Migliorare la memoria

Ci sono persone in grado di recitare la Divina Commedia a occhi chiusi. Questi “fenomeni” suscitano spesso uno stupore sproporzionato, se consideriamo che ciascuno di noi può arrivare, potenzialmente, agli stessi risultati.
La memoria, infatti, come i muscoli, si sviluppa con l’allenamento. Le procedure di memorizzazione che presentiamo in queste schede sono concepite per aiutare gli studenti nello studio quotidiano.  Non è un caso: nessuno più degli studenti deve fare i conti ogni giorno con le capacità e i limiti della propria memoria. Sommario degli stadi d’allenamento della memoria:

- ripartire il lavoro mnemonico in momenti diversi;
– ripetere ad alta voce;
– essere ottimisti (“Lo ricorderò! Lo ricorderò!”);
– organizzare il materiale in uno schema funzionale;
– interrogarsi e mettersi alla prova più volte;
– eccedere nella preparazione;
– utilizzare agganci, parole-chiave e frasi in rima;
– utilizzare schemi e rappresentazioni grafiche;
– studiare prima di dormire e al risveglio.

RIPARTIRE IL LAVORO MNEMONICO > ESSERE OTTIMISTI > RIPETERE AD ALTA VOCE > ORGANIZZARE IL MATERIALE IN UNO SCHEMA FUNZIONALE > INTERROGARSI E METTERSI ALLA PROVA PIÙ VOLTE > TRUCCHI DEL MESTIERE > STUDIARE PRIMA DI DORMIRE E AL RISVEGLIO >

 

RIPARTIRE IL LAVORO MNEMONICO

Più tempo studi e più cose ricorderai. Se questo fosse vero, chiunque riesca a restare curvo sui libri per ventiquattro ore ininterrotte avrebbe la certezza di ottenere il massimo dei voti … e perché non studiare senza pause per due giorni interi? In tal caso otterremo risultati positivi? Questo paradosso mostra con evidenza che prolungare il tempo dello studio non è necessariamente garanzia di successo. Il cervello, proprio come i muscoli, si stanca, e quando è troppo affaticato rende meno.
A questo bisogna aggiungere che la ritenzione della nostra memoria comincia a calare dopo circa due ore di studio. Per questa ragione, il consiglio degli esperti è ripartire il lavoro mnemonico in sessioni di circa due ore, inframmezzate da pause durante le quali è meglio pensare ad altro, distrarsi. Ma la memoria non si stimola solo con il riposo… anche se questo farebbe piacere alla maggior parte degli studenti.
Nello studiare è opportuno stabilire una di tabella di marcia del ripasso. Infatti, solo rivisitando le nozioni assimilate a intervalli più o meno regolari riusciremo a rafforzare la memoria.
Il ripasso scandito nel tempo, inoltre, ci aiuterà a trasferire i ricordi dalla memoria a breve termine (cosa hai mangiato ieri?) a quella a lungo termine (cosa hai mangiato il 21 marzo dell’anno scorso?).
Un bel passo avanti, se si considera che, dopo tutte le interrogazioni, dovremo sottoporci agli esami finali. Uno schema d’apprendimento ben strutturato dovrebbe comprendere momenti di ripasso:

- immediatamente (mettendo al lavoro la memoria a breve termine);
– dopo la prima ora;
– dopo una notte di sonno (alla quale non bisognerebbe mai rinunciare prima di una prova);
– dopo una settimana;
– dopo un mese. 

Data: 18/01/2007
Fonte: Redazione

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ESSERE OTTIMISTI

È quello che dicono tutti, al punto che può sembrare una banalità ripeterlo, ma secondo gli esperti avere un atteggiamento positivo nei confronti delle nostre capacità mnemoniche può aiutarci a ricordare di più e meglio.
Dopotutto siamo perfettamente in grado di ricordare ciò che ci piace: il testo di una canzone, i nomi degli attori, i numero telefonici dei nostri amici. In questi casi non siamo vittima dell’ansia di memorizzare, cosicché ricordiamo più facilmente. 

Data: 18/01/2007
Fonte: Redazione

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RIPETERE AD ALTA VOCE

Il suono della nostra stessa voce agisce come un punto di riferimento per la memoria, senza contare che, esponendo la lezione a noi stessi ci impegniamo ad esprimere i concetti con chiarezza, cosa che gli insegnanti non mancheranno di apprezzare. Udire la propria voce non è che uno dei sistemi applicabili per sensibilizzare la memoria.
Più sensi chiamiamo in causa nello studiare, meglio è.

- Possiamo “vedere” ciò che studiamo visualizzandolo mentalmente;

- Possiamo interrogarci ad alta voce, come se fossimo insegnanti, e rispondere, sempre ad alta voce; soprattutto se ci appoggiamo a un compagno di studi, che poi farà altrettanto; – Possiamo scrivere le risposta, piuttosto che “recitarle” oralmente;

- Possiamo ripetere l’intera procedura, finché non saremo ragionevolmente sicuri di padroneggiare la lezione.

Secondo alcuni esperti è possibile stimolare la memoria anche per mezzo dell’olfatto. Come? Tenendoci vicina, quando studiamo, una fragranza gradevole e portandola con noi in sede di interrogazione. 

Data: 18/01/2007
Fonte: Redazione

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ORGANIZZARE IL MATERIALE IN UNO SCHEMA FUNZIONALE

Gli individui che fanno sfoggio di grandi capacità mnemoniche (ad esempio quelli che sono in grado di rammentare lunghe serie di numeri) usano uno stratagemma semplice quanto funzionale: trovano, cioè, uno schema o una relazione fra gli elementi da ricordare, che, da puri componenti scollegati diventano in un certo senso tessere di un mosaico.
Secondo gli psicologi cognitivisti questi schemi, per essere davvero efficaci, non dovrebbero includere più di sette informazioni.  

Data: 18/01/2007
Fonte: Redazione

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INTERROGARSI E METTERSI ALLA PROVA PIÙ VOLTE

Problema: dobbiamo memorizzare una lunga lista di definizioni entro domani. Prima soluzione: la leggiamo a più riprese dall’inizio alla fine. Seconda soluzione: scriviamo a più riprese la lista dall’inizio alla fine e la ripetiamo, diverse volte, a voce alta (sempre dall’inizio alla fine). Ma queste strategie non sono le più efficaci.
Per memorizzare meglio e più a lungo la lista, dovremmo mettere in moto un processo di autovalutazione così composto:

- memorizziamo il primo punto;
– continuiamo con il secondo e memorizziamolo;
– ripetiamo il primo e il secondo punto a memoria (quando siamo certi di saperli, passiamo al terzo);
– memorizziamo la terza definizione e ripetiamo la prima, la seconda e la terza;
– continuiamo in questo modo fino alla fine.

Ripassiamo, ripassiamo, ripassiamo. Il ripasso è come la pubblicità: più volte ci tocca, più ricordiamo. Quindi ripassiamo più volte le lezioni, in modo che siano “a portata di mano” non solo per le interrogazioni dell’indomani, ma per tutto l’anno e, infine, per l’esame conclusivo.
E se stiamo studiando matematica ripetiamo lo schema o l’esempio almeno cinque volte, per capire bene il procedimento corretto.  

Data: 19/01/2007
Fonte: Redazione

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TRUCCHI DEL MESTIERE

Sfruttiamo il suono della parole mettendole in correlazione in modo che “suonino bene”. Un po’ di armonia aiuta la memoria. Possiamo utilizzare filastrocche (l’esempio classico è cantilena dei mesi: “Trenta dì ha novembre, con april, giugno e settembre”) e le rime.
Giocando con le parole, possiamo creare acronimi (vocaboli composti dalle iniziali di altri vocaboli). Ad esempio, per ricordare i grandi laghi italiani, teniamo a mente l’acronimo MAGICO, composto dalle prime lettere di MAggiore, Garda, Iseo, Como.
Ma, attenzione, non è detto che l’acronimo debba obbligatoriamente avere un senso compiuto. Se lo costruiamo allineando in ordine casuale le iniziali dei termini da ricordare, è evidente che otterremo una parola dalla sonorità alquanto insolita.
Ma non è detto che questo sia uno svantaggio. Le cose strane, in genere, si impongono meglio all’attenzione (prima) e alla memoria (dopo).

Studiare aiutandosi con grafici, schemi e “disegnini” è di grande stimolo per la nostra memoria. Quando possibile, dovremmo visualizzare ciò che stiamo studiando in una forma ordinata.
Fra i vari esempi di schemi adottabili, ricordiamo: – le rette tagliate da segmenti che rappresentano rispettivamente la linea del tempo e le date storiche che la incrociano;

- gli schemi ad albero (ogni ramo corrisponde a una informazione);
– i diagrammi di flusso (si usano spesso per risolvere problemi di matematica);
– i diagrammi a forma di sole od orologio, di grappolo ecc.

Infine vale la pena di rimarcare il metodo degli antichi, ossia dei “loci” (luoghi). Esso consiste nell’associare mentalmente i passi di un lungo discorso alle stanze della casa in cui venivano declamati durante la fase preparatoria.
Una applicazione pratica di questa tecnica consiste nell’associare i concetti principali del capitolo studiato a immagini mentali di oggetti noti e perfino a noi cari. 

Data: 18/01/2007
Fonte: Redazione

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STUDIARE PRIMA DI DORMIRE E AL RISVEGLIO

Ripeterlo non sarà mai superfluo: per ricordare meglio e più a lungo non dobbiamo stancarci di ripassare. La sera, prima di andare a letto, e il mattino, prima di andare a scuola, sono secondo gli esperti i momenti più proficui in termini di memorizzazione.
Durante la notte, infatti, il nostro cervello continua a elaborare le informazioni instillatevi in serata (a questo scopo, mentre ripassiamo è consigliabile evitare fonti di distrazione quali Tv o musica). Al mattino, appena svegli, consolideremo in memoria le informazioni con una veloce rilettura dei punti essenziali. 

Data: 18/01/2007
Fonte: Redazione

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3 Responses to Migliorare la memoria

  1. Tutto con il Pc on 18 marzo 2012 at 00:17

    Questo articolo mi è stato davvero utile. Questi consigli sono davvero efficaci!
    Da quanche mese sono interessato alle tecniche di memoria. Essi sono davvero efficaci.
    Grazie per l’articolo

    Rubel

  2. Valeria on 29 marzo 2012 at 19:09

    Mi rispecchio in questo metodo e ringrazio chi li ha scritti perchè in un mio momento di stress stavo per dimenticare come pormi dinanzi allo studio e trarne buoni vantaggi.

  3. aiace on 8 giugno 2013 at 22:34

    Complimenti per l’articolo. Semplice, conciso ma che al tempo stesso racchiude un messaggio dettato dal buon senso e non dal marketing di certi guru delle mnemotecniche.

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