Nuova migrazione

Qualità del lavoro e impatto della crisi tra i lavoratori immigrati, realizzata dall’Associazione Bruno Trentin-Isf-Ires della Cgil,  è una ricerca che analizza gli effetti della crisi economica sulla condizione lavorativa dei migranti.
Per l’85% degli intervistati, la crisi ha apportato dei peggioramenti nella condizione lavorativa. La risposta più frequente alla domanda ‘quali sono stati gli effetti della crisi sul tuo lavoro?’ è stata che le retribuzioni si sono abbassate (31,5%).
Il dato è reso ancora più esplicito dal fatto che la seconda risposta più gettonata è che sono diminuite le giornate di lavoro (25,5%). Ma, se da una parte il lavoro sta diventando meno retribuito e più discontinuo, dall’altra le condizioni di lavoro si fanno più rischiose (19,1%) e gli orari più lunghi (22,2%). Inoltre, una parte degli intervistati sente che la crisi sta provocando una più generale perdita dei diritti (12,8%) e aumentando il ricorso al lavoro irregolare (12,1%).
La crisi, oltre ad avere avuto un forte impatto sul lavoro, sta, secondo la ricerca, producendo dei cambiamenti importanti anche in altri aspetti della vita dei migranti. Il 94% degli intervistati ha dichiarato che la crisi ha portato dei cambiamenti nel loro modo di vivere. Tre in particolare sono le strategie di risposta registrate dall’indagine: una prettamente economica, una legata al lavoro e una alla sostenibilità dello stesso progetto migratorio.
Il primo effetto, quello di natura economica, raccoglie complessivamente il 76,3% delle risposte ed è composto dalla riduzione dei consumi (62,3%) e il bisogno di chiedere un prestito (14%). Le ricadute sul lavoro riguardano la necessità di accettare qualsiasi tipo di lavoro (23,5%) e quello di dover fare più lavori (12,7%). Infine, il dato sul cambiamento del progetto migratorio raccoglie complessivamente il 44% delle risposte ed è composto dalla impossibilità di inviare le rimesse ai familiari nei paesi d’origine (16,8%), dai mancati processi di ricongiungimento (11,9%), dal fatto che parenti stretti siano stati costretti ad emigrare nuovamente (9,4%) e dall’esigenza di far lavorare membri della famiglia che altrimenti non avrebbero lavorato (5,9%). Inoltre, alla domanda diretta ‘vista la condizione attuale, pensi di dover emigrare ancora?’, ha risposto in maniera affermativa il 45,6% degli intervistati.
Quasi un immigrato su due, dunque, pensa di dover affrontare una nuova migrazione. Ma quali sono maggiori timori legati a questo difficile momento congiunturale tra i migranti? Solo il 2,3% degli intervistati ha dichiarato che non è spaventato dalla crisi. In generale, la grande paura degli immigrati è quella di perdere o non trovare lavoro (80%). Il tema del lavoro viene ripreso anche sotto altri aspetti: da un lato, c’è una percentuale pari al 16,5% delle risposte che indica la paura di dover lavorare in condizioni peggiori (ulteriore allungamento dell’orario, rischi per la salute); dall’altro, il 10% circa teme di dover lavorare in nero.
Le paure più legate alla sfera dei diritti e dell’integrazione sono le meno sentite tra i lavoratori immigrati. Circa il 10% delle risposte riguarda il timore di diventare più ricattabili e quindi far valer meno i propri diritti, così come poco meno del 10% delle risposte indicano il timore di una recrudescenza del razzismo o della xenofobia.

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