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Per Confartigianato ci sono troppe tasse e una spesa pubblica fuori controllo.
La prima vittima del dissesto finanziario statale sarebbero le imprese, sui cui conti grava una pressione fiscale del 53,7%. Tra il 2000 e il 2012 la spesa pubblica italiana è aumentata di 250 miliardi, alla straordinaria velocità di crescita di oltre 2 milioni di euro all’ora.
Negli ultimi 18 anni si sono succedute 5 proposte di riforma fiscale ma, contemporaneamente, il peso delle tasse è cresciuto di oltre 4 punti, passando dal 40,8% del Pil nel 1994 al 45,1% nel 2012. E, al netto dell’economia sommersa, la pressione fiscale effettiva è lievitata al 53,7%. Si tratta di numeri impressionanti: basti pensare che quest’anno il Pil cresce di 8 miliardi, le entrate fiscali di 46.
Sul costo del lavoro il fisco pesa per il 47,6%.
Le imprese italiane bruciano in burocrazia 23 miliardi l’anno; ogni azienda spreca 86 giorni l’anno in pratiche amministrative. Tra il 2000 e il 2012, segnala ancora il presidente di Confartigianato, la spesa pubblica italiana è aumentata di 250 miliardi, alla straordinaria velocità di crescita di oltre 2 milioni di euro all’ora. E intanto le imprese attendono ancora 100 miliardi dallo Stato e da altre aziende, a causa dei ritardati pagamenti.