttare in alcun modo le competenze apprese durante gli anni scolastici. Solo il venti per cento di loro ritiene di farne un uso elevato mentre un altro 43 per cento ritiene che c’è una relazione molto contenuta tra quanto studiato e quello che fa. Quanto alla paga, non c’è forse da sorprendersi purtroppo, che a un anno dal diploma rimane ferma a 980 euro al mese e dopo tre anni sale appena di cento euro.

Scarica il comunicato stampa di AlmaLaurea che presenta l’identikit di quasi trentamila diplomati 2011 e racconta cosa avviene dopo, a uno e tre anni dal diploma.

• AlmaOrientati. Conoscere e valutare: orientamento alla scelta universitaria
AlmaOrièntati è un percorso di AlmaDiplomiarticolato in quattro tappe:

1.Individua i tuoi punti di forza
2.Conosci il sistema universitario e il mercato del lavoro? Prendi confidenza con alcune delle loro caratteristiche.
3.Cerca il tuo corso di studio. Individua i corsi di laurea in base alle materie di studio che più ti piacciono.
4.Che cosa vuoi fare da grande? Sei una formica ambiziosa o un aquilotto alpino? Valuta le tue aspirazioni lavorative per scegliere meglio il percorso universitario.

Alla fine ti sarà restituito un profilo personalizzato. È orientativo, naturalmente! Ricorda che nessuno può dirti con assoluta certezza qual è la scelta migliore per te. Rispondendo alle domande, potrai ricevere alcuni suggerimenti che ti saranno utili per prendere una decisione, magari consultando l’ufficio orientamento della tua futura Università.

Inizia il percorso di AlmaOrientati.

Torna su

 

GENERAZIONE NEET

Una moltitudine di giovani inattivi, apatici per scelta o per mancanza d’alternative rappresentano un peso non indifferente sullo scenario economico che li circonda. Se fosse integrata nel tessuto sociale e produttivo, la generazione Neet – quella che non studia, non lavora e non fa nient’altro (Not in Education, Employment or Training) – contribuirebbe a far crescere dell’1,2% il Pil del Vecchio continente e di circa il 2% quello italiano.
Il termine Neet è usato per descrivere le persone giovani che non sono impegnati in una qualche forma di occupazione, istruzione o di formazione. L’espressione Neet è entrata nel dibattito politico negli ultimi anni a causa dell’impatto sproporzionato della recessione sui giovani (sotto i 30 anni). Il tasso di disoccupazione per gli under 30 in Europa è quasi il doppio del tasso medio.
Su scala europea, l’assenza dalla “società attiva” di questi giovani “a spasso” corrisponde a una perdita economica stimata per il 2011 in 153 milioni di euro. Una cifra importante e soprattutto in netta crescita: il 28% rispetto al 2008. I numeri emergono da una ricerca di Eurofound, la fondazione dell’Unione europea specializzata nella consulenza sui temi del lavoro e delle condizioni di vita. Secondo l’istituto, nei paesi Ue (esclusa Malta per l’assenza di dati affidabili), i giovani tagliati fuori da tutto sono 14 milioni.
Un dato in salita: nel 2008 i ragazzi fra i 15 e i 24 anni con lo status di Neet erano l’11%, tre anni dopo sono arrivati a quota 7,5 milioni (13%); mentre i restanti 6,5 milioni hanno fra i 25 e i 29 anni e sono passati dal 17 al 20%. La tendenza è influenzata dalle difficoltà della crisi economica, confermata dai numeri sulla disoccupazione giovanile: l’anno scorso solo il 33,6% dei giovani aveva un lavoro, la cifra più bassa mai registrata, e in termini assoluti si è arrivati a quota 5,5 milioni, circa il 21% contro il 15% del 2007. Tuttavia, i dati sulla generazione Neet e sui disoccupati non sono immediatamente comparabili: i primi si calcolano su tutta la popolazione giovanile, i secondi solo su quella economicamente attiva.

Tassi di Neet in tutta Europa

 

Sono circa 14 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non fanno nient’altro in tutta l’Ue. Tuttavia, i tassi variano notevolmente da a circa il 5,5% dei 15-24 anni nei Paesi Bassi al 22,7% in Italia.

Le conseguenze della generazione Neet sul quadro economico non hanno la stessa portata ovunque. Nel nostro Paese la quota di Pil “mancato” è del 2,06%, non il valore più alto in termini percentuali, ma al primo posto in termini assoluti: 32,6 miliardi di euro. A seguire Francia (22 miliardi), Regno Unito (18), e Spagna (15,7). In termini relativi, il primato spetta alla Bulgaria, dove la mancata integrazione dei Neet nei circuiti economici ed educativi rappresenta il 3,31% del Pil, seguita da Grecia (3,28%) e Irlanda (2,77%).
In Europa la quota dei giovani Neet non è ripartita in modo omogeneo nelle varie aree geografiche. Ci sono paesi più virtuosi con un tasso inferiore al 7% (Olanda e Lussemburgo) e c’è un gruppo di testa con percentuali più alte, oltre il 17%. In questa seconda categoria rientra l’Italia con circa 2 milioni di Neet fra i 15 e 29 anni (il 22,7%), dato che cresce fino a 3,2 milioni se si apre la forbice fino ai 34 anni e colloca il Belpaese nel blocco dei peggiori in compagnia di Grecia, Irlanda, Bulgaria, Romania e Spagna.
Nell’indagine di Eurofound si tenta anche un’analisi dei costi sociali e del disagio derivante, e si traccia anche un ritratto dei soggetti a “rischio Neet”. Emerge uno scenario in cui un ragazzo con bassi livelli di scolarizzazione ha delle probabilità di finire nella categoria dei Neet tre volte superiori a un coetaneo con un’istruzione secondaria. Un rischio che aumenta fra i giovani immigrati, fra quelli con problemi di salute o forme di disabilità, oppure immersi in ambienti familiari difficili e con redditi bassi, spesso residenti in aree periferiche più arretrate.

Il costo economico per la società dei Neet

Il costo economico della mancata integrazione dei Neet è stimata in oltre 150 miliardi di euro, ovvero 1,2% del Pil europeo nel 2011. Alcuni paesi, come la Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia e Polonia stanno pagando il 2% o più del loro Pil.
Ma il costo economico non è l’unico. I Neet sono a più alto rischio di essere socialmente e politicamente alienati. Hanno un livello più basso di interesse e di impegno nella politica e più bassi livelli di fiducia. Anche nei paesi in cui Neet sono più politicamente impegnati (come la Spagna) non si identificano con gli attori principali.

Tratto da: Eurofund, Young people and ‘NEETs’, ottobre 2012.

Torna su 

Share

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*