Strategie per cercare lavoro

Giovani under 35 in cerca di lavoro; la loro situazione  è stata oggetto di un’audizione presso la Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati in cui è stata presentata un’indagine conoscitiva sulle misure per fronteggiare l’emergenza occupazionale e in particolare la disoccupazione giovanile. Gli autori dell’indagine sono stati Emanuele Baldacci, direttore del dipartimento per l’integrazione, la qualità e lo sviluppo delle reti di produzione e ricerca dell’Istat e Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento per le statistiche sociali ed ambientali.
Tra gli elementi emersi dall’indagine sono stati evidenziati gli strumenti di primo accesso al mercato del lavoro. Un mercato sempre più asfittico e problematico, basti pensare ai dati resi noti oggi dall’Ocse (oltre la metà dei lavoratori italiani under 25, il 53 per cento, ha un lavoro precario).
Nel 2012, secondo i dati Istat, i disoccupati con meno di 30 anni hanno compiuto più azioni per cercare lavoro rispetto a quanto avevano fatto nel 2008. Più cresce il grado di istruzione, e più cresce l’intensità della ricerca. L’Istat sottolinea come la ricerca dei un impiego da parte dei più giovani rimane comunque affidata ai canali informali. La gran parte di loro (il 77,6 per cento) quando deve cercare un posto, si rivolge alla rete di amici, parenti e conoscenti.
Questo fenomeno è in aumento, infatti, rispetto al 2008 la quota è crescita di quasi quattro punti percentuali. Ai contatti, amicali o familiari, ci si rivolgono in maggior numero gli uomini, più che le donne, e lo fanno soprattutto quelli che hanno un titolo di studio più basso.

La scelta del canale informale sembra pagare. E’ infatti questo il percorso che gli occupati indicano come la strada che più di altri gli ha permesso di trovare impiego. Il 44 per cento degli under 30 ha trovato un impiego grazie alla rete di parenti e amici e il 26 per cento grazie a una diretta richiesta a un datore di lavoro. Significative differenze, a ogni modo, si riscontrano al variare del titolo di studio.
Tra i laureati pesano anche la segnalazione di una scuola, dell’università o di centri di formazione (10 per cento) e la quota di chi ha avuto successo nella ricerca ricorrendo alla rete informale scende al 23 per cento. Ma non solo contatti. I giovani provano più canali possibili.
Il 74,6 per cento invia curriculum alle imprese con cui vorrebbe lavorare e il 62,2 per cento naviga su Internet alla ricerca di possibili offerte di impiego, molto più di quanti non fossero nel 2008 (42,2 per cento). Diventa sempre più marginale invece l’opzione dei concorsi pubblici (solo il 6,4 per cento) soprattutto come conseguenza del blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Solo l’1,4 per cento degli under 30 ha trovato un posto grazie ai centri per l’impiego.

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